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BIM e legno di faggio per i vini biologici

Il progetto di riqualificazione firmato Studio Made Associati per la Cantina Pizzolato di Villorba (TV) pone la natura in rapporto osmotico con l'ambiente costruito. E il BIM ne è l’artefice

Un particolare degli interni del nuovo edificio
Un particolare degli interni del nuovo edificio
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L’intero complesso aziendale della Cantina Pizzolato a Villorba (TR) è stato protagonista qualche mese fa di un progetto di riqualificazione e riordino, con l’affiancamento di un nuovo edificio ai vecchi capannoni e il rivestimento delle strutture preesistenti con tavolati in legno di faggio, usato anche per le pavimentazioni. Tutto il progetto, firmato dagli architetti Michela De Poli e Adriano Marangon (Made Associati) è stato eseguito tramite il software BIM Allplan Architecture. 

“Il processo BIM, grazie ad Allplan, si è rivelato molto utile fin dalle prime fasi di progettazione, dallo studio dei volumi alla composizione architettonica. Il passo successivo è stata la creazione di un modello architettonico con lo studio delle stratigrafie dettagliate degli elementi costruttivi.” Arch. Francesco Faggian, MADE Associati, Treviso.

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Vediamo più nei dettagli il progetto.

Quando Michela De Poli e Adriano Marangon (Made Associati) iniziarono la progettazione dell’ampliamento della Cantina Pizzolato a Villorba, in provincia di Treviso, avevano ben presente la volontà del committente di presentarsi al mercato italiano con un’immagine rinnovata.

Nella sua storia di 35 anni, l’azienda si è rivolta principalmente al mercato estero e soprattutto ai Paesi del Nord Europa, dove è molto apprezzata la produzione di vini biologici, in cui la Cantina Pizzolato è specializzata. Ma negli ultimi anni anche in Italia la cultura dell’alimentazione “bio” sta conquistando fasce di mercato sempre più ampie, spingendo quindi l’azienda a rivedere la propria presenza anche in termini di immagine, perché, se per l’estero il rapporto con i clienti era a distanza, in Italia è e sarà diretto.

L’area di circa 2.600 mq su cui sorge la cantina si estende in un territorio molto interessante dal punto di vista paesaggistico. Considerata l’esperienza consolidata e la grande sensibilità di De Poli e Marangon per il tema del paesaggio e del suo rapporto con l’ambiente costruito, le scelte progettuali non sono state certamente casuali. Il progetto, costato mille euro al metro quadro, aveva l’obiettivo di proporre un’immagine che fosse coerente con la filosofia aziendale, improntata a una visione sostenibile dell’utilizzo del territorio agricolo. I progettisti si sono quindi focalizzati sulla riorganizzazione del territorio intorno alla villa seicentesca (residenza della proprietà) e ai capannoni esistenti, sulla costruzione di un dialogo serrato fra l’architettura della nuova cantina, semplice e garbata, e lo scenario dei vigneti. Inoltre, si è deciso di sperimentare in chiave ecologica l’uso del legno di faggio per il rivestimento dell’edificio e per le pavimentazioni dei percorsi e delle piazze esterne.

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«L’uso di un materiale naturale come il legno meglio si inserisce nel paesaggio agricolo per il suo colore, per la sua matericità e per la capacità di invecchiare senza deperire», spiegano De Poli e Marangon. Il legno di faggio utilizzato proviene dalla Foresta controllata del Cansiglio, dove le faggete sono una specie endemica che diventa un prodotto finito certificato e legato al territorio, grazie a un processo di selezione effettuato in accordo con Veneto Agricoltura (ente preposto alla gestione delle foreste).

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Made ha deciso di sperimentare l’uso del legno di faggio per gli ambienti esterni, sottoponendolo al trattamento di termocottura, che lo rende più duro e resistente agli agenti atmosferici senza ricorrere a elementi chimici e a sostanze inquinanti che ne precluderebbero il riciclo. Questa scelta rientra tra l’altro nella filosofia della Cantina Pizzolato e il processo è avvenuto in sinergia con l’azienda locale Itlas, che normalmente adopera il Faggio del Cansiglio per i pavimenti interni.

Il nuovo edificio, affiancato ai capannoni preesistenti, accoglie al piano terra la reception, lo spaccio per la vendita di bottiglie di vino e la zona laboratorio, mentre al primo piano trovano spazio gli uffici e la sala degustazione. Il volume presenta una facciata a listoni di legno che creano una sequenza di filtri visivi con l’esterno. Nell’idea dei progettisti «La trama a tavole di legno verticali qualifica la semplicità/povertà dei materiali di costruzione del capannone. Inoltre l’effetto di filtro/trama rimanda alle facciate dei fienili composte a intreccio di mattoni e/o da tavolati verticali fugati (per facilitare l’areazione), ricorrenti nelle strutture tradizionali della campagna trevigiana».

La riqualificazione e il riordino dell’intero complesso aziendale prevede anche il rivestimento delle strutture preesistenti con la stessa trama di tavolati. In questo progetto la natura è protagonista di una sorta di rapporto osmotico con l’ambiente costruito. Ne è un esempio la facciata nord, dove aggetta un corpo in Corten© che si apre come una finestra sul paesaggio in direzione della villa e che costituisce una delle estremità di un cannocchiale visivo che corre senza soluzione di continuità visiva in direzione opposta, verso sud, dove un altro affaccio permette di godere della vista sulla vigna.

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