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Una privacy diffusa

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Osservando il nuovo organismo mono-posto disegnato da Arch Group, appare in controluce una precisa eredità progettuale: gli abitacoli di inizio anni ’70 e i coevi hotel-alveare giapponesi. Quelle soluzioni abitative provocatorie oggi sembrano risolte con un alto grado di compiutezza tipologica dal momento che, forse, i tempi sono maturi.

Il nome Sleepbox indica perentoriamente un uso: cabine per dormire. Sono strutture mobili (2 x 1.4m x 2.3m) da collocare nei luoghi infrastrutturali come stazioni, aeroporti, centri commerciali e strutture espositive. Il nomade metropolitano può noleggiarlo per pochi minuti o per tante ore, come fosse un hotel in versione-capsula, raggiungendo una condizione di sicurezza per sé e per il proprio bagaglio.

Che si tratti di un pisolino o di una permanenza più articolata, le facilities a disposizione vanno dalla più spartane (il foglio ad arrotolamento automatico per l’equipaggiamento della branda in poliuretano) alla più aggiornate (aria condizionata, allarmi, LCD TV, Wi-fi, caricabatterie, ecc.). Anche le operazioni di “reception” sono assai evolute: il pagamento avviene mediante carta di credito su un apposito device collettivo, che emette anche la chiave elettronica.

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