Com'e' il Mudec, il Museo delle Culture firmato David Chipperfield | Architetto.info

Com’e’ il Mudec, il Museo delle Culture firmato David Chipperfield

La nostra visita al Mudec di Milano, il nuovo Museo delle Culture progettato (con qualche polemica) da David Chipperfield

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La rassegna di eventi che trasforma ogni anno Milano durante la Design Week si è arricchita per l’edizione 2015 (14-19 aprile) di una nuova location, quella del Mudec, il Museo delle Culture progettato da David Chipperfield all’interno dell’ex fabbrica Ansaldo di via Tortona. È stato inaugurato in anteprima il 27 marzo 2015 in vista di Expo 2015, con due mostre ideate per l’occasione “Mondi a Milano, culture ed esposizioni” e “Africa, la terra degli spiriti”.

 

La facciata di ingresso del Mudec © Diletta Bracchini

 

Il progetto del Mudec si inserisce nell’operazione di recupero archeologico del comparto delle ex officine Ansaldo, costruite nel 1904 e acquisite dal comune di Milano negli anni 1990 con lo scopo di promuovere attività culturali e destinare gli spazi a laboratori e attività creative (in previsione per maggio 2015 i lavori di recupero dell’ex Stecca delle Acciaierie).

Nonostante alcuni ostacoli burocratici che hanno allungato le tempistiche (il concorso è stato vinto dall’archistar britannico nel 2000) e qualche polemica recente che ha coinvolto Chippefield e la direzioni lavori condotta dal comune, Milano vanta ora un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture nel mondo, con una raccolta etnografica civica di oltre 7.000 opere d’arte datate tra il 1.200 a.C e il primo Novecento, per il momento visitabile solo su appuntamento nei depositi del Mudec. Aperti invece per il palinsesto di “Expo in città” gli spazi espositivi, che raccontano il legame di Milano con le Esposizioni Universali (“Mondi a Milano” in mostra fino al 19 luglio) e con le culture di tutto il mondo (“Africa” aperta fino al 30 agosto). In esclusiva per il Fuorisalone sono invece esposte, nella hall dell’auditorium, le creazioni storiche dei brand Rosenthal e Sambonet, partners del Mudec Bistrot per la fornitura di porcellane, cristalli e posate.

 

Il Mudec nel contesto dell’ex Ansaldo © Diletta Bracchini

 

 

Il nuovo museo si presenta con un’architettura leggera e non monumentale, costituita da un’aggregazione di corpi squadrati che reinterpretano le strutture industriali preesistenti su ispirazione del tipico ambiente milanese che nasconde, dietro a facciate spente, spazi intricati e cortili interni. Tra i volumi rivestiti di zinco-titanio si eleva infatti in altezza una struttura in cristallo opaco dalla forma libera e organica che rompe la geometria e genera una piazza coperta illuminata anche di notte. Di fatto il rapporto interno-esterno è invertito e la forza del progetto risiede negli spazi di connessione tra la nuova architettura organica e i blocchi parallelepipedi, centrando il tema comunicativo dell’introspezione nel contrasto tra linee e curve, le prime a protezione delle seconde.

 

Vista del complesso dall’ultimo piano © Diletta Bracchini

 

 

 

La piazza coperta dalla forma organica © Diletta Bracchini

 

 

 

Pianta del piano primo

 

 

 

Pianta del piano terra

 

 

L’edificio si sviluppa su tre piani, occupa una superficie di 17.000 mq e presenta una grande flessibilità di circolazione, sia verticale che orizzontale. L’accoglienza al piano terra ricalca il carattere di sobrietà del luogo (pannelli lignei MDF rivestono le pareti), ma si è subito attratti dalla scala centrale, realizzata in pietra nera, che conduce con grande stupore alla vera hall dell’edificio ideata come luogo di incontro fra le culture e la comunità: è lo spazio fluido e luminoso dell’Agorà, il corpo quadrilobato a forma di fiore realizzato con una struttura in acciaio e rivestito da un vetro opalino. (Leggi i dettagli strutturali)

 

Hall di ingresso al museo © Diletta Bracchini

 

 

 

La scala in pietra conduce all’Agorà © Diletta Bracchini

 

 

 

L’Agorà © Diletta Bracchini

 

Il pavimento dell’intero complesso purtroppo non è all’altezza dell’edificio e rappresenta il motivo della discordia fra il comune e l’architetto, che insiste affinché il pavimento sia al più presto ripristinato. Al posto del basaltino di Viterbo, scelto da Chipperfield, è stata utilizzata una pietra lavica conservata male prima della sua applicazione e posata per 5.000 mq senza tener conto delle venature del materiale, con macchie e scheggiature.

 

Un dettaglio del pavimento macchiato © Diletta Bracchini

 

 

Il Museo delle Culture offre alla città una molteplicità di proposte culturali distribuite con chiarezza al visitatore: al piano terra si dispongono, da destra verso sinistra, il Mudec Design Store, la biglietteria e il guardaroba, l’accesso alla retrostante area del deposito, della biblioteca e degli uffici, la sala Forum delle Culture, la sala conferenze polifunzionale, l’aula didattica e il Mudec Bistrot; al piano primo l’esposizione museale, l’auditorium (un teatro da 300 posti) e il bookshop si sviluppano attorno all’Agorà a partire da un corridoio distributivo che segue da una parte l’andamento organico della piazza e dall’altra introduce alle sale, ambienti rettangolari di diverse dimensioni e altezze. Al terzo piano trova posto il Mudec Club, l’attico ristorante con vista sul complesso industriale, che insieme al Mudec Bistrot e al Mudec Design Store potenzia il distretto della moda, del design e del food di Tortona.

 

L’aula didattica © Diletta Bracchini

 

 

 

Il Mudec Bistrot © Diletta Bracchini

 

 

 

 

Il corridoio distributivo che introduce alle esposizioni © Diletta Bracchini

 

 

L’auditorium © Diletta Bracchini

 

Non sarà solo un museo, ma una città della cultura in grado di intrattenere eventi più ampi che completeranno la proposta culturale come il Mudec Academy con una serie di master, il Mudec Junior dedicato a laboratori per i più piccoli, la Biblioteca con attività didattiche e diversi workshop di lavoro nel Forum delle Culture. Complice la gestione in partnership tra pubblico e privato, che unisce il Comune di Milano (direttore scientifico) con il Gruppo 24 ore (responsabile delle mostre e degli eventi).

Qualche curiosità? L’immagine coordinata del Mudec, progettata dallo studio FM di Milano, ha una propria identità e ricalca la testimonianza dell’alfabeto dei segni di ogni cultura. Una M zoomorfa e cornuta muta le sue sembianze seguendo le contaminazioni degli alfabeti indiano, arabo e giapponese, mentre l’idea delle icone funzionali scaturisce dalle pitture rupestri agli albori della civiltà. I colori forti e contrastanti, magenta, turchese, viola e oro ripercorro la storia dei popoli.

 

Estratti dell’immagine coordinata 

 
 

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