L'Ance all'Home Day: la casa torni al centro della politica economica nazionale | Architetto.info

L’Ance all’Home Day: la casa torni al centro della politica economica nazionale

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Mutui inaccessibili, tassazioni eccessive, affitti proibitivi, boom di sfratti e nessun piano di edilizia sociale: è questa la sconfortante fotografia della bene primario nazionale, tracciata durante l’Home Day, la giornata organizzata dall’Ance per stimolare il riposizionamento della casa al centro della politica economica del Paese. Un incontro che ha raccolto la partecipazione di esponenti quali il Ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, il Presidente dell’Abi Antonio Patuelli e una folta partecipazione di associazioni e imprese della filiera delle costruzioni, come Federcostruzioni, Confedilizia, Fiaip e Assoimmobiliare, ordini professionali, come Architetti e Ingegneri, e associazioni dei consumatori, Federconsumatori.

“Il continuo balletto delle tasse, dall’Ici all’Imu alla Trise e ora il Tuc, ha prodotto effetti negativi per tutti”, ha dichiarato il Presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, puntualizzando che “ripartire dalla casa è innanzitutto un segnale di attenzione sociale, ma è anche un fondamentale volano dell’economia”.

Il presidente dell’Ance ha chiesto che nella Legge di stabilità vengano individuate in maniera chiara le priorità da seguire e “non la si usi la casa come un bancomat per far quadrare i conti dello stato”. Impostazione condivisa dal Ministro Lupi, che ha assicurato che si arriverà, entro il 20 novembre, alla sottoscrizione dell’accordo Cdp-Abi per aprire alle banche canali di risorse che serviranno a finanziare i mutui casa. Il Ministro inoltre si è impegnato a rafforzare le misure del dl casa con un provvedimento urgente, mirato in particolare a affitti e housing sociale.

Crisi economica e difficoltà d’accesso al credito hanno reso la casa, secondo l’Ance, sempre più inaccessibile da parte degli italiani. Eppure il bisogno non manca: secondo i dati forniti all’Home Day: tra il 2004 e il 2011 si sono create in Italia 316 mila nuove famiglie ogni anno, mentre le abitazioni messe in cantiere sono state 228 mila. Tra garanzie strettissime e la quota contanti troppo ingente, i mutui, in particolare, sono diventati ‘un miraggio‘: dal 2007 al 2012 sono crollati del 60% (da 62,7 miliardi a 24,7 miliardi), e nei primi 6 mesi del 2013 l’emergenza è ancora peggiorata (-18% rispetto all’anno precedente).

L’Ance prova a fare i confronti tra prima e dopo la crisi. Considerata un’ipotetica famiglia media con capofamiglia under 35 e reddito familiare di 2.500 euro netti al mese, per un’abitazione di prezzo 170 mila euro, nel 2007 la quota contanti richiesta era di 34 mila euro, pari a un’annualità di stipendio, mentre nel 2013 questa quota raggiunge gli 85 mila euro, ovvero in media 2,5 annualità. Posta una quota di risparmio annuo di circa il 30% del reddito, nel 2007 servivano 3 anni per mettere da parte i soldi necessari a dare la quota contante per comprare casa, nel 2013, invece, ce ne vogliono circa 8, quasi il triplo. E va peggio anche per le fasce a basso reddito, inferiore a 1.500 euro netti al mese: in questo caso la quota dei mutui a loro concessi si è ridotta infatti di 1/3.

Non c’è solo l’accesso al credito sempre più difficile a frenare il settore. A causa delle tassazioni, secondo l’Ance, la casa è passata “da bene di investimento per la famiglie” a “fonte di reddito solo per lo Stato. Avere nello stesso comune una seconda casa da dare ai figli o ereditata è ormai impossibile da sostenere”. Per una seconda casa a disposizione della famiglia, ad esempio, le tasse dal 2012 al 2014 aumenteranno in media del 21%. Le tasse sulla casa, infatti, costituiscono un effetto negativo sia in termini reali che psicologici, senza contare lo stop and go generato dal balletto delle tasse degli ultimi tre anni: da Ici a Imu fino a Trise, Tasi e Tari.

Male anche la situazione degli affitti, con da un lato la scarsa percentuale di case affittate (solo il 19% del totale, contro, ad esempio, il 58% della Germania, il 40% dell’Austria e il 39% della Francia), e dall’altro l’aumento della tassazione in questo ambito: per darne un’idea, le tasse su una seconda casa affittata che dal 2012 al 2014 aumenteranno in media del 3,5%.

L’Associazione mette l’accento anche sul boom degli sfratti (+54,% in 5 anni) e sulla scarsità di abitazioni sociali, solo il 4% del totale contro il 32% di Olanda, il 23% di Austria e il 17% di Francia. Sono almeno 15 anni che in Italia manca un piano per le fasce deboli, a fronte di una richiesta molto alta: circa 650 mila richieste di alloggi popolari inevase.

Da qui le proposte avanzate dall’Ance per l’Home Day: una tassazione equa e stabile, mutui più accessibili, in particolare grazie all’attuazione di misure come quella compresa nel decreto 102, che prevede che la Cdp metta a disposizione delle banche 5 miliardi di fondi per finanziare i mutui; lo sconto della cedolare secca per chi affitta a canone concordato che passa dal 19 al 15%, con l’estensione della stessa a tutti i soggetti, comprese le imprese, misura sempre contenuta nel decreto 102; il potenziamento degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni e l’efficienza energetica, che stanno producendo effetti molto positivi per le famiglie e il mercato (un giro d’affari da 14,5 miliardi nei primi 8 mesi del 2013); misure sociali quali la dotazione del fondo per la morosità incolpevole e il rifinanziamento del fondo sociale per gli affitti.

Ma non basta: l’Ance chiede un Grande Piano di edilizia sociale a basso consumo di suolo per creare un parco alloggi a disposizione dei comuni per le fasce deboli e debolissime. In questo piano si dovrebbe prevedere la destinazione di fabbricati pubblici all’edilizia sociale e incentivi a chi è disponibile a realizzare alloggi sociali nell’ambito di piani urbanistici già approvati, oltre a individuare una normativa che consenta ai Comuni di predisporre un parco aree a costi minimi da destinare a questo scopo e predisporre bandi per l’acquisizione o la locazione di interi immobili ultimati e non ancora utilizzati da destinare ad alloggi sociali.

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