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Superficie, non superficialità

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La notorietà di Vincenzo De Cotiis coincide sostanzialmente con l’inaugurazione dell’hotel Straf di Milano, di cui ha curato la progettazione degli interni. Quello spazio conteneva – e contiene tutt’oggi, visto che rimane uno degli alberghi “di design” di maggior successo nel capoluogo lombardo – un approccio del tutto nuovo rispetto alla manipolazione dei materiali. Legno, malte, ottone e resine sono stati sottoposti a trattamenti chimici e meccanici fino ad allora inconsueti: acidature, abrasioni, stampaggi a pressione, acquerellature. Dai materiali, De Cotiis ricava nuove risorse texturali e linguistiche. Tutto è delabré, sottoposto ad artificializzazioni tali da ricordare le forze della materia naturale.

De Cotiis inventa dall’esistente, lo fa evolvere, lo trasforma. Anche quando crea arredi assemblando parti di mobili degli anni ’40 e ’50 di scarso pregio: li fa risorgere, creando individui decisamente nuovi nella forma e nella tipologia. Insomma usa le parti del vecchio mobile come materiale grezzo, in attesa di interpretazione.

E anche quando si accinge a creare arredi ex-novo (ad esempio per Ceccotti), il suo senso della materia rude e corposa rimane inalterato.

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