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Mario Sironi

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Spesso discriminato per la sua adesione alla propaganda fascista, Mario Sironi, tuttavia, è innegabilmente uno dei più apprezzabili pittori del Novecento italiano per tecnica e forza espressiva. Nato a Sassari, ma trasferitosi giovanissimo con la sua famiglia a Milano, nella città meneghina poté frequentare l’Accademia di Belle Arti, dopo aver interrotto i suoi studi di ingegneria.

Il punto di partenza dell’arte di Sironi fu l’esperienza divisionista, ma i contatti con Giacomo Balla e i Futuristi ne influenzarono l’evoluzione. Con esponenti della corrente come Marinetti e Sant’Elia, ad esempio condivise l’esperienza del volontariato di guerra come ciclista, da cui derivarono due quadri: “Il camion” e “Il ciclista”.

Dopo gli anni venti il futurismo lasciò spazio nelle sue opere a forme sempre più maestose, di celebrazione di ambienti, anche popolari, con leggere inflessioni al metafisico.

Entrò a far parte del collettivo del manifesto “Contro tutti i ritorni in pittura”, firmato con Leonardo Dudreville, Achille Funi e Luigi Russolo, ma il documento rappresentava la fase embrionale del futuro gruppo Novecento, fondato proprio da Sironi.

Richiamo all’ordine, citazioni del mondo classico o della tradizione quattro-cinquecentesca, ma con tocchi e pennellate personalissime: queste le caratteristiche dei suoi quadri. Dimostrò curiosità e dinamismo, dedicandosi alla grafica, all’architettura e dalla pittura murale alla scenografia.

Con l’avanzare del partito fascista, la sua attività si diresse sempre più verso opere monumentali e celebrative del regime e della sua iconografia, ispirate all’arte aulica italiana. Nel 1932, ad esempio, fu uno dei più attivi per la Mostra della Rivoluzione Fascista, che si svolse a Roma al Palazzo delle Esposizioni.

Le opere degli anni ’40 invece portarono all’acmé la corposità e la plasticità dei suoi quadri precedenti, per arrivare all’astrattismo.

Dopo la fine della guerra, Sironi perse molta della sua verve e la sua pittura ebbe una svolta estremamente drammatica e cupa. E’ innegabile però la forza dei suoi dipinti e la decisione e personalità della sua tecnica.

C.C.

 

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