Chi progetta l'Italia? Gli architetti, in un cantiere su due | Architetto.info

Chi progetta l’Italia? Gli architetti, in un cantiere su due

5 milioni di edifici realizzati attraverso auto-promozione e autocostruzione, 5 milioni progettati da geometri; 1,3 milioni da architetti; 900mila da ingegneri. I dati della ricerca "Cnappc-Cresme"

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Dalla ricerca del Consiglio Nazionale Architetti – Cresme “Chi ha progettato l’Italia? Ruolo dell’Architettura nella qualità del paesaggio edilizio italiano”, emergono interessanti dati su:

  • il ruolo delle varie figure professionali nella progettazione e realizzazione degli edifici,
  • i ritmi di costruzione nelle varie epoche a partire dal secolo scorso,
  • le tipologie edilizie e i modelli insediativi caratteristici del territorio italiano.

Lo studio, oltre a stimare il peso dell’architetto nella progettazione del patrimonio edilizio italiano, ha sviluppato un’analisi sulle caratteristiche di questo patrimonio; di quanto è stato realizzato, di che tipologie edilizie si tratta, in quali ambiti geografici.

Progetti e progettisti

Degli 11,9 milioni di edifici residenziali in Italia, 4,8 milioni di edifici, il 40% del totale, sono stati progettati dai geometri; 1,3 milioni, l’11%, dagli architetti; 900 mila edifici, infine, dagli ingegneri. 5 milioni, il 41%, sono stati realizzati attraverso forme di auto-promozione e di autocostruzione o da figure professionali eredi del capo-cantiere o del mastro-costruttore (con una forte componente di abusivismo).

Su un campione di 3.600 cantieri e progetti di nuova costruzione attivi nel 2017 i progetti a firma di un architetto sono pari al 47,8%, quelli di un ingegnere al 32,2% , mentre quelli a firma di un geometra sono pari al 19,8%.

L’architetto vede crescere il suo ruolo nell’attività di progettazione generale (50,3%) e fino al 75,8% per la progettazione architettonica; mentre gli ingegneri progettano l’86,1% degli impianti e il 93,6% delle strutture. Il geometra emerge con maggior peso nella progettazione generale, con il 23% dei casi analizzati.

Epoche e ritmi di costruzione

2,15 milioni di edifici sono stati costruiti prima del 1919; 1,38 milioni tra le due guerre, 51.100 edifici costruiti all’anno; 1,66 milioni di edifici sono stati realizzati tra il 1946 e il 1960, circa 110.700 edifici all’anno; 1,97 milioni sono il prodotto degli anni ’60, 197.000 edifici all’anno; negli anni ’70 sono stati realizzati 1,98 milioni di edifici, 198mila all’anno.

Negli anni ’80, la crisi delle città del centro nord e il concentrarsi dell’edificazione nel mezzogiorno, riduce la produzione di edifici a 1,29 milioni, 129.000 all’anno. Nel primo decennio del XXI secolo si scende ancora a 80.000 edifici all’anno fino ai 32.000 edifici all’anno realizzati tra il 2011 e il 2016.

Tipologie edilizie e modelli insediativi

L’edilizia italiana è prevalentemente “bassa” e “minuta”, costituita da edifici di piccole e piccolissime dimensioni che si diffondono, consumando rilevanti quantità specifiche di suolo, nelle pianure, lungo le coste, arrampicandosi sulle colline, ma anche all’interno dei confini delle città.
Sul territorio italiano sussistono 15 milioni di edifici:

  • 11,9 milioni di edifici sono costituiti da edifici residenziali, destinati unicamente all’abitare o a un mix di attività residenziali ed economiche;
  • 1,6 milioni sono gli edifici interamente destinati allo svolgimento di attività non residenziali, primarie, secondarie o terziarie;
  • 1,5 milioni di edifici sono non utilizzati, o collabenti, o destinati ad altri usi (ad esempio: cabine elettriche, stazioni di pedaggio, stazioni per pompe di benzina, torri, fortificazioni, fari, ecc.).

Degli 11,9 milioni di edifici destinati alla residenza, 9,1 milioni, il 76,5%, sono costituiti da edifici mono-bifamigliari; 2,3 milioni per 9 milioni di abitazioni pari al 19,3% dello stock edilizio e al 29,4% delle abitazioni, sono costituiti da edifici da 3 a 8 piani; 300mila, per 3,6 milioni di abitazioni sono costituiti da edifici da 9 a 15 abitazioni; 200mila, per 6,3 milioni di abitazioni, sono costituiti da edifici con oltre 15 abitazioni.

Sulla base di questi dati, l’Italia risulta caratterizzata da tre grandi tipologie edilizie:

  • l’Italia mono-bifamigliare della provincia e della dispersione, prevalentemente costituita da edilizia mono-bifamigliare, o da una moda costruttiva costituita da edifici comunque di piccole dimensioni in parte “autopromossa”, quando non abusiva;
  • l’Italia delle periferie, addossata alle aree centrali, frutto di modelli edilizi più intensi, fatta di edifici con oltre 5 abitazioni, e che man mano salgono in altezza in relazione ai valori immobiliari urbani e ai cicli storici della speculazione immobiliare senza mai raggiungere nel nostro Paese l’intensità e la dimensione raggiunta nelle altre grandi metropoli europee e internazionali;
  • la “piccola” Italia dei centri storici, dove la conservazione del patrimonio storico-artistico e del tessuto storico-edilizio determina la principale specificità politica italiana in materia di urbanistica, forse l’unica vera politica dal secondo dopoguerra, tale da segnare l’immagine del nostro Paese come una costellazione di cento “città storiche”.

La qualità dell’architettura

La ricerca pone in evidenza la necessità di non trascurare la specificità del modello insediativo italiano, fatto di residenze e attività economiche di piccola dimensione a larga diffusione, sino a ieri competitivo, oggi in cerca di nuove strategie nel contesto di uno scenario urbano internazionale caratterizzato da dinamiche fortemente concentriche e da politiche di investimento che rilanciano il ruolo della città centrale, attraverso profondi processi di rigenerazione urbana e un nuovo paradigma urbano fatto di digitalizzazione, resilienza ambientale, pesanti trasformazioni fisiche, nuovi standard, sostenibilità.

Per questo è importante, secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, l’approvazione di una legge sulla qualità dell’architettura (che in Francia ha già quarant’anni) e sul ruolo centrale dell’architetto nella progettazione architettonica. Infatti, l’architettura di qualità genera plusvalore economico e sociale – non solo con riferimento all’opera progettata, ma a tutto l’ambiente circostante – di gran lunga superiore ai costi.

Per favorire l’architettura di qualità, l’Ordine degli Architetti sta promuovendo il concorso di progettazione in due fasi: la prima aperta e poco impegnativa; la seconda, alla quale accedono mediamente cinque progettisti che ricevono un onorario per la redazione del progetto preliminare e con il premio al vincitore rappresentato dall’affidamento dell’incarico di tutte le fasi della progettazione e la direzione artistica.

Questo modello è alla base di alcuni Protocolli d’intesa:

  • con Milanosesto spa per la progettazione di un edificio di edilizia residenziale convenzionata nel nuovo quartiere di Sesto San Giovanni (Milano);
  • con Croce Rossa Italiana per la progettazione delle opere nei territori colpiti dal sisma nell’Italia centrale;
  • con l’Associazione “I Love Norcia”, il Comune di Norcia e la Regione Umbria per dare il via ad un concorso internazionale di progettazione finalizzato alla realizzazione del “Progetto Arca” ideato da quella Associazione per creare un luogo simbolo per una rinascita sociale, etica, culturale ed economica della comunità.

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