Albo degli architetti: guida all'iscrizione | Architetto.info

Albo degli architetti: guida all’iscrizione

Tutto ciò che c’è da sapere per iscriversi all'Albo degli Architetti: riflessioni di natura etica, procedure e costi

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Terminato l’intenso percorso di studi che ci ha condotto verso l’ottenimento della tanto desiderata laurea in Architettura, ci attendono una serie di decisioni riguardanti l’ingresso nel mondo del lavoro. Tra queste, quella dell’iscrizione all’Ordine professionale è certamente motivo di riflessione per tutti i neolaureati, e non solo, che vogliano intraprendere una professione ‘regolamentata’, con la conseguente possibilità di apporre la propria firma sui progetti sviluppati.
Al fine di accompagnarvi in questo nuovo percorso e fornirvi un’idea chiara ed esaustiva di cosa sia l’Albo degli Architetti, riporteremo, nella presente guida, una serie di utili informazioni di carattere generale – in cosa consiste, quali sono i suoi compiti – soffermandoci poi sugli aspetti pratici – procedura di iscrizione e costi economici da sostenere – e analizzando infine le diverse situazioni in cui l’iscrizione all’ordine risulti necessaria o meno.

Cos’è l’Albo degli Architetti

Prima di illustrare nel dettaglio l’iter di iscrizione all’Albo degli architetti è bene capire di cosa si tratta e qual è il suo ruolo.
L’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori è stato istituito il 24 giugno 1923 con la Legge n. 1395 – ‘Tutela del titolo e dell’esercizio professionale degli Ingegneri e degli Architetti’ – ed è regolamentato da un Regio Decreto, il n. 2537, promulgato due anni dopo, nel 1925 (a cui seguirono integrazioni e aggiustamenti), a cui risponde anche l’Ordine degli Ingegneri.
Le sue funzioni sono molteplici, prima tra tutte quella di custodire l’Albo professionale, essendo l’ordine esistente solo in virtù della formazione di un rispettivo Albo.
Gli Albi sono elenchi pubblici in ordine alfabetico che riportano i dati anagrafici degli iscritti, il titolo di studio e altre eventuali annotazioni inserite dal Consiglio dell’Ordine (ad esempio i provvedimenti disciplinari).
Si precisa inoltre che, come già riportato all’art. 24 del Regio Decreto del 1925, si può far parte di un solo Ordine, non è cioè prevista la possibilità di far parte di due Ordini contemporaneamente. Una volta iscritti all’Ordine della propria provincia di residenza o di quella in cui si ha il domicilio professionale, si può esercitare la professione su tutto il territorio nazionale. Nel caso in cui, per un qualsiasi motivo, ci sia l’esigenza di essere spostati dall’albo di una provincia a quello di un’altra, è necessario richiedere il trasferimento rispettando un’apposita procedura.
L’Albo degli Architetti è diviso in due sezioni:
Sezione A, per coloro che mirano al titolo di Architetto senior, Paesaggista e Pianificatore territoriale, Conservatore di beni architettonici e ambientali, in quanto in possesso di una laurea magistrale o a ciclo unico (classe 4/S);
Sezione B, per coloro che intendono svolgere la professione come Architetti junior e Pianificatori junior, poiché in possesso di una laurea triennale (classi n. 4 e n. 8).
Oltre a custodire l’Albo, l’Ordine ha altre fondamentali funzioni, che, come facilmente intuibile, si basano sui principi di responsabilità, fiducia, trasparenza, legalità:
funzione disciplinare e di vigilanza: l’Ordine si preoccupa di controllare il comportamento degli iscritti all’albo e di intervenire con provvedimenti e sanzioni laddove si stia agendo contro la legge o contro il Codice Deontologico;
funzione consultiva: l’Ordine offre servizi di consulenza legale, fiscale e di altro tipo;
funzione conciliativa: interviene ad esempio in eventuali dispute tra il professionista e il cliente;
funzione tributaria e amministrativa interna: amministra i contributi economici da parte degli iscritti;
funzione di formazione dei professionisti: l’Ordine organizza e promuove attività di formazione – corsi, seminari – per il raggiungimento di crediti formativi e per l’aggiornamento professionale (ad esempio sulle innovazioni tecnologiche relative a sostenibilità ed efficienza energetica, sui nuovi materiali, sulla sicurezza, sui nuovi metodi di restituzione grafica del progetto, sui software e via dicendo).
In definitiva, l’Ordine professionale, nel caso specifico degli Architetti, oltre a offrire diversi servizi e vantaggi, ha lo scopo principale di garantire la qualità dell’operato dei suoi iscritti, i quali vengono autorizzati a firmare i propri elaborati progettuali in qualità di dipendenti o ad esercitare la libera professione, ma nel rispetto della Costituzione, del codice deontologico, e dell’intera comunità. Infatti, come espressamente asserito nel preambolo del Codice Deontologico:
“La professione di Architetto, Pianificatore, Paesaggista, Conservatore, Architetto Iunior e Pianificatore Iunior è espressione di cultura e tecnica che impone doveri nei confronti della Società, che storicamente ne ha riconosciuto il ruolo nelle trasformazioni fisiche del territorio, nella valorizzazione e conservazione dei paesaggi, naturali e urbani, del patrimonio storico e artistico e nella pianificazione della città e del territorio, nell’ambito delle rispettive competenze. Con la sua attività, il Professionista nel comprendere e tradurre le esigenze degli individui, dei gruppi sociali e delle autorità in materia di assetto dello spazio concorre alla realizzazione e tutela dei valori e degli interessi generali; come espressi dalla legislazione di settore in attuazione della Costituzione e nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.
Alla luce di ciò, è giusto ribadire che l’iscrizione all’Albo degli Architetti non si riduce ad un semplice procedimento burocratico attraverso il quale la professione viene ‘regolamentata’, tutelata e riconosciuta, ma rappresenta una vera e propria presa di coscienza delle responsabilità e del dovere morale che il ruolo di Architetto ha nei riguardi dei cittadini e dell’ambiente. Per tale motivo, decidere di diventare dei professionisti a tutti gli effetti non dovrebbe essere una scelta dettata solo e unicamente da motivazioni di carattere puramente lavorativo, ma dovrebbe implicare una maggiore consapevolezza del proprio operato dal punto di vista etico, la conoscenza maggiormente approfondita di norme e leggi – tra cui le deontologiche, basilari – e l’impegno a formarsi e ad aggiornarsi con costanza sulle novità del settore.

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Albo degli Architetti: come iscriversi

Come leggibile all’art. 4 del già citato Decreto Regio del 1925, “per essere iscritto all’albo occorre aver superato l’esame di Stato per l’esercizio della professione di ingegnere e di architetto” e ancora, all’art. 5, si legge che “per esercitare in tutto il territorio nazionale le professioni di ingegnere e di architetto è necessario aver superato l’esame di Stato”.
Il sostenimento dell’esame di abilitazione professionale appare dunque come condizione imprescindibile per una successiva iscrizione al proprio ordine di riferimento. L’esame di Stato richiede, oltre alle conoscenze acquisite durante il percorso accademico, delle nozioni integrative riguardanti soprattutto gli aspetti pratici della professione. Consta di più prove, scritte e orali, ed è necessario per attestare il livello di qualità della preparazione tecnica di un laureato che si appresta a diventare un professionista. Per ulteriori indicazioni sull’esame di stato per gli architetti, con particolare attenzione alle sessioni del 2018, consulta questo articolo.
In sintesi, i requisiti fondamentali per potersi iscrivere all’Albo degli Architetti sono:
– possedimento di una laurea magistrale/specialistica o a ciclo unico per iscriversi alla sezione A dell’Albo, o una laurea triennale negli stessi indirizzi per poter accedere alla sezione B;
– superamento dell’esame di abilitazione professionale il cui funzionamento è diverso a seconda che ci si iscriva alla sezione A o alla sezione B;
– pieno godimento dei diritti civili;
– non essere già iscritti ad un altro albo.
Se si è quindi in possesso dei suddetti requisiti, una volta concluso l’iter delle prove di abilitazione con valutazione finale positiva e conseguente acquisizione del titolo di Architetto, Pianificatore, Paesaggista e Conservatore, Architetto Iunior e Pianificatore Iunior, il neoabilitato può decidere di iscriversi all’albo per avere la possibilità di firmare progetti, relazioni tecniche, documenti vari, o iniziare l’esercizio della libera professione – previa iscrizione a Inarcassa – presentando, presso gli uffici del proprio ordine – laddove si è residenti o si ha il domicilio professionale – una domanda di iscrizione redatta in carta da bollo con allegati, in genere, i seguenti documenti:
– dichiarazione sostitutiva di certificazione relativa a nascita, cittadinanza, residenza, domicilio, casellario giudiziario, laurea, ed esame di stato;
– dichiarazione sostitutiva di certificazione per pagamento tassa regionale di abilitazione per l’esercizio professionale (che varia da Regione a Regione);
– ricevuta del versamento della tassa governativa;
– ricevuta del versamento della quota associativa annuale (ma spesso si paga al momento dell’iscrizione, tramite assegno, carta di credito o bancomat);
– fototessera;
– fotocopie della carta d’identità e del codice fiscale;
– copia del documento attestante l’eventuale iscrizione alla Gestione separata INPS.
Bisogna poi notificare, se si possiede, il numero di Partita IVA.
E’ consigliabile, tuttavia, per indicazioni più precise, consultare i portali web del proprio Ordine o recarsi di persona presso le relative segreterie, dato che alcuni aspetti, come ad esempio quello economico – l’ammontare delle quote e le modalità di pagamento – possono presentare delle differenze di provincia in provincia e a seconda di alcune circostanze (giovani under 35, donne in attesa etc.).

Quanto costa iscriversi all’albo degli architetti

Gli ordini professionali sono definiti come ‘enti pubblici non economici’, ovvero organismi che non dispongono di fondi pubblici, ma utilizzano le quote associative degli iscritti per l’espletamento delle loro funzioni.
Per tanto, è richiesto, a coloro che abbiano superato l’esame di stato per l’abilitazione alla professione di architetto e che vogliano iscriversi al relativo albo, un contributo economico annuale variabile da Ordine a Ordine. Variabile è anche il pagamento della tassa regionale di abilitazione mentre la tassa governativa è uguale per tutti gli Ordini ed è pari a 168,00 euro.
A titolo di esempio, riportiamo le spese da sostenere per essere inseriti nell’Albo degli Architetti di Milano:
– importo di euro 168,00 da versare all’Agenzia delle Entrate per il pagamento della tassa di concessione governativa;
– quota di iscrizione per l’anno 2018 pari a euro 178,00 da effettuare tramite MAV e ridotta a euro 115,00 per i primi 5 anni, e per le neomamme e i neopapà;
– marca da bollo di 16 euro e 3 euro di spese di segreteria;
– rilascio del timbro: gratuito;
– rilascio secondo timbro: euro 19,50;
– rilascio timbro tascabile: 10,50;
– rilascio tesserino con validità quinquennale: gratuito;
– rilascio duplicato tesserino: gratuito.
In Lombardia, la tassa regionale di abilitazione per l’esercizio professionale è stata eliminata con Legge Regionale del 14 luglio 2003, n. 10.
Naturalmente, nel calcolo totale delle spese da affrontare è da tenere in conto anche la cifra che dovrà essere versata per essere ammessi all’esame di abilitazione indispensabile per l’iscrizione all’Albo.

Quando iscriversi all’Albo degli Architetti

Iscriversi all’Albo degli Architetti, oltre che per godere dei vantaggi e dei servizi che l’Ordine mette a disposizione dei professionisti, risulta fondamentale se si ha la necessità di apporre la propria firma su documenti, tavole progettuali e tutto ciò che riguarda la redazione sia grafica che tecnica di un progetto.
Tale necessità può sorgere anche se si è semplicemente dei dipendenti ma con un ruolo chiave all’interno del proprio team di lavoro (ruoli di responsabilità, di gestione, di controllo, o relativi all’ideazione vera e propria del progetto, per cui è fondamentale che ne venga riconosciuta la paternità).
Se l’intento è poi quello di lavorare come libero professionista possessore di Partita IVA (quindi agendo nel rispetto di un determinato regime fiscale), il dottore in Architettura dovrà non solo essere iscritto ad un Albo ma anche e soprattutto a Inarcassa – Cassa Nazionale di Previdenza e di Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti liberi professionisti – di modo che possa essere tutelato e assistito dal punto di vista previdenziale.
In definitiva, il tutto si riduce a cosa si vuol fare ‘da grandi’. Se il percorso lavorativo che si è deciso di intraprendere, o le opportunità professionali che ci vengono concesse non determinano né l’apposizione della firma né lo svolgimento di lavori come liberi professionisti, allora l’iscrizione all’Albo, considerate anche le spese economiche da sostenere, per quanto vantaggiosa da molti punti di vista, potrebbe risultare superflua.

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