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Giovani architetti: ok, ma giovani fino a quando?

Risponde il Consiglio di Stato affermando che per considerare un progettista “giovane", i cinque anni devono decorrere dalla data di iscrizione nel rispettivo albo

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Nell’ambito delle gare per la progettazione esecutiva e l’esecuzione di lavori, l’articolo 253 comma 5 del Dpr n. 207/2010, prevedeva che i raggruppamenti temporanei di progettisti dovessero includere almeno un laureato abilitato da meno di cinque anni all’esercizio della professione e, secondo quanto stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato, sez. VI, del 2 maggio 2016, n. 1680 (scarica la sentenza), il periodo di cinque anni decorre dal momento dell’iscrizione nel relativo albo e non dalla data di superamento dell’esame di abilitazione.

Il rapporto professionale che lega il giovane professionista con gli altri componenti del raggruppamento non deve essere, inoltre, formalizzato mediante un contratto ma è sufficiente la sottoscrizione del (solo) progetto.

Tale requisito, infine, non deve essere mantenuto per tutta la durata della gara, ma è sufficiente che sia posseduto al momento della presentazione della domanda, atteso che i requisiti come quello in questione “non possono soggiacere all’incertezza della durata delle procedure di gara e dunque al principio di continuità dei requisiti.”.

 

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Una gara per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di restauro e valorizzazione di un complesso architettonico, aggiudicata ad un raggruppamento temporaneo, è stata sottoposta all’esame del Tribunale amministrativo regionale competente e del successivo giudizio del Consiglio di Stato.

L’impresa seconda classificata contestava infatti il provvedimento di aggiudicazione per una serie di motivi, tra cui:

  • la mancanza in capo all’aggiudicataria dei requisiti tecnici di progettazione richiesti negli ultimi 10 anni;
  • il mancato svolgimento di determinati “servizi di punta” previsti dal capitolato di gara, di cui all’articolo 263 comma 1 lett. c) del Dpr n. 207/2010 (abrogato);
  • la violazione dell’art. 253 Dpr 207/2010 sui requisiti del giovane professionista;
  • l’irregolare attivazione del soccorso istruttorio da parte della stazione appaltante nella fase di dimostrazione dei requisiti. Secondo l’appellante, questo procedimento sarebbe limitato alla fase della verifica della documentazione amministrativa.

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Concentrando l’attenzione sui requisiti del giovani architetti, la sentenza afferma che il mero superamento dell’esame di abilitazione non legittima il laureato a fregiarsi del titolo professionale, essendo necessaria l’iscrizione nel rispettivo albo.

I requisiti occorrenti per l’esercizio della professione vengono infatti attestati solo con l’iscrizione all’albo, “che costituisce il solo provvedimento abilitante in senso proprio all’esercizio della professione”.
Sul possesso del requisito di giovane professionista, la sentenza afferma inoltre che lo stesso debba sussistere al momento della presentazione della domanda e non è richiesto per tutta la durata della procedura.

Il D.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nuovo Codice dei contratti pubblici, abrogando fin dalla sua immediata entrata in vigore  (19 aprile 2016) buona parte del “vecchio” regolamento di esecuzione, in merito ai requisiti dei giovani progettisti ha previsto l’emanazione di un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, da adottarsi, sentita l’ANAC, entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore.

Con questo decreto, saranno individuati, tra gli altri, i criteri per garantire la presenza di giovani professionisti in forma singola o associata nei gruppi concorrenti ai bandi relativi a incarichi di progettazione, concorsi di progettazione e di idee di cui le stazioni appaltanti tengono conto ai fini dell’aggiudicazione (articolo 24 comma 5 D.lgs. 50/2016).

Vista l’immediata abrogazione dell’articolo 253 del “vecchio” Dpr 207/2010, sarà quindi necessario attendere l’emanazione del suindicato decreto per capire quali saranno le tutele previste a favore dei giovani progettisti.

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