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Professione architetto: gli abilitati calano di molto nel 2015

Uno studio del Centro Studi Cni rileva il calo consistente del numero degli abilitati alla professione di architetto nel 2015. Ed è facile intuirne le ragioni

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Gli esami di abilitazione alle professioni tecniche hanno registrato nel 2015 dati poco confortanti, tra i più bassi degli ultimi vent’anni. A riportarlo è un rapporto del Centro studi del Consiglio nazionale ingegneri (che si può scaricare a questo link) ma che ha preso in considerazione anche le professioni legate.
Secondo il rapporto, nel corso del 2015 hanno affrontato (spesso senza esito positivo) le prove dell’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di architetto 7.741 laureati: quasi la metà dei valori registrati tra il 2003 e il 2006, arco temporale di confronto preso dall’analisi del Centro Studi Cni, un raffronto spietato anche nel caso delle professioni ingegneristiche.

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© Centro Studi CNI

A differenza di quanto accaduto con le professioni ingegneristiche, le prove per l’abilitazione professionale nelle materie attinenti all’architettura si sono dimostrate decisamente più selettive. Lo dicono i dati: dei quasi 7.800 candidati (sono compresi tutti i settori delle due sezioni), solo 4.421 (pari ad appena il 57,1%) hanno conseguito il titolo professionale. La quota più consistente di queste abilitazioni (l’88%) è costituita dai 3.894 laureati (nel 2014 erano 4.837) che hanno conseguito il titolo abilitante per la professione di architetto (sezione A), mentre solo 282 (appena l’8% del totale) sono quelle inerenti la professione di architetto iunior.

Il rapporto offre dati interessanti anche a livello di distribuzione geografica e di atenei. Per gli architetti, la Seconda università di Napoli consolida la propria “leadership”, per quanto concerne il numero di abilitati (542), ma questo suo primato matura soprattutto grazie ad un tasso di successo degli esami di Stato più elevato (89,7%) rispetto ad altri atenei, tanto che per numero di candidati esaminati (604), lo stesso ateneo si colloca solo al quarto posto, dietro al Politecnico di Milano (884 candidati di cui solo il 41,5% abilitati) allo IUAV di Venezia (44,6% di abilitati) e all’Università di Firenze (53,3% di abilitati).

tabella 2

© Centro Studi CNI

Il tasso di successo generale (56,6%), oltre a mantenersi su valori decisamente inferiori rispetto a quello rilevato tra gli ingegneri, fa registrare anche una leggera flessione rispetto al 2014 dopo un triennio di progressiva crescita (50,4% nel 2012, 55,2% nel 2013, 57,6% nel 2014).
I più bassi tassi di superamento dell’esame di Stato si registra, nel 2015, presso il Politecnico di Torino (34,3% di promossi) e presso l’Università di Parma (35,6%), mentre, all’opposto, oltre a quanto già evidenziato per la Seconda università di Napoli, spicca l’Università di Ferrara con l’84,6% di promossi, sebbene lo stesso ateneo si fosse rivelato come uno dei più selettivi nel 2014 con solo il 36,7% di abilitati.

Il tasso di successo continua invece a migliorare costantemente tra gli architetti iuniores (dal 42% del 2010 si è arrivati al 55% del 2015). Ma come già nelle precedenti indagini, il quadro varia notevolmente tra Ateneo ed Ateneo, tanto che si va dal 21,2% di abilitati presso il Politecnico di Torino, al 100% di promossi a Bologna e Bari (ma in quest’ultimo caso si trattava di un solo candidato).

Non sembrano riscuotere infine particolare successo le altre figure professionali “parallele” agli architetti. Sebbene infatti i risultati delle prove per l’abilitazione risultino decisamente migliori, nel 2015 hanno conseguito il titolo professionale 135 Pianificatori (55 dei quali a Palermo e Reggio Calabria), 21 Pianificatori iuniores, 83 Paesaggisti (di cui 48 solo a Genova) e appena 6 Conservatori dei beni architettonici e ambientali. Riferendosi agli ingegneri, ma è facile applicare il medesimo ragionamento anche agli architetti, il rapporto identifica le concause principali in questo disinteresse nello scoraggiamento generale delle nuove generazioni ad affrontare la libera professione. Questo, da un lato è dovuto alla crisi del mercato delle costruzioni, dall’altro ai molti obblighi posti dalle novità normative, come l’assicurazione professionale obbligatoria e la formazione professionale obbligatoria.

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