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LA LUCE DIVENTA GLOBALE

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Il design degli anni ’50 presenta un carattere di omogeneità stilistica che attraversa tutto il design d’arredo di quell’epoca. È solo dal decennio successivo che il design, in generale, vive la vera espansione dei linguaggi e delle poetiche dei singoli progettisti. Quella ricorsività è visibile anche nei sotto-ambiti dell’arredamento: imbottiti (con particolare risalto della poltrona), mobili contenitori, tavolini, sedie e, ovviamente, lampade. In quest’ultimo ambito la coerenza è forte al punto tale che le soluzioni disegnative non vedono la distinzione tra applique, sospensione, chandelier, piantana e apparecchi da tavolo, compresi quelli da comodino.

Ma è vero che questo fermento modernizzatore (che non ha nulla a che vedere con il “Modernismo classico”) annovera comunque delle figura trainanti e di spicco. Nel quadro del lighting, il personaggio di punta rimane comunque Gino Sarfatti (1912-1985), che offrirà contributi innovativi da lì agli anni ’70. La ricerca di Sarfatti, che si esplica attraverso i progetti per Arteluce (ovvero il brand di sua proprietà, ceduto nel 1973), agisce soprattutto sul versante tipologico e comportamentale, ma è anche in grado di esercitare delle influenze, sul piano stilistico, nei confronti di aziende che andavano nascendo in quegli anni (Azucena, Artemide, Stilnovo, Oluce) e di progettisti che, nello stesso periodo, si facevano portavoce di un nuovo zeigeist (Viganò, Caccia Dominioni, Lelli, Agnoli, Gardella), pur con immancabili inflessioni borghesi.

La sperimentazione di Gino Sarfatti trova applicazione in tantissimi modelli di lampada, ma pone le basi non solo per il suo lavoro dei decenni seguenti, ma anche per tutte le generazioni successive. Così Alberto Bassi [in La luce italiana, pag. 41]:

Uno dei temi fondamentali del suo lavoro – cui si devono certo aggiungere la componibilità, il progetto in relazione alle caratteristiche delle fonti luminose, la ricerca sui materiali – è rappresentato dallo studio dei problemi connessi al movimento della luce nello spazio. La questione deve intendersi in senso lato, dalla necessità di muovere il punto luminoso dotando la lampada di un meccanismo cinetico fino alla possibilità di spostare l’apparecchio stesso nell’ambiente.

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