Josef Albers: dalla Bauhaus in poi | Architetto.info

Josef Albers: dalla Bauhaus in poi

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Impossibile non associare il nome di Josef Albers alla Staatliches Bauhaus, la scuola di architettura, arte e design nata in Germania, a Weimar nel 1919, trasferita a Dessau dal 1925 al 1932 e infine a Berlino dal 1932 al ’33. Albers ne fu il primo allievo, nella sede di Weimar, dopo aver studiato pittura a Berlino, Essen e Monaco di Baviera.

Nato nel 1988 a Bottrop, nel 1920 si trasferì a Weimar. Dal 1925 divenne professore della famosa scuola fondata da Walter Gropius, erede delle avanguardie dell’anteguerra e punto di riferimento di tutti i movimenti d’innovazione nel campo del design e dell’architettura connessi con il razionalismo e il funzionalismo, inseriti nel  movimento moderno.

Nelle sue opere di quei primi di anni insegnamento, Albers puntava a sovvertire il carattere statico della pittura per mettere in evidenza l’instabilità delle forme. I suoi quadri ripetevano modelli geometrici astratti, realizzati quasi esclusivamente in colori primari.

L’artista e professore però non si limitava ai soli quadri, ma realizzava anche stampe, progetti di mobili, lavori in metallo e collage di vetro colorato che permettevano continue variazioni di luce.

Con l’incalzante repressione nazista, nel 1933 il Bauhaus fu chiuso e i suoi teorici, artisti, insegnanti si dispersero.
Albers emigrò allora negli Stati Uniti, di cui divenne cittadino nel 1939, dove insegnò in Carolina del Nord fino al 1949 e dal 1959 si trasferì a New Haven per insegnare all’Università di Yale.

La sua arte astratta di questi anni esplorava gli effetti della percezione, attraverso pitture fatte in serie i cui disegni geometrici tra loro simili avevano effetti di ambiguità ottica.

La sua serie più famosa, “Omaggio al quadrato”, iniziata nel 21949, è composta da quadrati ripetuti e sovrapposti, colorati con diverse tonalità che creano un effetto ottico di profondità.

Di qui, Albers iniziò ad elaborare le sue teorie sull’arte e astratta, riflessioni che poi confluirono in diversi libri e conferenze, in cui indagava la logica intrinseca che governa i colori. Influenzò diverse generazioni di giovani artisti, formando in particolare il fondamento dell’astrazione dell’Op art, o Optical art.

A Milano è appena iniziata la prima mostra monografica che la città dedica all’artista: “Josef Albers, sublime optics”, curata da Nick Murphy e voluta dalla “Fondazione delle Stelline” al Palazzo delle Stelline. La mostra durerà fino al 6 gennaio 2014.   

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