Aggiornamento continuo: modifiche, confusione e ancora poche risposte | Architetto.info

Aggiornamento continuo: modifiche, confusione e ancora poche risposte

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Obbligatorio dall’1 gennaio 2014, l’aggiornamento continuo continua a non convincere. Emanato dopo travagliati mesi in applicazione della legge 148 del 2011, il Regolamento per l’aggiornamento continuo di architetti e ingegneri è stato pubblicato a metà settembre sulla Gazzetta Ufficiale ed è stato accompagnato dalla diffusione, da parte del Consiglio nazionale degli architetti, di diverse bozze di Linee guida (la cui prima versione risale a luglio). Tutto questo processo ha generato molte polemiche da parte degli Ordini territoriali, che, pur essendo un’essenziale anello della catena approvativa, non si sono sentiti coinvolti dal Cnappc in una fase cruciale e dalle molte conseguenze sulla loro attività.

Secondo il Regolamento, gli Ordini sono infatti chiamati a molteplici ruoli, di cui devono rispondere ai loro iscritti e al Cnappc. Unico tramite per l’assegnazione e la validazione dei crediti formativi, possono essere promotori diretti di corsi (con procedure di riconoscimento che vedono solo il Cnappc unico interlocutore e approvatore finale) e devono essere il tramite attraverso cui soggetti formatori «terzi» propongono corsi che poi devono essere vagliati dal Cnappc che a sua volta li invia al Ministero della Giustizia per l’approvazione finale. Sono inoltre gli enti che dovranno vigilare sull’effettiva partecipazione degli iscritti ai corsi e, alla fine di ogni anno e di ogni triennio, sanzionare i professionisti non in regola.

A due mesi e mezzo dall’entrata in vigore dell’obbligo, con molti corsi avviati da parte degli Ordini, delle loro Fondazioni, di soggetti terzi appoggiati dagli Ordini e di soggetti terzi «autonomi» e con gli architetti che stanno iniziando a frequentarli, la situazione è difficile e piuttosto confusa per tutti.

Gli Ordini, da una parte, si trovano, in qualità di referenti territoriali, a gestire per la prima volta procedure nuove e spesso non sanno come rispondere alle innumerevoli richieste di enti formatori e professionisti in merito a chiarimenti e soprattutto approvazioni e tempistiche per corsi già avviati o in avvio.

Gli enti formatori esterni, dall’altra, hanno fatto e stanno facendo partire corsi il cui iter approvativo è partito dagli Ordini territoriali e adesso è «sospeso», senza tempistiche certe né risposte certe alle domande, ai livelli superiori (Cnappc e Ministero della Giustizia).

I professionisti, ultimo anello della catena ma principale parte in causa, si trovano loro malgrado a colmare un debito di corsi da frequentare ma, escludendo quelli promossi direttamente dagli Ordini per i quali dovrebbero essere già chiari i crediti per la maggiore snellezza della procedura approvativa (anche se non è così per tutti), non hanno ancora capito come comportarsi con le proposte esterne e hanno iniziato a seguire corsi, spesso finanziati da provincie e regioni, nella speranza che vengano completate positivamente le procedure accreditative.

In questa confusione, e forse anche in risposta alle difficoltà che esso stesso sta riscontrando, il Cnappc ha emanato una nuova versione delle «Linee guida e di coordinamento attuative del Regolamento per l’aggiornamento e sviluppo professionale continuo». Stanti i molti dubbi su cosa e come succederà agli iscritti se al termine del primo triennio i crediti non saranno tutti acquisiti, sulle modalità di raccolta e verifica dei corsi frequentati e sulle tempistiche per l’accreditamento, ma anche su molti altri ambiti (ad esempio il coordinamento con gli ingegneri), ecco le principali novità del nuovo testo:

·  i crediti minimi annuali per il primo triennio formativo (2014-2016), nella precedente versione stabiliti in10, sono aumentati a 15, fermo il monte crediti complessivo di 60 sui tre anni. Ogni professionista dovrà quindi seguire corsi riconosciuti che gli diano un minimo di 15 crediti ogni anno

·  aumento delle tempistiche per il silenzio-assenso da parte del Cnappc per l’approvazione dei corsi promossi dagli Ordini e dalle Fondazioni degli Ordini, che passa da 30 a 60 giorni

·  riconoscimento, oltre che di master e dottorati di ricerca, di crediti derivanti da corsi di laurea specialistica (per laureati di primo livello) e di seconda laurea in materie affini (massimo 20 crediti annuali a regime e 15 per il primo triennio, punto 5.3)

·  riconoscimento di crediti dalla partecipazione attiva a corsi ed eventi formativi promossi dall’Ordine in qualità di docenti non retribuiti (minimo 1 credito e massimo 5 crediti, punto 5.4)

·  attività di volontariato di protezione civile: 2 crediti per ogni giorno di attività, per un massimo di 10 annuali (punto 5.4)

In attesa dei prossimi sviluppi.

 

 

 

 

 

 

 

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