Olivetti: fascino senza tempo dalla MP1 alla Valentine | Architetto.info

Olivetti: fascino senza tempo dalla MP1 alla Valentine

wpid-4210_mp.jpg
image_pdf

“La macchina per scrivere non deve essere un gingillo da salotto, con ornamenti di gusto discutibile, ma deve avere un aspetto serio ed elegante nello stesso tempo”. Con queste parole il fondatore Camillo Olivetti esprimeva, già nel 1912, l’importanza dell’aspetto estetico dei prodotti.

La storia di Olivetti si potrebbe in effetti racchiudere interamente in questa frase, che esprime al meglio lo spirito che da sempre ha animato l’azienda, nata il 29 ottobre 1908. Lo “stile Olivetti” nasce da questa cultura che permea ogni fase della vita aziendale, che affida al prodotto e al suo design un ruolo centrale. Quando in Italia ancora non esistono scuole per il design industriale, in Olivetti i designer sono già al lavoro.

Designer che lavorano a stretto contatto con i progettisti per dare un senso a ogni forma dal punto di vista comunicativo, funzionale, ergonomico. “Dobbiamo far bene le cose e farlo sapere”. Queste le parole Adriano Olivetti ed è proprio con lui che, negli anni Trenta, il design e la comunicazione acquistano un posto più esplicito nella società.

Adriano chiama in Olivetti scrittori, architetti, grafici e artisti che portano nuove idee e partecipano con larga autonomia a gruppi di lavoro interdisciplinari.

Ed ecco che nascono prodotti destinati a diventare delle vere e proprie icone del design, esprimendo al meglio i segni del cambiamento. Dopo la storica Olivetti M1 (1911), la M20 (1920) e la M40 (1930) – macchine standard, pesanti e massicce, destinate a un uso professionale negli uffici – inizia la rivoluzione.

La capostipite del cambiamento è la MP 1, la prima macchina per scrivere portatile prodotta industrialmente in Italia, che abbandona la forma monumentale per adottare una linea più appiattita e leggera. L’idea parte da Gino Martinoli e Adriano Olivetti, che poi seguono da vicino il progetto sviluppato da Riccardo Levi, con design di Aldo Magnelli.

Lanciata nel 1932, la MP1 pesa “solamente” 5,2 chili rispetto ai 17 chili della M1, è alta 11,7 centimetri, quasi la metà della M1, ed è destinata oltre che al mondo degli uffici anche agli utenti privati. Il design è più leggero, gradevole, affinché la macchina possa inserirsi anche nell’arredamento di un’abitazione: la meccanica che nei modelli precedenti veniva ostentata, ora è in parte mascherata dalla carrozzeria.

Al tradizionale (e unico) colore nero della M1 e della M20 si aggiungono sette diversi colori: rosso, blu, azzurro, marrone, verde, grigio e avorio.

Con la Studio 42 (1935) la stretta collaborazione tra progettisti e designer inizia fin dalle prime fasi del progetto: si inaugura così un metodo di lavoro che verrà mantenuto anche in seguito.

In questi anni, un ruolo primario è svolto da Marcello Nizzoli, architetto eclettico, che fin dal 1938 ha uno stretto rapporto di collaborazione con l’Olivetti. I prodotti di Nizzoli sono disegnati con uno stile improntato a una continua ricerca della massima funzionalità e sincerità espressiva;

In particolare la Lexikon 80 (1948), disegnata da Nizzoli e progettata da Giuseppe Beccio, rappresenta un punto di riferimento nella storia internazionale del design per le soluzioni rivoluzionarie adottate che integrano innovazione tecnologica ed eccellenza formale: i due pezzi del coperchio e della copertura combaciano perfettamente con linee morbide, realizzate grazie al nuovo processo di pressofusione, per cui la carrozzeria può essere studiata come un unico involucro da modellare.

Un’altra svolta è rappresentata dalla Lettera 22 che sancisce l’esplosione del mercato di massa delle portatili. È il 1950 e il modello presenta molte innovazioni. La tastiera è incorporata nella carrozzeria, così come il rullo, di cui sporge solo la manopola; anche l’ingombro della leva dell’interlinea è minimo, per soddisfare nel modo migliore le esigenze di trasportabilità e di limitato ingombro.

Lexikon 80 e Lettera 22 entrano molto presto nel mito della storia Olivetti. E non solo. Nel 1952 la Lettera 22 e la Lexikon 80 vengono incluse nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York (MOMA). In Italia la lettera 22 riceve il premio Compasso d’Oro nel 1954 e l’Illinois Institute of Technology nel 1959 la proclama miglior prodotto di design del secolo.

di O.O.

{GALLERY}

Copyright © - Riproduzione riservata
Olivetti: fascino senza tempo dalla MP1 alla Valentine Architetto.info