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Steel life

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Quando si parla di acciaio, torna nella nostra mentre il concetto di una tecnologia fredda e imbarazzante. Indipendentemente dal trend di riferimento, l’acciaio ne occupa sempre la parte più estrema ed estremista, quella accessibile solo a pochi intenditori.

Nel paesaggio trans-modernista della contemporaneità, esso è rientrato prepotentemente sulla scena. Dalle pesanti lastre che caratterizzavano certe realizzazioni d’anteguerra, ha perso matericità: ora ha conquistato un’insolita leggerezza grazie alle tecnologie di lavorazione come il tagli al laser e le tecniche di curvatura digitale.

La lavorazione della sua superficie può variare dalla lucidatura alla spazzolatura, dalla sabbiatura all’ossidazione controllata. Ma anche in questo caso il fraintendimento è dietro l’angolo. Spesso si confonde – per semplice disinformazione – l’effetto della cromatura (dal colore pressoché neutro e dalla valenza assolutamente specchiante) con l’acciaio lucidato a vista. Tutto sommato, questa distinzione non ci interessa. In ogni sia versione, l’acciaio consente di allestire degli spazi di grande impatto espressivo. Le nuove forme fluide ci fanno immaginare il techno-organicismo e la proiezione verso il futuro.

Dopo una sopravvivenza nelle zone più tecniche del design di prodotto, si riaffaccia negli spazi interni annullando la distinzione tra decorazione applicata e materiale costruttivo.

L’acciaio è il materiale che meglio esprime la globalizzazione del gusto e degli stili. Mentre negli Stati Uniti rinnova una tradizione consolidata fin dagli anni ‘30, alle nostre latitudini si rivela un materiale duttile e generoso al pari delle plastiche.

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