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Uragano optical

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La forma, a volte, nega la forma stessa. O, meglio, la ricerca sulle forme nuove soppianta le forme consegnateci da categorie stereotipate.

Nel negozio Thanks, a Mumbai (ovvero Bombay), l’esercizio sulla forma come fatto autoreferenziale e come momento di climax espressivo costituisce il centro dell’attenzione di Christopher Lee e Kapil Gupta verso questo incarico professionale.

Una scatola bianca (con qualche inserto grigio sul pavimento), con qualche superficie curva, è attraversata da un nervosissimo volume nero nastriforme, in legno laccato. La sua superficie lucida, a effetto-vinile, genera una traiettoria irregolare, asimmetrica, che trasmette energia e drammaticità. Mentre il design preposto allo sviluppo di ambienti multisensoriali adotta la soluzione del percorso e della degustazione graduali, la scena di Lee e Gupta è brutale, improvvisa. È l’occasione di una sfida estetica impetuosa e sconvolgente.

{FOTO}Le cronache medianiche legate a questa realizzazione si sono soffermate ampiamente anche sul processo ideativo ed esecutivo – ovviamente incardinato sulla progettazione informatica – che ha portato alla nascita del serpentone dalla pelle glossy. In questa sede ci interessa il ripensamento dei linguaggi che normalmente trasmettono l’idea del lusso. Andando ben oltre l’azione ibridativa, Lee, in questo caso, sconvolge l’hardware della composizione tradizionale attraverso un movimento che l’occhio non controlla.

Alto e basso, sopra e sotto sono equivalenti: l’espositore delle scarpe è uguale al supporto delle lampade. Ma il disegno d’insieme mira ad azzerare l’identità delle numerose e prestigiose griffe presenti nel negozio per associare al prodotto di lusso un’icona più generica ma realmente innovativa.

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