Inarcassa: quale futuro per architetti e ingegneri? | Architetto.info

Inarcassa: quale futuro per architetti e ingegneri?

wpid-2893_.jpg
image_pdf

Da Inarcassa arrivano notizie complessivamente non buone per gli architetti e gli ingegneri iscritti. A cavallo di due importanti scadenze previdenziali, i pagamenti delle rate dei contributi minimi fissate come tutti gli anni il 30 giugno e il 30 settembre (per chi non ha deciso di rateizzare i pagamenti, novità introdotta quest’anno tra le misure “anticrisi”), e con un settore che ogni anno sembra sprofondare sempre di più nel baratro.

Inarcassa “in cifre”: come siamo messi?

A conferma di una situazione reddituale in caduta libera e che rispecchia in toto la difficilissima congiuntura economica, l’ente previdenziale ha pubblicato l’edizione 2014 della sua “Inarcassa in cifre”, che, attraverso statistiche su iscritti e pensionati, redditi e volumi d’affari, aggiorna la situazione generale al 2013, basandosi sulle dichiarazioni dei redditi 2012. Che cosa ne emerge?

Dagli ultimi dati disponibili si evince prima di tutto come il numero degli iscritti, ingegneri e architetti, a Inarcassa abbia raggiunto la ragguardevole cifra di 167.092. Il trend continua ad essere in ascesa, anche se sempre più ridotta: il salto tra 2002 e 2004 aveva infatti registrato un +8,5%, percentuale che tra 2012 e 2013 si è ridotta a un +1,4%. Di questi 167.092, il 5,7% (9.513) è pensionato, il 79,4% contribuente “intero” e il restante 14,9% contribuente “ridotto” (ossia under 35 per i primi cinque anni di iscrizione anche non continuativi).

Analizzando il trend più di lungo periodo (che fa e avrebbe dovuto fare molto riflettere) emerge come dal 1990 in avanti si sia assistito a una vera e propria impennata degli iscritti, partiti dai 41.952 del 1990 (momento in cui al basso numero di iscritti si accompagnava però una situazione lavorativa che permetteva redditi più alti di oggi, oltre che un diverso riconoscimento del lavoro svolto) e aumentati quindi di più di 125.000 in quasi 25 anni.

Come prevedibile, alcune differenze sono apprezzabili nella tipologia di lavoro svolto tra ingegneri (il cui universo comprende molte specializzazioni) e architetti (storicamente maggiormente impegnati nel mondo dell’edilizia e delle costruzioni e più orientati allo svolgimento della libera professione): fra gli architetti infatti prevale chi esercita la libera professione (il 55,8% è iscritto a Inarcassa), mentre fra gli ingeneri sono più diffuse forme di lavoro, assimilabili al lavoro dipendente (gli iscritti alla cassa sono 30,3%).

I redditi dichiarati

I numeri relativi ai redditi fanno allarmare: 42.382 iscritti (il 26,4% del totale), architetti e ingegneri, ha dichiarato un reddito professionale al di sotto dei 10.000 euro annui. E altri 20.359 (12,7%) hanno guadagnato dalla propria attività tra i 10.000 e i 15.000 euro. Se si sommano ai 10.787 (6,7%) che hanno dichiarato un reddito nullo (per essere iscritti a Inarcassa è necessario avere partita iva, essere iscritti a un Ordine professionale e non avere altre forme pensionistiche obbligatorie), quasi la metà degli iscritti, il 45,8%, ha avuto un reddito al di sotto dei 15.000 euro annui e la maggioranza di questi si situa al di sotto dei 10.000.

Che vuole anche dire, oltre a scarsi e scarsissimi mezzi per vivere (ma anche per esercitare una professione che difficilmente potrà portare a una crescita), rimetterci in tanti casi nel pagamento dei contributi minimi Inarcassa obbligatori annuali (arrivati ai 3.000 euro attuali) e avere basse pensioni, con prospettive per il futuro che, almeno in Italia, non lasciano nemmeno intravedere un timido miglioramento della situazione.

Solo meno del 30% (il 27,5%) ha dichiarato redditi superiori ai 30.000 euro annui, mentre i “ricchi”, dai 60.000 euro in su, sono meno del 10%.

E deve dare ulteriormente da pensare la distribuzione per fasce d’età: lasciando da parte gli under 30 (in teorico avvio dell’attività lavorativa), il maggior numero di chi dichiara questi redditi è composto da professionisti con età compresa tra i 31 e i 40 anni (quindi giovani) che invece all’estero sono il gruppo che guadagna in proporzione di più, con redditi che si abbassano man mano che l’età avanza. E percentualmente sono anche il gruppo di contribuenti più numeroso, 55.174: 11.397 sono gli under 30, 47.230 quelli tra i 41 e i 50 anni, 25.749 tra i 51 e i 60, 11.075 tra i 61 e i 65 e 9.611 quelli che hanno più di 65 anni.

Avendo gettato queste basi, estremamente difficili da correggere, c’è (e c’era già 10-15 anni fa) da chiedersi cosa sarebbe successo nel futuro, a prescindere dalla situazione economica che sta dando il colpo di grazia a tutto il sistema.

Guardando i dati più ampi, complessivamente il reddito medio tra 2007 e 2012 è passato dai 33.037 ai 26.400 euro (segnando quindi una perdita di circa 553 euro al mese in soli sei anni), con volumi d’affari medi ridotti di conseguenza. E vistosissime sono le differenze tra uomini e donne, sia architetti che ingegneri, che la collocazione geografica inasprisce, nel livellamento verso il basso.

Nel 2012, la media dei redditi professionali è stata di 33.134 euro per gli ingegneri (35.120 per gli uomini e 19.470 per le donne) e di 20.505 per gli architetti (uomini 24.181 e donne solo 14.793), con volumi d’affari medi rispettivamente di 41.047 euro e 26.726 euro. Mentre per entrambe le categorie più aumenta l’anzianità contributiva più aumentano i redditi, i guadagni delle donne ingegnere sono mediamente il 55,4% di quelli degli uomini (35.120 euro contro 19.470 euro) e le architette hanno un reddito, basso, pari al 61% di quello degli architetti (14.793 euro contro 24.181 euro). Le donne quindi, pur aumentando il loro peso numerico soprattutto fra gli architetti, continuano ad essere troppo penalizzate sotto il punto di vista del reddito e lo saranno ancora quando sarà giunto il momento di ricevere l’assegno pensionistico. Il tutto senza concreti supporti né aiuti da parte dello Stato, degli Ordini professionali e di Inarcassa stessa.

Geograficamente, permanendo le marcate differenze di genere, sempre nel 2012 si è guadagnato di più lavorando al nord per entrambe le categorie: per gli ingegneri i redditi sono mediamente tra i 41.000 e 42.000 euro al nord, diventano 32.000 al centro e scendere ai 22-23.000 del sud e isole, mentre per gli architetti sono 23-24.000 al nord, 19.700 al centro e 13.500-13.800 al sud.

Confrontando il 2007 e il 2012, si è registrato un generale e progressivo impoverimento di pressoché tutte le regioni, i cui redditi medi in 5 anni sono scivolati indietro di almeno uno “scaglione” (pari a 5.000 euro).

Le pensioni

Il quadro più completo sulla situazione arriva grazie ai numeri relativi alle pensioni attualmente pagate da Inarcassa (quadro che permette confronti, inclementi, con la situazione dei futuri pensionati, ossia gli attuali contribuenti: è sufficiente andare nell’area iscritti su www.inarcassa.it e provare a impostare il calcolo della propria pensione).

Il 2013 è stato il primo anno di applicazione della riforma contributiva che ha sostituito la pensione di vecchiaia, la pensione di anzianità e la prestazione previdenziale contributiva (PPC) con la pensione di vecchiaia unificata (PVU) distinta in tre tipologie: ordinaria (età pensionabile che a regime sarà di 66 anni con un’anzianità contributiva minima di 35 anni), anticipata (63 anni d’età e 35 di anzianità)e posticipata (70 anni, in adeguamento alla speranza di vita media, non considera anzianità minima).

Nel complesso, stante una spesa in incremento costante, nel 2013 i pensionati Inarcassa erano 23.080 (9.993 nel 1996) e hanno percepito mediamente un assegno di 18.419 euro. Come prevedibile, non tutte le tipologie di pensioni hanno dato gli stessi emolumenti (comprendendo anche le reversibilità, quelle indirette, di invalidità e inabilità e le totalizzazioni che danno cifre anche molto diverse fra loro): le pensioni di vecchiaia e di anzianità (calcolate ovviamente secondo parametri diversi da quelle del futuro e su basi reddituali che difficilmente si ricostituiranno) sono state pagate mediamente e rispettivamente 28.062 euro e 33.187 euro.

Sempre nel 2013, il rapporto globale tra iscritti e pensionati era di 10 pensionati ogni 72 iscritti (7,2), con differenze di area geografica: dai 61 iscritti del centro ai 96 del sud. Storicamente, dopo il picco raggiunto nel 2007 (più di 110 iscritti ogni 10 pensionati), la situazione si sta riportando, purtroppo con redditi e contesto profondamente modificato, a quello che era nel 1996, quando il rapporto iscritti/pensionati era di circa 60 iscritti ogni 10 pensionati.

E nel frattempo, Inarcassa è sempre più difficile da contattare…

Invece che venire sempre più incontro agli iscritti, infatti il cambio di call center sembra avere finora portato solo problemi: dal 3 giugno infatti Inarcassa ha un nuovo punto di riferimento per gli iscritti, gestito dalla Società Visiant Contactsrl – Engineering, Ingegneria Informatica spa. Purtroppo chi ha necessità di mettersi in contatto con l’ente (che sembra fatichi a rispondere anche alle mail) ha davanti a sé un percorso ad ostacoli che richiede un’ottima dose di pazienza e una grande quantità di tempo da perdere, visti tempi di attesa tali che hanno anche spinto l’Ordine degli architetti di Torino a scrivere ufficialmente a Inarcassa portando le lamentele dei propri iscritti. Speriamo che a questa fase di start up (di cui l’ente di scusa anticipatamente sul proprio sito) seguano i miglioramenti promessi.

Scarica le statistiche Inarcassa

Copyright © - Riproduzione riservata
Inarcassa: quale futuro per architetti e ingegneri? Architetto.info