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Jack Tramiel

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Jack Tramiel potrebbe forse essere definito il padre dell’industria informatica moderna, colui che rese il computer un oggetto democratico alla portata di tutti, consentendo così l’alfabetizzazione informatica di un’intera generazione, quella che oggi ha tra i 35 e i 45 anni.

Proprio negli scorsi giorni è scomparso Tramiel, all’età di 83 anni, e a vent’anni dal suo declino, sorpassato da Microsoft e Apple, ormai divenuti accessibili ai più.

Di origini ebree polacche, sopravvissuto ad Auschwitz, emigrò nel 1947 negli Usa e lì, iniziando prima con la manutenzione di strumenti d’ufficio e macchine da scrivere, successivamente comprando un negozio di riparazioni nel Bronx, inaugurò la Commodore Portable Typewriter Company. Il nome pare fu scelto in omaggio al fascino per la terminologia militare. La società distribuiva per il Nord-America le calcolatrici italiane Everest, poi strinse un accordo commerciale con una ditta cecoslovacca che costruiva le macchine per scrivere che poi la Commodore rivendeva negli Stati Uniti. La Cecoslovacchia, però, era uno stato membro del Patto di Varsavia e Tramiel dovette trasferirsi in Canada per aggirare le restrizioni sulle importazioni vigenti negli USA. A Toronto fondò la Commodore Business Machines.

Iniziò così l’avventura che lo portò a produrre dagli anni ‘80 i famosi home computer Commodore 64, VIC-20 e gli Amiga e infine gli Atari. Per chi è cresciuto con questi antesignani dei moderni Pc, saranno familiari le tastiere squadrate, l’estetica monolitica delle apparecchiature, ma soprattutto lo schermo viola. I prezzi erano estremamente accessibili, tanto che si potrebbe parlare di una vera e propria “invasione” di Commodore nel pianeta. Tuttavia, nel 1984 le cose si misero male e Tramiel lasciò l’azienda che egli stesso aveva fondato per passare alla concorrente Atari.

Dopo varie vicissitudini, legate all’ascesa di nuove tecnologie e nuovi grandi produttori, il successo e le vendite di Tramiel calarono, ma è innegabile che il suo intuito aprì la strada a molti e celebre è la sua frase “dobbiamo costruire computer per le masse, non per le classi”.

C.C.

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