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Approvato il nuovo codice appalti pubblici e concessioni

Approvato in via definitiva il nuovo codice che recepisce in un unico provvedimento le direttive europee e riordina la disciplina in materia di pubblici affidamenti

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Approvato in via definitiva, dopo il parere del Consiglio di Stato e quelli delle commissioni parlamentari, il nuovo codice degli appalti pubblici e concessioni. Si recepiscono quindi (nei termini previsti) le direttive europee 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori speciali dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, con il contestuale riordino della disciplina vigente.

Il nuovo codice degli appalti pubblici e concessioni è strutturato sulla base delle seguenti linee direttrici:

  • semplificazione e armonizzazione delle procedure di affidamento degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, anche attraverso l’introduzione del documento di gara unico europeo (DGUE);
  • riordino e semplificazione dei contratti relativi a beni culturali, inserendo una specifica soglia di riferimento (Euro 750.000), tenendo conto della particolare natura di quei beni e delle peculiarità delle tipologie degli interventi, nel rispetto delle disposizioni di tutela previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
  • valutazione delle offerte attraverso un criterio di aggiudicazione (privilegiato quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa a scapito del criterio più basso) fondato sui costi del ciclo di vita e stabilendo un maggiore punteggio per le offerte con un minore impatto sulla salute e sull’ambiente;
  • rafforzamento dei poteri e del ruolo dell’ANAC, anche attraverso l’emanazione di linee guida vincolanti approvate di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
  • maggiore trasparenza e pubblicità, mediante l’utilizzo dei più moderni strumenti informatici, di tutto l’iter di realizzazione dell’opera o del servizio pubblico;
  • creazione, presso l’ANAC, di un albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici di appalti pubblici e contratti di concessione;
  • revisione e razionalizzazione del rito abbreviato previsto in materia di appalti dal D.lgs. 104/2010 (c.d. Codice del processo amministrativo), anche mediante l’introduzione di un rito speciale in camera di consiglio che consenta l’immediata risoluzione del contenzioso;
  • promozione della continuità dei livelli occupazionali e priorità agli addetti già impiegati nel medesimo appalto a livello locale;
  • introduzione di forme di dibattito pubblico delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale aventi impatto sull’ambiente, la città o sull’assetto del territorio;
  • istituzione di una Cabina di Regia avente il compito di monitorare la corretta applicazione della nuova normativa.

Gli ultimi pareri del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari, hanno messo in luce alcuni passaggi critici dell’ultima versione del nuovo codice dei contratti, tra cui la necessità di inserire precisi termini per l’emanazione delle linee guida di ANAC e Ministero delle Infrastrutture e determinare una soglia per l’utilizzo del subappalto.

Sul primo punto, il Governo è intervenuto, ad esempio, nell’ambito dell’articolo 78, prevedendo il termine di centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del codice per l’emanazione dell’atto attraverso il quale l’ANAC dovrà determinare criteri e modalità per l’iscrizione e la tenuta dell’Albo dei commissari di gara.
In materia di subappalto, con l’ultima revisione, il Governo ha “reinserito” il limite del 30%, contravvenendo a quel subappalto illimitato previsto invece nelle prime versioni della riforma.
Sul versante del soccorso istruttorio, è stata invece mantenuta la necessità di pagare una sanzione pecuniaria in caso di regolarizzazione della documentazione mancante da parte del concorrente interessato, in misura non inferiore all’uno per mille e non superiore all’uno per cento del valore della gara e comunque non superiore a 5.000 euro.

Il nuovo codice degli appalti pubblici e concessioni riduce notevolmente il numero delle disposizioni di riferimento, visto che consta di soli 217 articoli.

Viene inoltre superato il “vecchio” regolamento di esecuzione, sostituito dalle linee guida di ANAC e Ministero, superando così un modello essenzialmente rigido.

Sarà comunque necessario attendere gli sviluppi applicativi ed interpretativi della riforma per verificare l’effettivo impatto sul sistema.

 

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