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Koons e il Balloon Dog

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Da quadro a calendario, da statua a gomma per cancellare, da opera d’arte a oggetto di marchandising. Se va bene invece oggetto d’arredamento o piccolo oggetto di design, anche se preso in prestito dall’idea originale. E’ questo quello che è successo al famosissimo cagnolino tutto d’oro che troneggia sul terrazzo del Metropolitan Museum of Art di New York dall’aprile del 2008, celebre opera dell’artista Jeff Koons.

Il Balloon Dog è scappato da uno dei musei più famosi del mondo per rifugiarsi in un negozio / galleria di san Francisco dove, fattosi un po’ più piccolo, ha deciso di diventare un attento fermalibri. Ma questa volta Jeff Koons ha detto no all’operazione e si è rivolto ai suoi avvocati. Strana reazione, soprattutto se proviene da un’artista che ha basato l’intera sua carriera sui giochi di appropriazioni di icone pop, lo stesso artista chiamato in giudizio più di una volta, proprio per lo stesso motivo.

Ma a questo punto il cane palloncino forse potrebbe non appartenere proprio a Koons, forse sarebbe più giusto attribuirne la paternità al primo clown per bambini che ha creato la simpatica forma durante un party – d’altra parte è nota la collezione che lo stesso artista possiede di cartoline e foto che immortalano il palloncino piegato in differenti forme.

E così ecco che si pone il quesito: Il Balloon Dog è di Koons o dell’intera società americana? E ancora: è giusto considerare il fermalibri un appropriazione indebita di un’idea artistica? Ma forse sono domande troppo simili a un’altra…che non ha mai trovato risposta: è nato prima l’uovo o la gallina?

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