Gli architetti sul Codice appalti: 'Ci sia precisione tecnica' | Architetto.info

Gli architetti sul Codice appalti: ‘Ci sia precisione tecnica’

Leopoldo Freyrie, presidente Cnappc, sulla Legge delega in discussione alla Camera: "Non si contano le infrastrutture recenti crollate per le loro carenze, mentre il Pantheon è ancora lì"

Leopoldo Freyrie, presidente Cnappc
Leopoldo Freyrie, presidente Cnappc
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“La migliore garanzia della qualità progettuale e, quindi, dell’economicità e della sostenibilità di un’opera pubblica è assicurata, in tutte le nazioni avanzate salvo che nel nostro Paese, da progetti di qualità, completi ed esaurienti, scelti in modo trasparente, attraverso la formula del concorso che consente di confrontare diverse soluzioni misurate su parametri di durabilità, funzionalità e qualità. La delega al Governo sul Codice degli Appalti, in discussione alla Camera, contiene importanti antivirus che possono contrastare mancanza di trasparenza e di qualità, opacità e sprechi di denaro pubblico. Ci auguriamo essi vengano mantenuti, scongiurando il fatto che, nella stesura finale del provvedimento, prevalgano le problematiche legulee e i cavilli giuridico-formali piuttosto che una attenta e puntuale declinazione tecnica, culturale e ambientale delle caratteristiche che devono informare e possedere ogni progetto pubblico”: così il Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, sul tema del disegno di legge delega sul Codice appalti.

“Serve approvare con urgenza il nuovo Codice non solo per riportare al centro del sistema progetti seri, completi e di qualità e garantire opere rispettose dei tempi e dei costi, ma anche per evitare situazioni come quelle in cui versa l’Anas che ha dichiarato una esposizione passiva di 4,3 miliardi per contenziosi su gare, progettazione e lavori cui si aggiungono altri 4,3 miliardi per riserve delle imprese. Come dire che l’esposizione passiva di ANAS risultante dagli effetti dell’applicazione, giusta o sbagliata dell’attuale Codice degli appalti, vale all’incirca come cinque Expo o due Ponti sullo Stretto o due abrogazioni della TASI”, afferma Leopoldo Freyrie, presidente Cnappc.

“Questo è solo un esempio – continua – ma come è accaduto ed accade per altri Enti Appaltanti, è il risultato dell’aver massacrato, negli ultimi vent’anni, il progetto pubblico – considerandolo un inutile orpello, un atto meramente amministrativo – affidandolo a quanti hanno proposto il massimo ribasso, pretendendo che lo si potesse realizzare in poche settimane, appaltando sui preliminari e pensando che bastasse un soggetto ricco e organizzato per fare della buona progettazione”.

“Durabilità, funzionalità e bellezza di un’opera pubblica – noi architetti non ci stanchiamo mai di ribadirlo – sono parametri che solo un progetto di qualità può garantire. Parametri che altro non sono che le categorie vitruviane, ma da Marco Vitruvio Pollione ad oggi le cose sono assai peggiorate. Contiamo che il Governo impari dalla Roma augustea: il Pantheon è ancora lì a stupirci con la sua bellezza e tecnica costruttiva, dopo 2 millenni mentre non si contano gli edifici pubblici e le infrastrutture, costruite in anni recenti, che a causa delle loro carenze costruttive e progettuali risultano miseramente inutilizzabili a pochi anni dalla loro inaugurazione”.

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