Bjarke Ingels sceglie il coworking: sarà chief architect di WeWork | Architetto.info

Bjarke Ingels sceglie il coworking: sarà chief architect di WeWork

La collaborazione segna l’inizio di un inedito percorso che, dopo il progetto dell’asilo WeGrow, rende più concreto e forte il piano di espansione di una delle più importanti società di coworking al mondo

BIG wework
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A New York è stata appena ufficializzata un’innovativa, e pressoché ancora unica nel suo genere, joint venture che vede affiancati uno degli architetti più mediatici e richiesti del panorama internazionale e una delle principali società che affittano spazi coworking al mondo: Bjarke Ingels, pur continuando a rimanere a capo dell’avviatissima società di progettazione basata a Copenaghen, diventerà infatti il chief architect di WeWork.

Anche se non mancano esempi, pregevoli ma finora sempre puntuali, di spazi per il lavoro condiviso progettati da architetti di fama (ad esempio la proposta elaborata da SelgasCano per Second Home Lisboa sopra il vivace e rinnovato Mercado do Ribeira), è la prima volta che il rapporto tra la progettazione di spazi per il coworking e un grande nome dell’architettura internazionale si rende più “strutturato”, funzionale alla realizzazione di un progetto che quasi sicuramente darà reciprochi vantaggi.

Mentre amplierà il curriculum di un progettista affermato che trarrà ulteriore visibilità dall’unione del suo nome a quello di WeWork, l’accordo alimenterà la strategia di crescita di una società che, fondata a New York nel 2010 da Miguel McKelvey e Adam Neumann partendo da due sedi, dopo nemmeno dieci anni ne conta oltre 170 in tutto il mondo e programma un futuro di ulteriore espansione, geografica e tipologica. La “roadmap” dei prossimi anni è già pianificata: prendendo le mosse dalla predisposizione e dall’affitto di spazi destinati a coworking, lavora allo sviluppo di un modello che si sta già replicando, allargandosi ad altri ambiti tipologici e di investimento che in un futuro non troppo lontano potranno impattare anche sull’utilizzo degli spazi delle città.

Il ruolo di Ingels andrà quindi ben al di là della mera progettazione, estendendosi all’impostazione di strategie localizzative che daranno all’architetto il ruolo di facilitatore del dialogo con le amministrazioni e gli attori e decisori attivi nella trasformazione delle aree urbane, partendo proprio da New York, dove Ingels ha già all’attivo importanti edifici come il “courtscraper” VIA 57 West, il World Trade Center Two o le torri inclinate di The Eleventh a Chelsea vicino alla High Line.

I primi passi del progetto di espansione sono già stati compiuti. Nel 2016 WeWork ha infatti completato il suo primo co-living sperimentale nel Financial District di Manhattan: si chiama WeLive e affitta per brevi periodi appartamenti di varie dimensioni completamente arredati e accessoriati, dotati di spazi comuni, lavanderia e cucina, a inquilini connessi tramite un’app che li informa anche degli eventi che si svolgono nei dintorni. Un secondo WeLive è operativo anche ad Arlington, Washington DC. Lo scorso anno nel Financial District di New York è stata poi aperta Rise, la prima palestra con spa marchiata WeWork: collegata a WeWork FiDi, che occupa cinque piani dell’ex sede di Goldman Sachs a Lower Manhattan, è una struttura aperta, che si mette al servizio degli utilizzatori del coworking ma anche di utenti esterni, proponendo un modello di “social fitness che eleva la mente, il corpo e lo spirito”. Il 2017 segna anche l’inizio della fruttuosa collaborazione tra WeWork e Bjarke Ingels, a cui viene affidata la progettazione dell’ultimo progetto di prossima apertura: si tratta di WeGrow, struttura educativa per bambini dai 3 ai 9 anni di prossima apertura a Chelsea.

Da qui in avanti, il primo concreto progetto che vedrà attiva la nuova collaborazione è in partenza a New York, dove si prevede un intervento sullo storico edificio della catena di grandi magazzini di lusso Lord & Taylor sulla Fifth Avenue. A fine 2017 Wework ha infatti definito l’accordo per l’affitto dei tre quarti dei suoi spazi interni per collocarvi la sua sede principale e realizzare nuovi spazi coworking che dovrebbero anche essere i primi direttamente progettati da BIG. Il restante quarto manterrà invece la funzione originaria ridimensionando le superfici destinate a un’attività tradizionale che, sebbene storica, anche a New York, dove la crisi sta toccando altri nomi della grande distribuzione, sembra sempre meno capace di generare la redditività oggi richiesta per la sopravvivenza.

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