Riforma lavoro e partite iva: il Cnappc a favore di contratti regolari | Architetto.info

Riforma lavoro e partite iva: il Cnappc a favore di contratti regolari

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Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ribadisce il suo essere contrario alla norma che nel disegno di legge sulla riforma del lavoro include gli iscritti agli Albi tra coloro che, ove lavorassero per oltre sei mesi per il 75% per un medesimo cliente o utilizzandone le strutture e le attrezzature, dovrebbero essere assunti come dipendenti.

Secondo gli architetti italiani, l’applicazione di questa norma creerebbe gravissimi danni all’intera categoria professionale in termini di disoccupazione e di marginalizzazione dal mercato.

Infatti, rileva il Cnappc, la disoccupazione degli architetti è già in aumento. “Secondo i dati Cresme, in tre anni è più che raddoppiata, passando dal 7,4% del 2008 al 16% del 2010. La struttura media degli studi di architettura italiani – assai piccola, tra due e quattro addetti – riesce ancora a reggere perché si basa sulla cooperazione in team tra titolari e collaboratori con un approccio culturalmente assai distante dal rapporto datore di lavoro/dipendente”.

Riportando i dati Almalaurea 2011, ad un anno dalla laurea il 46,8% dei giovani architetti ha un rapporto professionale “atipico”, ma comunque contrattualizzato, il dato scende al 15% cinque anni dopo la laurea, perché la maggioranza di essi ha a quel punto avviato u’attività professionale stabile, oppure ha un contratto di lavoro subordinato. 

I rapporti non regolati da contratto ad un anno dalla laurea interessano il 14% dei laureati per scendere al 2% dopo cinque anni.

Combattere il fenomeno dei rapporti non regolati da contratti è una priorità del Consiglio Nazionale: esso va gestito non stravolgendo l’assetto della professione, ma aumentando la vigilanza disciplinare sul fenomeno e creando le condizioni per rendere più facile creare strutture associate, cooperative e societarie.

A cinque anni dalla laurea 3 architetti su 4 sono professionisti autonomi e 1 su 4 dipendenti a tempo determinato. I numeri dimostrano perciò che il fenomeno delle false partite iva tra gli iscritti all’albo è marginale e un intervento come quello previsto dal ministro Fornero colpirebbe l’intera categoria quando solo il 2% degli iscritti è vittima di trattamenti vessatori.

Come dimostrano i dati, la grave crisi del settore colpisce non solo nei redditi ma anche nell’occupazione, i primi cinque anni post laurea sono dedicati per sei architetti su dieci a acquisire quell’esperienza che li porta a diventare liberi professionisti o dipendenti con una occupazione stabile.

Secondo il Consiglio Nazionale, “la risposta alla carenza di lavoro non può venire che da politiche di rilancio dell’architettura con progetti come RIUSO, favorendo l’accesso ai concorsi e rimuovendo gli ostacoli burocratici al processo edilizio purché consoni alle norme. Viceversa, un intervento che preveda un’assunzione obbligatoria indurrebbe un forte aumento di architetti disoccupati, in particolare giovani e donne, già soggetti deboli”.

C.C.

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