L'edilizia scolastica italiana secondo Ecosistema Scuola 2013 | Architetto.info

L’edilizia scolastica italiana secondo Ecosistema Scuola 2013

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Ecosistema Scuola di Legambiente giunge alla XIV edizione e continua a fotografare un’edilizia scolastica italiana in stato di permanente emergenza sul fronte degli interventi e della messa in sicurezza. Benché crescano le pratiche sostenibili e l’uso delle fonti rinnovabili, ci sono ancora troppi edifici vecchi e posti in aree a rischio.

Il rapporto annuale di Legambiente sulla qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado ha preso in esame 5.301 edifici scolastici di competenza di 94 capoluoghi di provincia.

Dai risultati si evince che circa il 62% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1974, data dell’entrata in vigore della normativa antisismica. Il 37,6% necessita di interventi di manutenzione urgente, il 40% è privo del certificato di agibilità, il 38,4% si trova in aree a rischio sismico e il 60% non ha il certificato di prevenzione incendi.

Il 4,8% delle scuole prese in esame è stato costruito tra il 2001 e il 2002 e soltanto lo 0,6% risulta edificato con criteri di bioedilizia, con 12 comuni che hanno deciso di investire in questo settore. L’8,8% invece è stato costruito con criteri antisismici e la verifica di vulnerabilità sismica è stata realizzata sul 27,3% degli edifici. Nei Comuni in area a rischio sismico (zona 1 e 2) e idrogeologo, soltanto il 21,1% gli edifici ha compiuto tale verifica.

In lieve crescita invece i dati sull’accessibilità: l’82,3% degli edifici ha i requisiti di legge, il 16,4% ha realizzato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Sul fronte delle certificazioni, rimangano stabili i dati relativi alle porte antipanico (90,2%), agli impianti elettrici a norma (83,4%).

Per quanto riguarda la qualità edilizia, emerge forte disparità tra Nord e Sud: Trento, Prato e Piacenza si piazzano in cime alla classifica, ma bisogna arrivare alla 23esima posizione per trovare la prima città del sud, l’Aquila, seguita da Lecce alla 27esima posizione. Da considerare che il capoluogo abruzzese torna in graduatoria per la prima volta dopo il terremoto del 2009. Quindi, se consideriamo le condizioni ordinarie, Lecce è la prima vera città del sud.

Disparità anche sul fronte degli investimenti per la manutenzione straordinaria e ordinaria. Nel 2012 l’investimento medio per la manutenzione straordinaria a edificio scolastico è stato di 30.345 euro contro i 43.382 del 2011. Nel nord la media degli investimenti per la manutenzione straordinaria è quasi tre volte quella del sud, nonostante vi sia una maggiore necessità di interventi legata alla fragilità del territorio, al rischio idrogeologico, sismico e vulcanico. Regioni come Abruzzo, Sicilia e Lombardia hanno registrato, ad esempio, un calo di investimenti nonostante vi sia un’esigenza di manutenzione straordinaria rispettivamente nel 94,5%, 57,5% e 49,1% degli edifici.

Per quanto riguarda la media di investimenti della manutenzione ordinaria, si registra nel 2012 un aumento in tutte le regioni anche se il nord sostiene sempre una media sopra quella nazionale, mentre centro, sud e isole si discostano in negativo dalla media nazionale.

Novità di quest’anno è il trend positivo registrato nell’uso delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Dal 2008 al 2013 le scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile sono passate dal 6,3% al 13,5%. L’80,8% degli edifici ha installato impianti solari fotovoltaici, il 24,9% ha impianti solari termici, l’1,6% impianti di geotermia e/o pompe di calore e lo 0,4% ha impianti a biomassa. Infine il 9,6% utilizza il mix di fonti rinnovabili. La percentuale media di copertura dei consumi da fonti rinnovabili è del 35,6%, con situazioni ideali a Prato, dove la copertura è del 100%. Tra le regioni che spiccano per l’utilizzo delle fonti rinnovabili ci sono Puglia (59,15%), Veneto (32,7%), Abruzzo (28, 9%), Sardegna (23,8%), Emilia Romagna (23,6%).

Anche quest’anno fanalino di coda sono Basilicata e Molise, i cui comuni dichiarano di non avere edifici scolastici che utilizzano fonti di energia pulita. Per quanto riguarda l’uso delle fonti di illuminazione, il 62,9% delle scuole utilizza il neon, mentre il 20,4% usano altre illuminazioni come le fluorescenti compatte e quelle al led.

In lieve crescita i dati sul radon, che viene monitorato dal 34,8% delle amministrazioni, mentre diminuiscono i comuni impegnati nell’effettuare i controlli sull’amianto. Aumentano invece i casi certificati di amianto (10,5%) e quelli sospetti (3,1%). Problemi di monitoraggio si riscontrano anche per le fonti d’inquinamento ambientale esterne, con l’11,6% degli edifici che si trova a meno di un km da fonti di inquinamento acustico e il 2,2% vicino a emittenti radio televisive.

In testa alla graduatoria nazionale si riconfermano le città capoluogo del centro nord, con Trento al primo posto, seguita da Prato, Piacenza, Pordenone, Reggio Emilia, Parma, Verbania, Forlì, Sondrio e Brescia, che chiude la classifica con la decima posizione. Ad aprire invece la graduatoria delle grandi città è Torino (13º) seguita da Firenze (25º), in flessione rispetto allo scorso anno, mentre sale in classifica Milano (33°). Anche quest’anno Napoli (37º) risulta prima tra le grandi città del sud, invece Lecce (27º) e Benevento (31º) sono le prime città del sud nella graduatoria generale, anche se entrambe in discesa rispetto allo scorso anno e Olbia (40º) è la prima tra quelle delle isole. Roma, invece, non è stata inserita nella graduatoria perché ormai da diversi anni presenta dati incompleti.

 

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