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Redditi piu’ bassi, trasformazione del mercato e maggior specializzazione: come cambia l’architettura

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L’Osservatorio annuale sul Mercato della Progettazione Architettonica, realizzato dal Cresme per il Consiglio nazionale dell’ordine degli Architetti, ha fotografato la situazione attuale della professione di architetto e del mercato. Questo è stato possibile grazie alla partecipazione di un campione numeroso e ben distribuito di professionisti, di età media di 43 anni, molti dei quali esercitano la libera professione e da essa traggono la percentuale maggiore di guadagno.

Più dell’80% sostiene di essere d’accordo nell’affermare di attraversare una fase di grande trasformazione, sia dal punto di vista del mercato che della professione. Un fenomeno che, enfatizzato dalla crisi, sta letteralmente trasformando il mondo dell’edilizia (e di riflesso il mercato architettonico).

Vi è poi il tema della sempre maggiore specializzazione richiesta, attività standard (specialmente attività amministrativa, come Dia, concessioni edilizie, ma anche redazione capitolati e perizie estimative).

In termini di volumi d’affari, nell’ultimo triennio, la percentuale di architetti che ha dichiarato di aver perso, in un anno, più di un quarto del proprio fatturato sia cresciuta dal 20% del 2009 al 22% del 2011, e dal 13 al 24% per quanto riguarda perdite tra il -5 e il -25%. Ma non assistiamo ad una semplice “traslazione” verso il basso dei fatturati. L’aumento della percentuale di chi dichiara di subire la crisi in maniera più accentuata, infatti, non è accompagnato da un calo della stessa entità di chi dichiara di crescere. La crisi non è uguale per tutti. Cresce o è stabile chi riesce ad essere più competitivo, a conquistare nuovi spazi di mercato che si creano, mentre va in difficoltà chi non riesce a soddisfare al meglio le caratteristiche di una domanda che si riduce e si trasforma.

Tra 2006 e 2011, a ulteriore testimonianza dell’inasprimento delle condizioni del mercato, è aumentato il numero di professionisti che ha dichiarato un reddito annuo inferiore a 30 mila euro (dal 68 al 76%).

Il reddito annuo medio si è così ridotto del 25% nello stesso periodo, passando dai 29 mila euro del 2006 (misurati a valori 2011) a poco meno di 22 mila euro nel 2011.

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C.C.

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