Reti di impresa, gli architetti: "Il vero problema è l'accesso dei professionisti" | Architetto.info

Reti di impresa, gli architetti: “Il vero problema è l’accesso dei professionisti”

In presenza della lacuna normativa, il CNAPPC si rivolge all'Agenzia delle entrate per sapere se la normativa sulle reti di impresa è applicabile agli architetti

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Per risolvere il problema dell’accesso degli Architetti alle Reti d’Impresa, aspetto non previsto dalla disposizioni di legge e tuttavia non espressamente vietato, è stato formulato da parte del Consiglio Nazionale specifico interpello alla Agenzia delle Entrate, per sapere se, in assenza di una esclusione esplicita di liberi professionisti iscritti ad albi professionali o comunque costituiti in forma associata per l’esercizio in comune della propria attività, con le forme di società di persone e/o di società di capitali, tra i soggetti che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete, sia applicabile anche ad un architetto la normativa sulle reti di impresa.
In passato l’Agenzia delle Entrate ha impropriamente negato tale possibilità, dimenticando che, per il diritto comunitario e italiano, i professionisti sono PMI e che sussiste l’obbligo di osservare le sentenze interpretative della Corte di Giustizia delle Comunità europee UE per tutte le autorità degli Stati membri, dal momento in cui tale sentenze hanno efficacia vincolante.
A fronte di tale interpello, l’Agenzia delle Entrate stavolta, ha risposto specificando che possono partecipare alle reti di impresa i professionisti iscritti al registro delle imprese (e quindi tutti i professionisti che hanno costituito una STP, anche come società unipersonale o come società di persone).
E’ comunque all’attenzione la necessità di un intervento normativo per prevedere l’applicazione di incentivi fiscali ai professionisti riuniti in rete di impresa; in merito a tale ultimo aspetto, come ampiamente illustrato nella Risoluzione 7-00574 presentata dall’On. Taranto ed altri il 19 gennaio 2015 alla Camera dei Deputati (attualmente in corso d’esame), i contratti di rete sono già posti all’attenzione del Governo al fine di valorizzare tale strumento nel contesto delle politiche di innovazione ed internazionalizzazione.
L’interpretazione resa dall’Agenzia, anche se non del tutto soddisfacente, appare comunque utile per avviare i professionisti ad intraprendere, con strumenti come la Rete d’Impresa, la ristrutturazione dei propri Studi, adeguandoli al mercato globale, a tutto vantaggio dello sviluppo e delle maggiori possibilità di entrate
La risposta del Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti e Conservatori non si è fatta attendere.
All’indomani della presa di posizione dell’Agenzia delle Entrate, il Consiglio ha ribadito la necessità che “sulle reti d’impresa si muovano Governo e Parlamento: l’imperativo è rimuovere tutti gli ostacoli che ancora impediscono ai professionisti di accedere alle opportunità e agli incentivi volti a favorire – cosa questa, oltretutto, sancita in sede comunitaria – lo sviluppo degli studi professionali che altro non sono che PMI della conoscenza e della competenza.”
Continua il CNAPPC, “La palla passa ora a Governo e Parlamento che hanno, così, l’occasione per dimostrare di voler davvero rimuovere una anacronistica discriminazione nei confronti dei professionisti italiani che ha la sua origine nel considerare le professioni intellettuali altra cosa rispetto alle forze economiche del Paese, quasi fossero estranee alle necessità di investimento per lo sviluppo”.
“La nostra richiesta non è autoreferenziale, ma serve per togliere il freno alle potenzialità inespresse dell’economia italiana che ha necessità urgente di investire nell’economia della conoscenza e della competenza.”

“I liberi professionisti – conclude il Consiglio Nazionale – sono a tutti gli effetti attori della scena economica e, come tali, vanno sostenuti anche attraverso una ristrutturazione del settore professionale, incentivando la creazione di reti inter-professionali, agili e flessibili, capaci di agire su mercati più ampi, aumentando il quoziente di innovazione digitale e l’uso di strumenti ormai indispensabili per l’agire sul mercato globale”.

 

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