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Louise Bourgeois

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Di origini francesi, prima studentessa di matematica alla Sorbonne, laureata all’Ecole de Beaux Arts poi, Louise Bourgeois è senza dubbio una delle artiste che ha esplorato più a lungo l’universo emozionale attraverso la scultura. Nacque a Parigi nel 1911, proprio il giorno di Natale, “rovinando la festa a tutti”. Di qui deriva quel senso di sconfitta che motiva il suo lavoro, quasi la volontà di rimediare al danno procurato, di colmare il trauma dell’abbandono. La sua vita si è conclusa recentemente, nel maggio 2011, quando l’artista aveva ben 90 anni.

Nel 1938 si trasferì negli Stati Uniti, dove nel ’45 le fu dedicata la prima mostra di pittura, ma abbandonò subito l’arte pittorica per dedicarsi alla scultura, che, diceva, le dava il potere di esorcizzare i demoni. Demoni che ricorrono spesso nelle sue opere di legno, ferro, bronzo o marmo, materiali con cui Louise ricreava corpi. Uno di questi demoni era rappresentato dal conflittuale rapporto con suo padre, che si arruolò durante la Prima Guerra Mondiale, abbandonando la famiglia e in seguito si legò sentimentalmente con la tutrice inglese di sua figlia.

Demoni, ma anche gabbie popolano l’arte della Bourgeois, sono, infatti, celebri le sue “Cells”, in cui l’artista “irretisce” letteralmente l’osservatore con atmosfere poetiche, libere associazioni di idee e racconta una storia per immagini.

Era solitaria, indifferente ma consapevole delle mode e delle correnti artistiche, il suo fu un percorso indipendente. Tema ricorrente della sua espressione artistica era appunto il corpo e non solo quello umano, con cui esercitò un’innegabile influenza su tanti giovani scultori.

Nella sua ricerca faceva i conti col passato, rifiutandosi di rimuoverlo, ma instillando in ogni sua creazione un mondo carico di ricordi, alienazione, angoscia, ossessioni erotiche e vitalità.

La scultura “Femme-Maison” è un corpo metà donna e metà casa. L’artista commenta così la sua opera: “Non sa che è mezza nuda e non sa che sta cercando di nascondersi. Vale dire che si sta rovinando con le sue mani, perchè si mostra nel preciso istante in cui pensa di nascondersi.”

E’ famosissimo il ragno gigantesco di acciaio intitolato “Maman”, seguito da una serie di altri “spiders”: oltre dieci metri di zampe che inquietano, stupiscono, catturano lo sguardo inesorabilmente e offrono quasi protezione in una dialettica di attrazione-repulsione.

C.C.

 

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