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Rapporto Federcostruzioni 2015: perso il 3%, presto la ripresa

Presentato al Saie 2015 il rapporto di Federcostruzioni sull'intera filiera. I numeri continuano a essere drammatici, con la perdita di valore della produzione di circa il 3%. Ma il futuro potrebbe riservare la tanto auspicata inversione di tendenza

Rudy Girardi, presidente Federcostruzioni
Rudy Girardi, presidente Federcostruzioni
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Sebbene il 2014 sia stato un altro anno difficile per il settore delle costruzioni, all’orizzonte si inizia ad intravedere una fase differente, contraddistinta da un – seppur cauto – ottimismo per un settore che più di ogni altro ha pagato un duro prezzo alla crisi economica. E’ quanto emerge dal Rapporto 2015 di Federcostruzioni, “Il Sistema delle Costruzioni in Italia”, presentato il 14 ottobre 2015 al Saie 2015 di Bologna.

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Lo scenario di ripresa “appare realisticamente all’orizzonte dei prossimi anni”, ha dichiarato Rudy Girardi, presidente di Federcostruzioni. “Infatti nonostante il 2015 segni un andamento produttivo in lieve riduzione, dovrebbe prefigurare il punto di partenza per il ritorno a ritmi di crescita”.

Realizzata grazie alla collaborazione tra 17 centri studi e 80 associazioni di categoria in rappresentanza di oltre 30.000 imprese, l’analisi di Federcostruzioni ha messo in luce le previsioni aggregate di un comparto che nel 2014 pesava in termini di valore della produzione oltre 403 miliardi di euro e circa 2.600.000 posti di lavoro (il 12% dell’occupazione nazionale).

La filiera delle costruzioni nel 2014 ha perso 125.000 posti di lavoro rispetto all’anno precedente (-4,6%) con una perdita della produzione del 3% in termini reali e del 3,5% in valore. Si tratta di una perdita “modesta” rispetto ai cali degli anni precedenti, ma più elevata del calo rilevato dalla produzione nazionale nello stesso periodo (0,7%).

Se si leggono i dati su scala più ampia, tra 2008 e 2014 il bilancio che fa registrare il comparto è praticamente disastroso: in 6 anni son andati perduti 650.000 posti di lavoro (oltre 2.077 posti di lavoro ogni settimana) e 125 miliardi di euro (-29,2%) di valore della produzione.

La perdita più consistente nel periodo di crisi si verifica ovviamente per le costruzioni, comparto trainante dell’intero sistema (-75mld, pari al 27% in meno rispetto ai livelli iniziali). In termini relativi le flessioni più significative di produzione si registrano per la siderurgia (-40%), l’industria macchine per il movimento terra (-45%), il cemento e il calcestruzzo (-50%), il commercio di macchine per il movimento terra, da cantiere e per l’edilizia (-65%) e i laterizi (-70%).

Ad arginare, seppure in parte, le perdite produttive in questi anni di crisi della domanda interna sono state le esportazioni. Per i settori che hanno scambi con l’estero (3 settori su 4 esportano) a fronte di una diminuzione della produzione del 29,2% nel periodo della crisi, si registra una crescita delle esportazioni del 23% nel periodo 2009-2014 (nel 2008 le esportazioni segnarono una pesante caduta cui ha fatto seguito un periodo di crescita ininterrotta).

Inoltre a fronte di un’attività di esportazione di un certo rilievo, i flussi di importazione risultano di modesta entità. Le due opposte dinamiche export-import si traducono in un vantaggio per la bilancia commerciale che nel 2014 ha sfiorato i 30 miliardi di euro (nel 2008 era di 26,1 mld).

Come detto, la situazione pur drammatica lascia intravedere dei possibili segnali di ripresa per il 2015 e il 2016, spiegabili con i segnali positivi di allentamento della crisi in atto che si collocano in un quadro generale in netto e continuo miglioramento. Si passa infatti da -9,5% del 2012 a -5,7% del 2013 a -3,0% del 2014 ad una previsione di -0,5% per il 2015 e di -0,1% per il 2016.

“Il settore delle costruzioni è quello che ha pagato a più caro prezzo la crisi economica: di tutti i posti di lavoro persi durante la crisi, oltre il 50% è stato perso nel settore delle Costruzioni”. Così l’economista Luigi Guiso, docente di Economia presso l’Einaudi Institute for Economics and Finance di Roma, nel corso del suo intervento all’evento di presentazione del Rapporto 2015. “L’inversione ciclica nel settore è in ritardo rispetto a quella dell’economia. Dovrebbe flettere anche nell’anno in corso e mostrare un segno positivo solo nel 2016, a seconda delle misure messe in campo dal Governo”. Quella della filiera delle Costruzioni, segnala poi Guiso, “è una ripresa più fragile di quella dell’economia nel suo complesso per l’importanza che rivestono in questo settore credito e incertezza”. “Per l’economia nel suo complesso si profila un recupero lento. Ancor più lenta sarà la ripresa del settore delle costruzioni in assenza di interventi significativi e di lunga lena”.

Secondo le stime del docente, infatti, ipotizzando una crescita del settore del 3% l’anno ci vogliono 11 ani per ritornare ai livelli pre-crisi. “Tutto questo”, ha infine evidenziato, “ha due implicazioni: per l’economia italiana nel suo complesso sarà difficile potersi riprendere senza una piena ripresa del settore delle costruzioni; per il settore delle costruzioni, una ripresa solida e ragionevolmente rapida richiede interventi da parte del Governo molto coraggiosi”.

Dati di filiera

Costruzioni edili ed infrastrutturali Nel 2014 vale 203 miliardi di euro e dà lavoro a 1.484.000 persone. Nel 2014 denuncia un calo della produzione di 11,6 miliardi di euro e una perdita occupazionale di 69 mila unità.
Progettazione e servizi innovativi Nel 2014 vale 100,1 miliardi di euro e occupa 610 mila professionisti. Rispetto al 2013 il volume della produzione si è ridotto di 1,4 miliardi di euro e l’occupazione di 20mila unità.
Materiali per le costruzioni Nel 2014 ha realizzato una produzione in valore di 52,1 miliardi di euro. Il settore occupa 263mila persone. Rispetto l’anno precedente la perdita è di 1,3mld € in termini di produzione e di 5.400 posti di lavoro.
Tecnologie, macchinari e impianti per l’edilizia Nel 2014 registra un volume di produzione complessivo di 48,7 miliardi di euro ed una occupazione di 217 mila unità. Rispetto al 2013 si evidenzia un calo di 133 milioni di euro di produzione e di circa 4.300 occupati.

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