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Il Consiglio architetti denuncia Cocontest all’Antitrust

La denuncia del Consiglio nazionale architetti contro la piattaforma di crowdsourcing Cocontest: "E' svilente per la categoria e viola le norme"

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Tra i progettisti italiani imperversano le polemiche legate a Cocontest, la piattaforma di crowdsourcing che mette in collegamento chi deve arredare, ristrutturare progettare una  casa o un ufficio attraverso una sorta di concorso tra soggetti privati, clienti e architetti. 

Il Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori nei giorni scorsi ha denunciato la società che gestisce il sito all’Antitrust, colpevole di “offrire prestazioni professionali diffondendo, a tutto danno dei consumatori, informazioni  ingannevoli che, nel contempo, screditano la categoria degli architetti”. Una pratica che, secondo l’organo, “viola le leggi italiane e le direttive europee che regolano il rapporto tra professionisti e clienti”.

In questa segnalazione all’Antitrust si sostiene che “Cocontest fornisca solo idee di progetti, senza verificare se esse siano soluzioni architettoniche fattibili e se siano progettate da professionisti competenti e abilitati”. Per il Cnappc “le affermazioni riportate sulla piattaforma risultano spesso ingannevoli per il consumatore e diffamanti gli architetti, affermando che solo sul sito è possibile trovare soluzioni rapide ed economiche in quanto tutti gli altri architetti italiani ed europei che esercitano la professione offrono prestazioni lente ed a caro prezzo“.

“Nel sito”, continua il Consiglio, “non viene mai specificato e spiegato al consumatore che, laddove si progettino interventi edilizi, in Italia, come in Europa, bisogna produrre progetti e documenti complessi, a garanzia della sicurezza e salute dei cittadini e nel rispetto dell’ambiente: per questo motivo la legge in Italia e in Europa obbliga l’utilizzo di professionisti competenti e abilitati ai sensi di specifiche normative nazionali”. 

Per questo il Cnappc definisce l’attività “svilente”: perché “se solo “il progetto vincitore” riceverà un onorario, nemmeno definito come tale ma come “premio”, tutti gli altri saranno comunque stati lavori gratuiti”. E comunque “non si specifica che con tale “progetto” l’ipotetico committente non potrà svolgere alcuna pratica autorizzativa a meno di rivolgersi successivamente a un professionista che lo sviluppi nella sua reale complessità e nei tempi necessari”. 

“Dietro l’immagine dell’innovazione – il crowdsourcing – si cela quindi il cinico sfruttamento di professionisti disperati che pagano una mediazione per la vaga speranza di una possibile opportunità di lavoro, ingannando, al contempo il consumatore che viene illuso di poter godere di una progettazione low-cost”, conclude la denuncia del Cnappc.

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