Architettura per l’emergenza: una piazza coperta per i rifugiati | Architetto.info

Architettura per l’emergenza: una piazza coperta per i rifugiati

“Maidan Tent” è il nome del progetto sociale lanciato da due giovani architetti, Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, con l’intento di offrire uno spazio pubblico condiviso ai rifugiati del campo profughi di Ritsona in Grecia

Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la "Maidan tent" nel campo profughi di Ritsona (Grecia), 2017. © Render di Filippo Bolognese
Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la "Maidan tent" nel campo profughi di Ritsona (Grecia), 2017. © Render di Filippo Bolognese
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Concepito come un punto di ritrovo al coperto dove poter socializzare e svolgere diverse attività, “Maidan Tent” è un progetto sociale nato per aiutare a migliorare la vita dei rifugiati all’interno dei campi profughi. Frutto dell’iniziativa di due giovani architetti italiani, Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, Maidan Tent rappresenta una tenda dalla forma circolare molto flessibile al suo interno, pensata come uno spazio pubblico accogliente in cui gli sfollati possano ritrovare il senso di comunità e di stabilità perduta: non a caso “maidan” in arabo significa piazza, luogo d’incontro per eccellenza.

Sostenitori del valore umanitario dell’architettura e già impegnati nella realizzazione di strutture temporanee per l’emergenza (leggi anche: L’orfanotrofio ad Haiti di Bonaventura Visconti di Modrone), gli architetti hanno avviato un’importante campagna di fundraising affinché questo progetto diventi realtà. Il primo esemplare, se la raccolta fondi lo permetterà, sarà costruito nel campo di Ritsona in Grecia, ove il team di volontari (che coinvolge, oltre ai due progettisti, un fotografo, un ingegnere, un grafico, uno psichiatra e un addetto stampa) si è già recato più e più volte per prendere coscienza diretta delle difficili condizioni in cui versano i 700 profughi che sono tuttora in attesa di ricevere il reinsediamento in un paese dell’UE. “La scelta di Ritsona tra i tanti campi profughi del paese” spiegano i progettisti, “si deve alle dimensioni contenute; tutti gli abitanti potranno infatti fruire della tenda a turno senza troppi conflitti, capace di accogliere oltre 100 persone contemporaneamente”. A tale proposito anche il rifugio componibile “Better Shelter”, promosso da Ikea Foundation in collaborazione con Unhcr, ha già offerto una casa più dignitosa a molti migranti in Grecia.

Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la "Maidan tent" nel campo profughi di Ritsona (Grecia), 2017. © Render di Filippo Bolognese

Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la “Maidan tent” nel campo profughi di Ritsona (Grecia), 2017. © Render di Filippo Bolognese

Facile da trasportare e veloce da installare in tutti i contesti in cui sia necessario un luogo comunitario temporaneo, la tenda Maidan si compone di pochi elementi essenziali. Sotto ad una composizione a fiore dettata da otto spicchi ad arco si nascondono: un basamento, una struttura in alluminio, una copertura realizzata mediante un telo ignifugo, alcune partizioni interne e una serie di tiranti di ancoraggio al terreno. La struttura in alluminio presenta un pilastro centrale a cui vengono agganciati otto bracci disposti a raggiera. Un telo plastificato a due strati, resistente all’acqua, al vento e al fuoco viene inserito tra le travi attraverso delle guide e ancorato ad un arco che facilita l’estensione del tessuto gonfiabile durante il sollevamento dell’intera struttura, la quale raggiunge un’altezza di quattro metri. Successivamente vengono posizionati pilastri secondari per dare una maggiore stabilità e creare separazioni interne tra i vari spicchi (pensate in materiale fonoassorbente ignifugo); infine, quando la tenda è completa, viene fissata al terreno con dei tiranti. La pavimentazione può variare a seconda delle necessità e potrà essere realizzata con pallets rivestiti con strati di legno, semplice ghiaia o con una gettata di cemento.

Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la "Maidan tent" nel campo profughi di Ritsona (Grecia), 2017. © Render di Filippo Bolognese

Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la “Maidan tent” nel campo profughi di Ritsona (Grecia), 2017. © Render di Filippo Bolognese

L’idea alla base della Maidan Tent risiede nel concetto di piazza come luogo multifunzionale in grado di combattere, almeno in parte, la monotonia e la frustrazione degli abitanti di Ritsona. Si tratta infatti di una struttura che tiene conto del disagio psicologico, grazie anche all’intervento fondamentale di uno psichiatra. Progettata con una forma circolare, la tenda rimane aperta su ogni lato e invita le persone da ogni direzione. All’interno, un ambiente comune di 200 mq è suddiviso in due cerchi concentrici, uno centrale libero e uno esterno separabile in otto spazi semi-privati da adibire a varie funzioni nel rispetto delle esigenze. I rifugiati potranno così mangiare insieme o pregare in comunità, imparare o insegnare, acquistare o vendere beni, ricevere cure mediche e psicologiche oppure semplicemente giocare e interagire sotto lo stesso tetto.

Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la "Maidan tent" nel campo profughi di Zaatari (Giordania), 2016. © Foto-inserimento di Simon Kirchner

Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner, la “Maidan tent” nel campo profughi di Zaatari (Giordania), 2016. © Foto-inserimento di Simon Kirchner

Da un punto di vista ambientale, la struttura risulta termoisolata e adatta ad ogni tipo di clima essendo ventilata in estate e facilmente riscaldabile durante l’inverno grazie a pannelli di chiusura che possono essere installati o rimossi a piacimento. Essi permettono infatti di chiudere gli archi, separare l’interno dall’esterno e preservare la temperatura interna. Un oculo centrale, posizionato attorno al palo di supporto, funge invece da filtro di ricambio d’aria e può essere coperto da una calotta semisferica in caso di neve o pioggia.

A seguire, nella photogallery, il reportage fotografico di Delfino Sisto Legnani all’interno del Campo di Ritsona in Grecia.

Leggi anche: Il cartone di Shigeru Ban e l’architettura per l’emergenza

Scheda del progetto
Progettisti: Architetti Bonaventura Visconti di Modrone e Leo Bettini Oberkalmsteiner
Strutture: Studio Serventi, Ing. Federico Bormetti (Arup Community Engagement)
Localizzazione: campo profughi di Ritsona, Grecia
Dimensioni: superficie 200 mq
Importo lavori: € 50.000
Cronologia: progetto sviluppato nel 2016, realizzazione ipotizzata entro l’estate 2017
Professionisti coinvolti: Giovanni Dufour (grafico-web designer), Giuliano Limonta (psichiatra), Delfino Sisto Legnani (fotografo), Simon Kirchner (architetto collaboratore), Clementina Grandi (organizzatrice di eventi), Francesca Oddo (addetta stampa).
Imprese coinvolte: Nasoallinsù (telo gonfiabile), Varese; Bleach A (componenti metalliche), Peisching (Austria)
Committente: ECHO 100Plus NGO
Con il patrocinio di: OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – Agenzia Collegata all’ONU
Con il sostegno di: Arup Community Engagement
Partner: Catharina Kahane, presidente di Echo 100Plus NGO (Austria); Giulia Clericetti, I AM YOU, NGO (Svezia); Cristina Cappelletti, presidente Maisha Marefu Onlus (Italia)

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