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L’Italia è un Paese di architetti. Sottopagati

Indagine Cresme: siamo al primo posto in Europa per numero di architetti ma gli stipendi sono troppo bassi

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L’Italia è un Paese di architetti. Sottopagati. E’ questo, in estrema sintesi, il dato più importante evidenziato dal recente rapporto pubblicato dal Cresme “La città del futuro. Roma 2030 l’architettura come risorsa”. In Europa i nostri professionisti non conoscono rivali: l’Italia è il paese con il più alto numero di architetti in attività sia in termini assoluti, sia in termini relativi, visto che ve ne sono 2,5 ogni mille abitanti. La media europea è 0,96, ma in Francia gli architetti solo lo 0,45 per mille, nel Regno Unito lo 0,57, in Svezia lo 0,57 mentre in Germania gli architetti sono 1,33 ogni mille.

Una medaglia d’oro da prendere come un vanto nazionale? Può darsi. Le cose cambiano in maniera radicale, però, quando si analizzano il reddito e l’occupazione degli architetti. Secondo i dati esposti nel Rapporto, nel 2013 il reddito medio degli architetti italiani è stato stimato pari a 19 mila euro di reddito imponibile (misurati a parità di potere d’acquisto, detratti i costi dell’attività); questo reddito posiziona gli architetti italiani al 19° posto in Europa su 27 paesi. Numeri allarmanti che fanno scivolare l’Italia sotto realtà come Turchia, Slovenia e Estonia, e comunque ben lontano dai 29 mila euro medi stimati per il livello europeo, e soprattutto dei 54,7 mila euro della Svizzera, i 44 dell’Olanda, i 43 della Germania.

Anche per quanto concerne il lavoro c’è ben poco da essere ottimisti. Gli esperti del Cresme sottolineano come “ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea di secondo livello (magistrale o magistrale a ciclo unico) il tasso di disoccupazione degli architetti è arrivato al 31%, nel 2008 era pari al 9,7%. Contestualmente, il tasso di occupazione è sceso al 60% (dall’84% del 2008)”. Come combattere questo trend? Andando a lavorare all’estero: il 44% del campione degli architetti che ha partecipato all’indagine ha preso in considerazione la possibilità di avviare o incrementare la propria attività fuori dai confini italici, soprattutto in Europa e nelle economie emergenti, dove la richiesta di professionisti è maggiore.
Eppure l’Italia rimane terreno fertile per i professionisti, soprattutto per coloro che vogliono rischiare in proprio e guardano con interesse alle nuove opportunità. In tal senso, si legge sempre nel rapporto Cresme, va tradotta la “risorsa” Città Metropolitana, realtà territoriali del futuro dove l’economia sostenibile, l’efficienza energetica e tutto ciò che è “green” saranno dei punti di riferimento importanti.

Secondo Patrizia Colletta, Presidente del Dipartimento “Progetto sostenibile ed efficienza energetica” dell’Ordine Architetti di Roma, “I dati proposti dal Cresme evidenziano l’esigenza di ripensare completamente il ruolo della professione affinché sia funzionale ad una società che esprime dei fabbisogni da una parte insoddisfatti e dall’altra oggi solo annunciati. Serve un architetto che diventi regista del processo di pianificazione del futuro, in grado di dialogare con i diversi saperi con un approccio multidisciplinare, detentore di know now capace di seguire il processo di innovazione”. Un professionista, dunque, “che sappia condividere un nuovo progetto di convivenza civile rifiutando l’adattamento silente alle regole del clientelismo e delle pratiche corruttive”. “In questo processo di rigenerazione etica l’architetto deve assumere funzioni di leadership intellettuale, culturale e professionale, integrando le conoscenze per garantire il rinnovo sostenibile della città, affrontando con determinazione e sistematicità il tema del salto di scala del rapporto tra identità e innovazione, tra consumo illimitato ed equità di accesso alle risorse, tra innovazione tecnologica di processo e di prodotto e più servizi, tra governo della cosa pubblica e nuovo partenariato privato” ha concluso la Colletta.

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