Una galleria d’arte ricavata da un sexy shop illegale | Architetto.info

Una galleria d’arte ricavata da un sexy shop illegale

Giappone, club illegali e arte: quando gli architetti sanno trasformare il brutto in bello. Il caso Persimmon Hills Architects

© Kenta Hasegawa
© Kenta Hasegawa
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Gli spazi espositivi per l’arte sganciati dal concetto di sterminati impianti museali sono tra gli ultimi approdi per la creatività architettonica. Ne danno un esempio Yusuke Kakinoki e Shuhei Hirooka dello studio Persimmon Hills Architects.

In occasione dell’edizione 2016 del festival Koganecho Bazaar (la rassegna annuale di arte contemporanea di Yokohama) il duo giapponese ha dato nuova vita e soprattutto nuova forma a un minuscolo edificio della città, con un progetto chiamato “Cut in Koganecho” destinato a ospitare la personale di uno degli artisti del festival.
Non si tratta di un edificio qualsiasi. La residenza per l’artista affidata alle mani degli architetti era infatti un Chonnoma, un sex club giapponese… illegale.

«Siamo stati spinti e ispirati da due motivi fondamentalmente. Il primo riguarda la voglia di convertire uno spazio dall’accezione negativa, uno spazio nascosto alla città, in qualcosa di positivo e fruibile normalmente. Il secondo motivo invece riguarda la possibilità di rendere uno spazio così piccolo più invitante anche a costo di tagliare ulteriormente gli ambienti», dichiara Yusuke, riferendosi proprio in quest’ultimo caso al nome del progetto.
Con una superficie incredibilmente esigua di 20 metri quadri a doppia altezza, l’ardua impresa invece risulta molto fluida e naturale.

L’area è stata tagliata in diagonale da un pannello alto fino al soffitto, dotato di apposite fessure, dal retro delle quali poter osservare le opere laddove la stanza si fa più stretta e inaccessibile, e di una scala, che consente di arrivare a un secondo livello.
Non solo, la parete in diagonale consente di nascondere all’ingresso lo spazio privato che si cela dietro, non visibile da strada.
L’intervento risulta assai riuscito: l’artista è stato in grado di esporre la totalità dei suoi pezzi, e la fruizione degli stessi – pur insolita e anticonvenzionale – appare al contempo molto intima e accogliente.

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