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Decreto BIM: finita la consultazione, ora si attende il testo attuativo

Le proposte degli stakeholder sono state raccolte fino al 3 luglio 2017. Il MIT deve ora procedere alla redazione del decreto di attuazione

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Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha messo in consultazione pubblica il testo del Decreto BIM che attua l’art. 23 comma 13 del Nuovo Codice appalti.

Gli stakeholder hanno avuto modo e tempo di fare le loro osservazioni fino allo scorso 3 luglio e da ieri si stanno raccogliendo gli esiti di tale interpello per poter procedere alla fase successiva: l’emissione del decreto attuativo prescritto dalla normativa appalti.

Vediamo quali sono i punti essenziali evidenziati dalla proposta attuativa.

Obbligatorietà dello strumento

La relazione illustrativa evidenzia come il provvedimento consta di 8 articoli, tra i quali l’art. 6, in materia di entrata in vigore e vincolatività, prevede che dal 2019 le stazioni appaltanti dovranno prevedere l’utilizzo del Bim per tutti i “lavori complessi” di importo superiore a cento milioni di euro.

Importante è la natura di questa categoria di lavori, i quali vengono “caratterizzati da elevato contenuto tecnologico o da una significativa interconnessione degli aspetti architettonici, strutturali e tecnologici”. Sono considerati complessi anche i lavori caratterizzati da “rilevanti difficoltà realizzative”.

Dal gennaio 2020, invece, prenderà avvio un graduale processo di estensione dell’obbligatorietà del BIM.

Nel 2025 l’utilizzo del BIM verrà riguardare tutte le opere pubbliche.

Gli interessi pubblici perseguiti con il BIM

Come segnalato dal MIT nel comunicato stampa che annuncia la consultazione pubblica, il d.lgs. 50/2016 ha introdotto, come previsto da direttiva europea, l’obbligatorietà di metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, nella progettazione.

L’interesse primario tutelato è la razionalizzazione delle attività di progettazione e delle connesse verifiche, andando a migliorare e snellire processi che fino ad oggi hanno influito su tempi e modi di partecipazione agli appalti.

Natura e definizione del BIM

Il BIM (Building Information Modeling) è un processo già largamente diffuso in ambito di costruzioni civili. Tale modello consente l’integrazione di metodi e strumenti elettronici specifici in materia di progettazione, realizzazione e gestione di costruzioni in ambito di edilizia e infrastrutture. Si raggiunge il dichiarato risultato della digitalizzazione dei dati di un processo di costruzione, dalla progettazione sino alla successiva esecuzione.

Il punto forte di questo modello è la condivisione delle informazioni mediante processi di integrazione condivisi dai diversi operatori (architetti e ingegneri) che agiscono nell’intero processo di costruzione.

Le prescrizioni per le amministrazioni

L’art. 3 prevede che le stazioni appaltanti, per poter chiedere a imprese e progettisti di utilizzare il BIM, investano in formazione con un preciso piano di aggiornamento del personale. Poi dovranno essere rispettate due condizioni:

  1. predisposizione di un piano di acquisto e manutenzione strumenti hardware e software di gestione digitale dei processi decisionali e informativi, adeguati alla natura dell’opera;
  2. organizzazione di una struttura di controllo e gestione delle procedure.

Non resta che verificare a breve l’esito dell’indetta consultazione sul mercato, al fine di avere più chiaro il quadro delle segnalazioni e commenti che sono giunte dai diversi stakeholder.

In questo modo, potremo anche anticipare una vera proiezione sulla struttura definitiva che andrà ad assumere il decreto attuativo del MIT.

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