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Indagine sulla professione di architetto, Freyrie: “Siamo alla soglia della poverta’”

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“Siamo alle soglie della povertà”, così Leopoldo Freyrie, presidente Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, sui dati dell’indagine sulla professione di architetto commissionata dal Cnappc e realizzata insieme a Cresme. Un’analisi che fotografa la crescente drammaticità della situazione degli architetti in Italia, con i redditi che sono crollati del 40% in pochi anni e i corsi di laurea che perdono attrattiva nei confronti delle fasce più giovani.

“Senza una inversione di rotta, da parte della politica e del Governo, rischiamo di non sopravvivere alla crisi”, spiega Freyrie. “La vera risposta sta nel lancio e nella realizzazione di un grande progetto d’investimento di idee e di denaro sulle città per intervenire sugli 8 milioni di edifici che si avviano a fine vita; per risparmiare 25 miliardi di euro all’anno di energia che viene, di fatto, sprecata; per mettere le case e le città in sicurezza da sismi ed inondazioni, alle quali anche in queste ore siamo costretti ad assistere; per realizzare spazi pubblici che ridiano il senso delle comunità, ricreando le condizioni affinché fioriscano idee, innovazione e impresa”.

“Serve anche superare – e serve farlo subito – le anacronistiche regole discriminatorie che impediscono alla stragrande maggioranza degli studi professionali di piccole e medie dimensioni e pressoché alla totalità dei giovani architetti italiani di partecipare alle gare per l’affidamento di servizi di architettura e di ingegneria”, continua il presidente Cnappc.

“Ci battiamo da anni contro il vecchio sistema che, fissando requisiti quantitativi, come il fatturato ed il numero di dipendenti del professionista, ha di fatto progressivamente riservato questo mercato ad un numero molto ridotto di strutture professionali. Ciò in contraddizione con le più recenti direttive europee in materia di appalti.”

“In questo momento di crisi”, conclude, “siamo pronti ad organizzarci in reti professionali e interprofessionali sul territorio nazionale e nel mondo e a cambiare anche profondamente i nostri Studi professionali per integrare conoscenze e competenze. Chiediamo però, primo un segnale da parte dello Stato: quello di estendere ai professionisti che si aggregano le agevolazioni fiscali che la legge di Stabilità 2015 prevede per le attività di impresa e di lavoro autonomo nella fase di start up”.

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