Moleskine: un successo tra storia e leggenda | Architetto.info

Moleskine: un successo tra storia e leggenda

wpid-4202_moleskine.jpg
image_pdf

Moleskine sembra avere due vite. La prima termina nel 1986 quando la piccola azienda a gestione familiare di Tours, in Francia, cessa definitivamente la produzione. Fino a quella data il taccuino è passato per le mani autorevoli di artisti e intellettuali protagonisti degli ultimi due secoli, da Vincent Van Gogh a Pablo Picasso, da Ernest Hemingway a Bruce Chatwin.

Un semplice rettangolo nero, gli angoli arrotondati, i risguardi trattenuti da un elastico, la tasca interna: un oggetto anonimo e perfetto nella sua essenzialità, prodotto per oltre un secolo dalla piccola manifattura francese che riforniva le cartolerie parigine, frequentate dalle avanguardie artistiche e letterarie internazionali.

Prediletto da Bruce Chatwin, che lo chiamava moleskine, letteralmente pelle di talpa alla quale assomiglia la copertina, verso la metà degli anni Ottanta divenne introvabile. Nel suo libro Le vie dei canti Chatwin ci racconta la storia del piccolo taccuino nero: nel 1986, il produttore chiude i battenti. “Le vrai moleskine n’est plus”, gli avrebbe annunciato teatralmente la proprietaria della cartoleria di Rue de l’Ancienne Comédie dove era solito rifornirsi. Chatwin comprò dunque tutti i taccuini che riuscì a trovare prima di partire per l’Australia, che tuttavia non furono sufficienti.

La seconda vita di Moleskine inizia nel 1997 quando Modo&Modo, un piccolo editore milanese, decide di riportare in vita il leggendario taccuino, scegliendo questo nome letterario proprio per rinnovare la tradizione. Oggetto di una forte campagna pubblicitaria che fa perno sull’alone letterario del suo celebre “antenato”, il piccolo taccuino ha riscosso e continua a riscuotere un grande successo.

All’origine dell’enorme popolarità, la forte brand identity che l’azienda è stata in grado di conferire al prodotto dichiarando che si tratta del “leggendario taccuino utilizzato da Hemingway, Picasso e Chatwin”. Sebbene appaia evidente che tali illustri scrittori non abbiano effettivamente utilizzato Moleskine, ed è anche opinabile che abbiano usato i primi esemplari francesi, l’azienda assicura di mantenersi fedele allo spirito originale del prodotto e di non averne intaccato lo status di strumento creativo.

Ciò che è sicuro è che Moleskine, scelta da scrittori e creativi in grado di dettare mode e tendenze, è diventata un vero e proprio oggetto di culto con estimatori in tutto il mondo che la scelgono per custodire schizzi, appunti, storie e suggestioni.

Il taccuino standard è alto 14 centimetri e largo 9, ha pagine di carta leggera priva di acidi e copertina in tela cerata. Il design presenta una tasca a soffietto nel risvolto di copertina, un sottile nastro fissato sul dorso che funge da segnalibro e una fettuccia elastica per tenere chiuso il taccuino

Ma l’avventura di Moleskine continua e oggi il brand identifica una famiglia di oggetti nomadi come taccuini, quaderni, agende, borse, strumenti per scrivere, oggetti per leggere. L’intento è quello di accompagnare i mestieri creativi e l’immaginario del nostro tempo e rappresentare un simbolo del nomadismo contemporaneo, in stretta connessione col mondo digitale.

di O.O.

{GALLERY}

Copyright © - Riproduzione riservata
Moleskine: un successo tra storia e leggenda Architetto.info