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Tra rigore e biomorfismo

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Nonostante l’età relativamente giovane – è nato nel 1964 – Greg Lynn ha già occupato una posizione nel panorama dell’architettura americana contemporanea. Sicuramente efficace è stato il suo tirocinio nello studio di Peter Eisenmann, dal quale ha imparato, a quanto pare, una visione s-regolata del progetto. Ma Lynn parte dal Decostruttivismo per cercare un nuovo “ordine”: le forme curve generate dal calcolo digitale.

Delle forme bioniche ha fatto non solo il proprio cavallo di battaglia, ma anche la propria forza pionieristica, poiché Lynn è stato fra i primi ad avventurarsi nel mondo del “blob”. Tant’è che, già nel 1999 pubblica il libro “Animate Form”, che all’epoca suonava come la fine del minimalismo…

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Tuttavia, la Bloom House, che è fra le sue opere più recenti, non fa dell’organicismo uno stile ossessivo e pervasivo. La sua composizione si gioca su un abile ed elegante contrappunto fra una stereometria generale piuttosto rettilinea e sobria – in realtà è una scatola bianchissima e perfino rigida – e delle presenze interne biomorfe.

Non vi sono eccessi o esibizionismi. Gli arredi sono quasi degli elementi-totem, secondo uno stile tanto caro al Post-Modern statunitense. Molti pezzi sono stati disegnati dallo stesso Lynn, ma si interfacciano con opere d’arte sulla stessa lunghezza d’onda, come le sculture di Jeff Koons o le lampade di Tom Dixon.

Ne risulta un ambiente contemporaneo, colto, che strizza l’occhio al Pop.

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