Bim: i vantaggi mancati per un'Italia in ritardo | Architetto.info

Bim: i vantaggi mancati per un’Italia in ritardo

Il Bim obbligatorio in un bando di concorso: il render della sede Eni a San Donato Milanese (Morphosis Architects)
Il Bim obbligatorio in un bando di concorso: il render della sede Eni a San Donato Milanese (Morphosis Architects)
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 Nei primi anni 2000 sul mondo dell’architettura, dell’ingegneria e delle costruzioni si affaccia un nuovo termine: Bim, ovvero Building information modeling. Queste tre semplici lettere non identificano solo strumenti software, ma un metodo, un processo che ha rivoluzionato il modo stesso di fare architettura, nonché le figure professionali coinvolte.

Di questo terremoto planetario in Italia si sono avvertite alcune scosse, si sono registrati dei piccoli cedimenti, c’è chi, accorto, è sceso in strada, ma tanti sono rimasti sotto il piumone, tanto passa. E invece no.

Un segnale che certamente non si può ignorare arriva da Eni, che per la costruzione della nuova sede a San Donato Milanese (progetto di Morphosis Architects che a fine 2011 si sono aggiudicati il concorso internazionale bandito dalla compagnia), indicherà come requisito di gara la gestione in Bim del cantiere.

E non si tratta del vezzo di un committente, ma di un primo passo verso un nuovo standard del mercato dell’edilizia, pubblica e privata. È del gennaio 2014, infatti, la direttiva Euppd (European Union Public Procurement Directive), adottata dal Parlamento europeo, che invita i 28 stati membri, entro il 2016, a incoraggiare, indicare o richiedere obbligatoriamente l’uso del BIM per i progetti a finanziamento pubblico e per i concorsi di progettazione.

 

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Quali vantaggi con il Bim nel settore pubblico?

Il risparmio che potrebbe derivare dall’implementazione degli strumenti BIM nell’edilizia pubblica in Europa è stimato essere, sulla base delle esperienze già avvenute, tra il 5% e il 20%, ovvero dai 100 ai 400 miliardi di euro/anno (Rapporto della Commissione Europea pubblicato nel 2012).

Ma a cosa è dovuto questo risparmio? Diversamente da ciò che avviene con l’uso dei software 2D o 3D più comunemente utilizzati, la progettazione Bim si sviluppa, con una forte riduzione dell’astrazione, non per linee o superfici ma per componenti, che oltre all’informazione geometrica tridimensionale portano con sé anche una serie di metadati (materiale, costo, fase di lavorazione, caratteristiche energetiche, Lca etc.). Inoltre il modello accoglie tutti gli elementi del progetto, dalle strutture ai rivestimenti, dagli allestimenti agli impianti, individuando e armonizzando i conflitti tra i diversi specialismi.

Tutto questo permette di controllare in ogni fase di progetto tutti gli aspetti, nonché di anticipare i problemi che potrebbero riscontrarsi in fase di cantiere, riducendo costi e tempi di realizzazione. Una progettazione, quindi, più complessa e più consapevole, e un metodo di lavoro più affidabile per i privati e per le amministrazioni pubbliche, che investono nell’edilizia i soldi dei contribuenti.

Come afferma il britannico Malcolm Harbour, presidente della commissione Mercato interno e protezione dei consumatori nonché promotore della direttiva, “per quanto riguarda le gare di appalto pubbliche, non si tratterà più semplicemente di accettare il prezzo più basso” ma saranno valutati anche gli aspetti qualitativo-metodologici, e, con uno sguardo a lungo termine, si prenderanno in considerazione anche i costi legati all’intero ciclo di vita.

Inoltre “la diffusione del Bim nell’industria Aec europea (Architecture, Engineering, Construction) non solo ridurrebbe i costi degli edifici a finanziamento pubblico in patria, ma aumenterebbe enormemente la competitività dell’Europa nell’aggiudicarsi contratti internazionali” sostiene Roland Zelles, vice presidente Worldwide AEC Sales and Emea di Autodesk (LEGGI L’INTERVISTA A DAVE RHODES DI AUTODESK)

 

 

La situazione italiana e il confronto internazionale

Un panorama, quindi, di nuove opportunità, per chi saprà coglierle. L’Italia, tra le ultime della classe in Europa in fatto di utilizzo del BIM, non parte certo avvantaggiata. Una mancanza di regolamentazione interna ha permesso infatti fin qui a studi e industria di trascurare questo aggiornamento, adagiandosi su workflow consolidati ma obsoleti.

La stessa università italiana non ha colto appieno la trasformazione in atto, e ancora oggi, nel 2014, grandi percentuali di studenti portano a termine il loro percorso di studi senza mai essersi avvicinati a questa cultura progettuale.

Diamo invece un veloce sguardo all’Europa e al mondo per scoprire chi sta più avanti, e grazie a quali politiche: la Finlandia primeggia in Europa, seguita dalla Norvegia. Il Bim nei progetti pubblici è stato adottato rispettivamente dal 2002 e dal 2005, e reso obbligatorio in Finlandia dal 2007 e in Norvegia dal 2010.

Il Regno Unito si aggiudica il terzo posto, ma con un volume di affari ovviamente molto superiore a quello dei paesi scandinavi. Il Bim, già ampiamente in uso, sarà obbligatorio per tutti i progetti del settore pubblico dal 2016. Il Construction Industry Council (Cic) ha inoltre pubblicato un protocollo per favorire e accelerare l’implementazione del BIM attraverso la definizione di standard condivisi.

A stretto giro Svezia, Danimarca e Olanda, seguite dalla Germania, Baviera in primis. Poi Francia, Italia e Spagna, che ancora non vantano una politica mirata.

 

 

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Fuori Europa, i casi più significativi sono quelli di Stati Uniti e Singapore.

Negli USA infatti già dal lontano 2003 la Gsa (General Services Administration) ha istituito il National 3D-4D-BIM Program, e il BIM è obbligatorio dal 2006 per il progetto di edifici di nuova costruzione del PBS (Public Buildings Service).

A Singapore, dove il rapido sviluppo economico si rispecchia in un’industria delle costruzioni estremamente fertile, il governo si è concentrato sull’obiettivo di ridurre al minimo i tempi di approvazione dei progetti: già nel 2010 nove agenzie governative accettavano la sola presentazione elettronica del modello Bim, completo di tutti i requisiti richiesti, per l’approvazione del progetto architettonico. Dal 2011 anche gli aspetti strutturali e impiantistici sono stati inclusi in questa procedura.

La rivoluzione del Bim non può essere ignorata; bisogna quindi imparare a vincere le resistenze, inammissibili quanto comprensibili, dettate dall’abitudine e dalla paura di rimettersi in gioco, e intraprendere un percorso mirato all’innovazione, all’interdisciplinarietà e all’interoperabilità, anche guardando a quelle realtà, piccole o grandi, che hanno iniziato con entusiasmo ad affrontare questi temi, sotto il profilo tecnico e culturale, e che hanno saputo farsi conoscere e apprezzare in Italia come all’estero.

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L’autore

Francesca Bottaro

 

Classe 1988, nel 2013 si laurea in Architettura con lode presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi sulla componentistica integrata per la riqualificazione delle strutture educative della prima infanzia, affrontando temi come i processi di produzione (non-standard, controllo numerico), l’illuminotecnica e la progettazione di comportamenti meccatronici interattivi attraverso la piattaforma Arduino. Dopo la laurea Francesca Bottaro entra a far parte del team Rhome per il progetto RhOME for denCity, primo classificato nella competizione internazionale Solar Decathlon Europe 2014. All’interno del team si è occupata di home monitoring&data visualization. Dal 2012 collabora ai corsi di Tecniche parametriche di progettazione e di progettazione assistita della facoltà di Architettura Roma Tre.
 

 

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