Ddl lavoro autonomo, anche gli architetti romani invocano modifiche | Architetto.info

Ddl lavoro autonomo, anche gli architetti romani invocano modifiche

Una nota dell'Ordine degli architetti di Roma chiede revisioni del testo sul lavoro autonomo che già ha suscitato molte perplessità

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Proseguono le prese di posizione nette contro il cosiddetto ‘Jobs Act delle partite Iva‘, il ddl sul lavoro autonomo tanto atteso dal mondo dei professionisti quando accolto con diffidenza nel momento in cui è trapelata la bozza del testo.

Nei giorni scorsi si è schierato contro il testo il sindacato Inarsind, in una lettera indirizzata direttamente al premier, Matteo Renzi.

A unirsi al coro di voci che chiedono revisioni è adesso l’ordine degli architetti di Roma. Punto di partenza è il riconoscimento che il ddl “rappresenta un passo avanti perché per la prima volta la politica redige un documento organico sul lavoro autonomo, introducendo alcune tutele e riconoscendolo come uno dei pilastri importanti del sistema economico italiano”.
“Tuttavia” precisano gli architetti romani, “risultano evidenti alcune gravi mancanze nel testo presentato: senza opportuni correttivi questo provvedimento rischia di incidere ben poco nella vita professionale e personale dei lavoratori autonomi e in particolare dei professionisti iscritti agli Albi, che rappresentano una parte preponderante del lavoro autonomo”.
Il principale problema dei lavoratori autonomi è il diritto a contrattare una prestazione compensata equamente e il ddl non prevede, per i mancati pagamenti, la possibilità di ricorrere al rito del lavoro crediamo sia giunto – si legge ancora nella nota – il momento di affrontare il tema del compenso equo per il lavoro professionale: le tariffe professionali, eliminate nella rincorsa al modello liberista, costituivano l’affermazione di questo principio e, pur non rappresentando un sistema perfetto, dobbiamo chiederci come regolamentare un mondo del lavoro in cui, all’architetto con redditi medi di euro 17.000 lordi annui, si arriva a chiedere prestazioni di altissimo livello per pochi euro l’ora. Limitare inoltre molte delle norme del ddl ai soli professionisti iscritti alla Gestione separata INPS limita e depotenzia un testo che potrebbe avere ben altro rilievo e valore qualora parlasse della libera professione in tutte le sue accezioni”.
Pur preservando l’autonomia statutaria e regolamentare delle Casse Professionali, va ribadito con forza che alcuni diritti fondamentali, come quello alla salute e al concepimento, appartengono al lavoratore in quanto tale e non perché iscritto o meno a un certo istituto di previdenza: per questo chiediamo al Governo, ma anche a Inarcassa – concludono gli architetti romani – di aprire il dibattito in merito alla possibilità di considerare le tutele previste dallo Statuto dei Lavoratori Autonomi come diritti minimi a cui i diversi istituti di previdenza si adeguano”.

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