La Casa della Memoria a Milano tra i candidati al Mies van der Rohe Award 2017 | Architetto.info

La Casa della Memoria a Milano tra i candidati al Mies van der Rohe Award 2017

Un prisma di 25x30 m ospita le sedi di 5 associazioni che, con i loro archivi, conservano la memoria collettiva cittadina: è la Casa della Memoria di Milano, che figura tra i 17 progetti preselezionati al Mies van der Rohe Award 2017

© Stefano Graziani
© Stefano Graziani
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Inaugurata simbolicamente il 25 aprile 2015, in occasione dei 70 anni della Liberazione nazionale, la Casa della memoria di Milano di Studio Baukuh è uno dei 17 progetti italiani selezionati per l’edizione 2017 del più importante premio di architettura europeo, il Mies van der Rohe promosso e finanziato ogni due anni dalla Fundació Mies van der Rohe di Barcellona e dalla Commissione Europea.

L’idea di realizzare nel capoluogo lombardo una Casa della Memoria prende concretamente forma nel 2011, quando Hines Italia sgr e il Comune di Milano bandiscono un concorso che, seppur di idee, ha avuto un doppio valore: era rivolto a progettisti under 40 e ha portato alla realizzazione dell’edificio su progetto dei vincitori selezionati da una giuria guidata da Stefano Boeri, progettista del pluripremiato Bosco Verticale, e che comprendeva anche Cesar Pelli, ideatore del masterplan di tutta la nuova Porta Nuova – Garibaldi).

L’obiettivo era la realizzazione di una casa comune che, grande archivio aperto alla città, conservasse e diffondesse la memoria collettiva, della città e del paese, custodita dalle cinque associazioni che oggi coesistono al suo interno: ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), AIVITER (Associazione Italiana Vittime del Terrorismo), INSMLI (Istituto Nazionale di Studi sul Movimento di Liberazione d’Italia), ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi Nazisti) e Associazione piazza Fontana 12 dicembre 1969.

L’edificio che oggi accoglie la Casa della Memoria, eretto ai piedi del Bosco Verticale e non lontano dalla Porta Volta di Herzog & de Meuron, è una costruzione dalla voluta chiara semplicità.

Un parallelepipedo con base rettangolare di 25×30 m alto 17,5 m che contiene spazi flessibili suddivisi in 5 livelli fuori terra (a cui se ne aggiunge uno interrato) che si affacciano su uno spazio centrale dominato da una scenografica scala elicoidale dipinta di giallo. Sui due lati corti, a nord e sud, posiziona in modo simmetrico il luogo fisico di conservazione della memoria, l’archivio addossato alla parete meridionale e messo in mostra dalle aperture sul muro, e un blocco servizi, a settentrione.

Mentre l’archivio si allarga anche nell’interrato, i diversi livelli sono invece destinati alle aree espositive (nel più basso, a doppia altezza) e agli uffici, mentre all’ultimo piano la sala consultazione e un bar caffetteria danno accesso a una terrazza panoramica. Ideale comunicazione tra un archivio non accessibile che però deve stabilire un contatto diretto con il visitatore, la scala collega tutti i livelli di un edificio in cui anche la gestione della luce gioca un ruolo importante: più ampia dove serve, negli uffici illuminati da ampie finestre, e più radente nell’ampio spazio di ingresso di distribuzione.

La maglia strutturale, in cemento armato, segue la purezza di un volume che si imposta su moduli quadrati e contribuisce, grazie alla sua compattezza e alle scelte di interni sobri in cui dominano materiali grezzi e impianti lasciati a vista, a contenere il costo di costruzione (1.400 €/mq per un costo totale di 3,6 milioni di euro).

Ruolo fondamentale nella definizione dell’architettura è giocato dai materiali impiegati: cemento a vista con il vetro delle pareti divisorie degli uffici all’interno e laterizio in un esterno in cui le funzioni assolte sono doppie, di chiusura attraverso pareti spesse 45 cm dalla grande inerzia termica e supporto per l’importante programma iconografico che trasforma il contenitore nel primo mezzo di comunicazione del suo contenuto.

Di primaria importanza per l’edificio, il programma iconografico, impostato da un comitato scientifico composto dai rappresentanti delle associazioni ospitate, trasforma i suoi fronti in moderni su cui artisti hanno riprodotto 19 ritratti di milanesi anonimi e otto quadri storici illustrativi di momenti importanti della storia cittadina dal 1919 fino ai giorni nostri, che vanno dall’attacco alla sede dell’Avanti (1919) ai funerali delle vittime della strage di piazza Fontana (1969) alle manifestazioni in seguito alla proclamazione dei risultati del referendum istituzionale (1946). Funzionale a questo, il laterizio è appositamente prodotto in mattoncini pieni 5×5 cm e, attraverso le 6 tonalità scelte per il suo colore, permette di riprodurre sui fronti esterni le immagini scelte, elaborate a partire da fotografie.

Dal punto di vista della gestione energetica e delle strategia in ottica di sostenibilità, la Casa della Memoria ha caratteristiche che lo rendono un edificio dalla grande inerzia termica, che viene dotato di sistemi di approvvigionamento idrico che recupera le acque piovane e pannelli fotovoltaici in copertura per la produzione di energia.

 

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