Calcestruzzo: un'infinita varieta' di finiture superficiali | Architetto.info

Calcestruzzo: un’infinita varieta’ di finiture superficiali

wpid-25661_FaresinFIGSuperficiedipannellidellaziendaGraphicConcrete.jpg
image_pdf

 

Il calcestruzzo rappresenta ancora oggi un materiale da costruzioneche può essere arricchito e caratterizzato da un’infinita varietà di finiture superficiali proprio per la sue grandi doti di versatilità e plasmabilità.

Pietra artificiale per eccellenza, grazie alla plasmabilità derivante dalla singolare natura aggregativa dei costituenti, registra una sempre maggiore sperimentazione da parte di architetti e designer che reinterpretano la materia e i suoi esiti.

Anche il mercato produttivo si mostra interessato allo sviluppo delle finiture superficiali più varie, sviluppo che ha coinvolto tutti i materiali da costruzione.

 

 

 

 

Il calcestruzzo come finitura

Lo sviluppo tecnico ha consentito la realizzazione di superfici in calcestruzzo a vista connotate da qualità cromatiche e tessiturali interessanti e notevoli.

Il muro da elemento spaziale ha potuto trasformarsi in elemento comunicativo, portatore di valori tattili-emotivi.

E la continua reinvenzione della materia, testimoniata dall’ampia e articolata offerta del mercato produttivo, fa intuire gli inediti scenari d’impiego non ancora indagati.

 

Superficie di pannelli dell’azienda Graphic Concrete

 

 

 

 

La falsificazione delle superfici

Per molto tempo il calcestruzzo ha vissuto come surrogato della pietra o come materiale non degno di essere esposto alla vista ma è stato sfruttato per le sue caratteristiche strutturali e celato sotto un rivestimento più nobile.

La simulazione che ha coinvolto il conglomerato, come numerosi altri materiali dell’architettura, è certamente correlabile al timore rispetto al nuovo, in quanto portatore di incognite di difficile gestione.

La tradizione diviene perciò fonte d’ispirazione per mettere a punto prodotti dotati di migliori prestazioni e costi ridotti, nonostante le raccomandazioni di molti teorici della modernità.

Ma c’è da chiedersi quale effettivamente sia il linguaggio formale del calcestruzzo, concepito fin dalla sua origine più come un procedimento costruttivo che come un semplice materiale da costruzione, che assume forma e aspetto superficiale del “contenitore” entro il quale viene fatto indurire. Da qui il ruolo delle casseforme.

 

 

 

L’estetica del calcestruzzo facciavista

Oggi sono soprattutto le prestazioni richieste all’involucro in termini energetici – ma anche materici – a privilegiare un tipo di rivestimento completamente indipendente rispetto all’ossatura portante, che si è assottigliata sempre più, consentendo maggiore libertà anche dal punto di vista formale.

Così alle più disparate possibilità di finitura si affiancano le strutture di ancoraggio che garantiscono la possibilità di effettuare operazioni di gestione e manutenzione.

Ma spesso succede anche che la natura dell’edificio venga rivelata.

Alla “rinascita” del calcestruzzo facciavista contribuisce in modo particolare Tadao Ando. La raffinata vitalità restituita alle lisce superfici lasciate a vista delle sue migliori architetture ha costituito per molti un riferimento da imitarsi in tutto il mondo.

 

 

 

Il materiale lasciato a vista e il passaggio del tempo

Per comprendere le difficoltà di affermazione di un’estetica del calcestruzzo a vista non si può prescindere da considerazioni sul degrado nel tempo del materiale.

All’origine del problema del degrado vi possono essere diverse cause: un’insufficiente conoscenza delle caratteristiche nel tempo dei prodotti impiegati in un determinato ambiente, una sottovalutazione del dettaglio costruttivo in fase progettuale, una cattiva esecuzione, un’assenza di manutenzione nel tempo.

 

Una progettazione consapevole, grazie anche allo sviluppo della chimica dei materiali, dovrebbe portare oggi a considerare la variabile tempo come tema imprescindibile di sviluppo.

Ed ecco che gli effetti previsti possono divenire tema di riflessione su quello strato più vulnerabile della materia che coincide con la superficie esterna, tema, questo, di grande suggestione se sapientemente controllato e non passivamente subito.

 

Le alterazioni materiche sono oggi di grande attualità nell’edilizia. Non ne è esente nemmeno il calcestruzzo, sulla cui superficie vengono anticipate le possibili conseguenze del tempo ed enfatizzate le patologie, in nome del tentativo di coesistenza tra vecchio e nuovo.

È il caso ad esempio della fabbrica della Ricola e dello Studio Rémy Zaugg progettati da Herzog & de Meuron, in cui una pittura a base di ossidi di ferro determina un effetto di dilavamento in facciata, o della Villa am Romerholz di Gigon/Guyer, in cui la polvere di calcare e rame impiegata nel conglomerato accelera il processo di invecchiamento delle superfici una volta giunta a contatto con l’acqua piovana.

 

Queste e altre ricerche sono un esempio dell’infinita varietà di finiture superficiali di cui può rendersi protagonista il calcestruzzo.

 

 

 

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Calcestruzzo: un’infinita varieta’ di finiture superficiali Architetto.info