Restyling Fiera di Bologna, la protesta degli architetti | Architetto.info

Restyling Fiera di Bologna, la protesta degli architetti

L’affidamento dei lavori e del progetto avverrà con procedure private, una decisione che trova la ferma opposizione del Presidente dei professionisti bolognesi, Pier Giorgio Giannelli

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“Un fatto particolarmente grave”. Non usa mezzi termini Pier Giorgio Giannelli, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Bologna, nel commentare la notizia, pubblicata dal quotidiano “Il Resto del Carlino”, del restyling del quartiere fieristico del capoluogo emiliano, una riqualificazione che avverrebbe affidando le progettazioni e i lavori con procedure “private” e non di evidenza pubblica.
“Infatti, se in precedenza la Fiera si avvaleva dello strumento dei bandi di gara – si legge nell’articolo pubblicato lo scorso 6 maggio -, ora per la scelta degli addetti ai lavori si procederà invitando i candidati a iscriversi al registro fornitori di BolognaFiere e a formulare una proposta sulla base del progetto integrato presentato dal quartiere. Insomma, l’expo potrà muoversi in tutto e per tutto come un’azienda privata”. Un iter procedurale sicuramente insolito per una società con una partecipazione a maggioranza pubblica e che presto, come spiega “Il Resto del Carlino”, “sarà supervisionata prevalentemente da Comune, Regione, Camera di commercio e Città Metropolitana”. Un cambio di rotta deciso dopo “l’acquisizione di alcuni pareri legali, avvenuta proprio in vista dei lavori, dai quali è emerso che la società – la cui attività, ai sensi della legge, risulta direttamente esposta alla concorrenza su mercati liberamente accessibili – non è sottoposta ai vincoli del codice degli appalti”.

Una decisione che ha fatto andare su tutte le furie i professionisti locali, in particolare il Presidente Giannelli, che si è sfogato con una lettera aperta indirizzata a tutti i giornali del territorio. “Tradire i principi delle Direttive Comunitarie, tradotte nel Codice degli Appalti D.Lgs. n. 50/2016, tra le quali la Concorrenza, la trasparenza, la non discriminazione e l’accesso al mercato da parte delle piccole e medie imprese, significa abdicare all’etica che ogni Amministratore della Cosa Pubblica dovrebbe avere come stella polare, per utilizzare i fondi di provenienza collettiva a favore delle proprie Comunità”, si legge nella missiva. Anche perché agendo in questo modo – attraverso una procedura privata – un ipotetico risparmio di tempo nell’affidamento dei lavori non sarebbe giustificato: “I lacci e lacciuoli del Codice costituiscono delle garanzie di trasparenza e di efficienza dei procedimenti di aggiudicazione, che sono validi in tutta la Comunità Europa, e che fanno sì che i denari pubblici impegnati siano correttamente utilizzati”. Senza dimenticare, continua il Presidente degli architetti bolognesi, che “La Concorrenza è un fattore indispensabile per far progredire la nostra Comunità: è stimolo di innovazione, di ottimizzazione dei processi per chi compete, e dà un valore aggiunto, in termini di qualità del prodotto, a chi riceve il frutto della competizione, sia che si parli di progetti che di lavori. La qualità delle opere pubbliche dipende prima di tutto dalla qualità dei procedimenti amministrativi che le determinano; questo dovrebbe essere un principio ben chiaro ai nostri Amministratori ed a cascata fino all’ultimo dipendente pubblico, così non sembrerebbe ed è tutto molto triste. Aspetteremo l’ANAC, alla quale ci riserviamo di chiede un parere, questo sì, veramente cogente”.

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