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Tra surrealismo e pop: il divano Bocca di Studio65

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Nacque un po’ per caso, il divano Bocca, dalla matita del collettivo di quattro giovani architetti torinesi dello Studio65 nel 1970. Per un gioco di associazioni mentali e coincidenze, il gruppo creò un pezzo di arredamento destinato ad entrare nella storia del design e che dette poi origine a tanti altri oggetti di culto.

La cliente del momento di Studio65 era una sensuale signora bionda, dalle labbra sempre dipinte di rosso e, nel pensare a come soddisfare le sue richieste, Franco Audrito, uno dei quattro, si ricordò di un quadro surrealista che gli era stato mostrato durante le vacanze: il ritratto di Mae West, in cui, le labbra dell’attrice erano disegnate come un divanetto. Di lì, nacque l’idea di rendere quell’oggetto il simbolo della committente. Quel divano era indiscutibilmente destinato a diventare un’icona e omaggiava il maggior esponente dell’arte surrealista e, allo stesso tempo, la sensualità femminile.
 
Non appena fu realizzato, lo acquistò la storica casa di design Gufram, oggi di proprietà del gruppo Poltrona Frau. Attrasse l’attenzione di una redattrice di Vogue Casa e, debuttando sulle pagine dell’autorevole rivista, nacque la stella: il divano si chiamava Marilyn, come la Monroe, altra icona del cinema e della bellezza.

E’ ancora oggi oggetto di culto e come potrebbe non esserlo? Racchiude in sé tutte le caratteristiche della cultura Pop: dettagli esagerati, stereotipo, ironia, colore vivace, erotismo e stupore. Ed è impossibile che passi inosservato.

C.C.

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