La poetessa dell'organico | Architetto.info

La poetessa dell’organico

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Antonia Campi afferma che la sua sorgente di ispirazione è il mondo naturale, le cui forme riconduce a dei livelli di sublime astrazione. Nel mondo biologico quasi nulla è geometrico, ma nel suo mondo di vasi, ampolle, lampade e coppe nulla è imitativo o pittorico.

In una fase storica – gli anni post-bellici – dominata da un sostanziale vuoto culturale e figurativo, la Campi si dimostra capace di effettuare un energico re-set iconologico. Non si tratta semplicemente di porre la forma al centro di una nuova, superficiale avventura stilistica, ma di approfondire il rapporto tra forma e materia, tra tecnica produttiva e linguaggio.

Il lavoro di Antonia Campi, classe 1921, attraversa oltre mezzo secolo di design italiano, nel cui quadro conserva una precisa riconoscibilità proprio grazie a una resistenza alle mode e alla velocità dei trend. Il suo pensiero progettuale assume sicuramente degli a-priori espressivi, ma giunge a delle sintesi del tutto originali grazie al continuo confronto con una precisa realtà produttiva.

Quando un approccio si fonda su una simile passione, i risultati non possono che trascendere i mutamenti del gusto. I prodotti-scultura della signora Campi non solo conservano nei decenni l’ambivalenza poesia/razionalità, anticipano perfino i linguaggi di tanti colleghi dell’ultima generazione, che raggiungono certe immagini fluide grazie al calcolo digitale: Rashid, Newson, Morrison, Lovegrove e tanti altri.

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