Professionisti vs. società di ingegneria: 'Il Ddl concorrenza è un condono' | Architetto.info

Professionisti vs. società di ingegneria: ‘Il Ddl concorrenza è un condono’

Le professioni tecniche sempre più in allarme per le modifiche all'art. 31 del Ddl concorrenza. Freyrie: "Il ministro intervenga contro questo obbrobrio giuridico"

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E’ in arrivo il ‘condono‘ per le società di ingegneria: così la Rete delle professioni tecniche definisce, duramente, l’imminente approvazione di una modifica promossa dal Governo al testo dell’articolo 31, nell’ambito dell’esame del Ddl Concorrenza. L’obiettivo, per la Rpt, è sanare gli illeciti commessi negli ultimi 18 anni da alcune società di ingegneria.

“Nonostante i proclami sul “mai più condoni!” sbandierati da questo Governo”, afferma la Rete, “l’articolo 31 disponga una vera e propria sanatoria per gli illeciti commessi dalle società di ingegneria che, negli ultimi 18 anni, hanno illegittimamente operato nel mercato privato. Un condono che sarebbe meglio definire ad societatem, visto che questi illeciti sono stati compiuti da un ristrettissimo numero di società, mentre la grandissima maggioranza di esse ha sempre operato unicamente entro l’alveo degli appalti pubblici”.

“Ci dispiace molto constatare che su questo tema il Parlamento e l’Esecutivo si pieghino a logiche di interesse particolare – ha affermato Armando Zambrano, Coordinatore della Rete e Presidente del Consiglio nazionale ingegneri, già molto critico nei confronti delle modifiche all’articolo – calpestando il lavoro di equilibrio fatto fino ad oggi con la nostra massima apertura, sfociato nell’accettabile formulazione dell’articolo 31 uscita dalle Commissioni”.

“Secondo la formulazione approvata dalle Commissioni e da noi caldeggiata – ha precisato Zambrano – l’accesso alla sanatoria era subordinato all’adempimento di alcuni obblighi minimi cui sono sottoposti i professionisti e le loro società, incluso il rispetto di regole deontologiche. D’altra parte, nel corso dell’interlocuzione con le Commissioni, noi professionisti tecnici, per puro spirito di collaborazione con le istituzioni, abbiamo rinunciato ad imporre alle società di ingegneria limiti e vincoli al possesso di quote di capitale da parte dei soci non professionisti, che pure valgono per le società di capitale dei professionisti (STP). Ma è assolutamente inaccettabile che le società di ingegneria non siano sottoposte al controllo deontologico e disciplinare degli Ordini, l’unico che può comminare sanzioni immediate ed efficaci in attesa che la giustizia ordinaria compia il suo lento corso”.

L’emendamento proposto dal Governo – denuncia la Rete delle Professioni Tecniche – apre alle società di ingegneria il mercato privato in cambio della previsione improvvisata e parziale di alcuni obblighi, ma senza alcun controllo disciplinare. Creando, come se non bastasse, a spese del contribuente, un incomprensibile registro che andrà ad ingolfare la macchina amministrativa di qualche ministero, in barba ai processi di semplificazione e di spending review. Un registro illegittimo, perché la vigilanza sulle professioni ordinistiche è propria solo ed esclusivamente del Ministero della Giustizia.

“Ci appelliamo al Ministro Orlando – ha affermato Leopoldo Freyrie, Consigliere della Rete e Presidente del Consiglio nazionale degli architetti – perché intervenga ad impedire questo obbrobrio giuridico. Sui pareri delle Commissioni Finanze e Attività produttive, della Commissione Giustizia, della Commissione Ambiente, dello stesso Governo e dell’Antitrust, prevale l’arroganza di chi vuole operare sul mercato senza alcun controllo e di chi nel Governo gli fa da sponda. La stanno dando vinta a quelle società di ingegneria che vogliono essere libere di scaricare le responsabilità disciplinari unicamente sui professionisti che lavorano alle loro dipendenze”.

“Il passaggio da una buona proposta di legge ad una semplice sanatoria – ha dichiarato Maurizio Savoncelli, Consigliere della Rete e Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri – a quanto pare, è molto breve. Per noi restano saldi i principi di giusta concorrenza, di rispetto dei codici deontologici e di legalità nello svolgimento dell’attività professionale, principi che al Governo, a quanto pare, sembrano non interessare”.

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