Com'è la Dacia Arena dell'Udinese, lo Stadio Friuli 2.0 | Architetto.info

Com’è la Dacia Arena dell’Udinese, lo Stadio Friuli 2.0

Completato per i 100 anni dell’Udinese Calcio, ammoderna il vecchio Friuli ridimensionandolo e non consumando nuovo suolo. Realizza una struttura multifunzionale per attrarre 365 giorni l’anno con le partite e 20.000 mq destinati a ristorazione, centro medico e museo dello sport

© Elio Meroi
© Elio Meroi
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Candidato all’edizione 2016 del premio Stadio dell’anno, promosso da StadiumDB.com, il progetto di trasformazione dello stadio Friuli di Udine, completato nel 2016 in corrispondenza dei 100 anni di vita dell’Udinese Calcio, ha consegnato alla città e ai tifosi della sua squadra un complesso moderno, rinnovato e multifunzionale, la Dacia Arena.

La formula che l’ha reso possibile, un partenariato pubblico privato che si conferma sempre di più come migliore soluzione per riqualificare strutture pubbliche che necessitano di continue manutenzioni e ammodernamenti ormai impossibili da sostenere per le casse demaniali, è per molti versi simile a quella che a Torino ha permesso lo smantellamento del vecchio, e poco funzionale, Stadio delle Alpi e la realizzazione del moderno Juventus Stadium, che dal 2011 ospita le partite casalinghe della più che blasonata squadra cittadina. L’operazione, oltre a segnare il recupero di una struttura divenuta vetusta molto presto, ha segnato l’inizio di un processo di riqualificazione dell’area all’estrema periferia nord-ovest del capoluogo piemontese che si è esteso alla limitrofa area della Cascina Continassa con il progetto del JVillage.

Su questa scia, la nascita della Dacia Arena, che, nonostante polemiche sulla liceità dell’abbandono della denominazione storica giunte anche in consiglio comunale, prende il nome da uno sponsor che ha confermato il proprio sostegno all’Udinese Calcio fino al 2020, è la concretizzazione del secondo progetto italiano di recupero privato di uno stadio che è passato attraverso la stipula di una convenzione tra la municipalità di Udine e la società calcistica cittadina, che ha finanziato l’operazione con 35 milioni. L’idea di rinnovare in modo definitivo lo stadio Friuli prende concretamente corpo nel 2012, al termine di un percorso che negli anni più recenti aveva portato la società a modificare un complesso di proprietà comunale già pagando gli interventi di tasca propria. La necessità era quella di trasformare una struttura funzionante dal 1976, vecchia ma non troppo, già adeguata e ammodernata molte volte, per cui il Comune bandisce una gara comprendente i lavori, che avrebbero dovuto svolgersi a stadio aperto e funzionante, e la successiva gestione di un edificio dato in concessione per 99 anni. La gara, con un solo partecipante, viene aggiudicata al raggruppamento costituito da Udinese Calcio e dall’associazione temporanea formata da Area Progetto Associati, Cooprogetti e ing. Marco Armeni.

Il progetto impostato segue la strada già tracciata, che interviene in modo sostenibile sull’esistente, non consuma suolo libero e attua un complessivo ridimensionamento attraverso la demolizione e ricostruzione di parte delle strutture e la riqualificazione dell’altra. La capienza dello stadio si è infatti quasi dimezzata, portando i posti a sedere dagli originari 41.000 agli attuali 25.000 e rendendola più a misura della città e della squadra. Importanti modifiche, con impatto sia sulle dimensioni del complesso che sulle percezioni interne degli spazi, sono state apportate a livello dell’area di gioco, dove il campo, è stato “avvicinato” alle tribune grazie all’eliminazione, come già avvenuto a Torino, della pista di atletica (che ha permesso di avere poco più di 5 m tra terreno di gioco e la prima fila di seggiolini) e non sono state posizionate barriere divisorie tra spettatori e giocatori. Il progetto mantiene e conferma l’impostazione parzialmente ipogea originaria di una struttura che posiziona il campo al di sotto della quota dell’intorno, continuando a permettere alla presenza dello stadio di essere meno impattante per gli elevati più ridotti.

 

L’intervento sulle tribune, in cui tutti i posti a sedere sono coperti, ha permesso di realizzate la trasformazione più significativa e visibile della vecchia struttura, cambiandone in modo deciso la volumetria e le forme. In corrispondenza della tribuna ovest, sempre protetta dall’immodificata e caratteristica copertura a vela inclinata sostenuta dai due grandi archi parabolici impostati su pilastri inclinati, è stato impostato un restyling delle gradonate, dove sono stati montati nuovi seggiolini colorati a ribalta, ed è stata realizzata una serie di skybox privati ai livelli superiori. Gli altri settori (le curve nord e sud e la tribuna distinti di fronte alla ovest) sono nuovi: la loro completa sostituzione ha infatti permesso la riduzione e l’avvicinamento del campo. Sono impostati su strutture prefabbricate in cemento armato e coperti da una pensilina che, in parte metallica e in parte traslucida per aumentare l’ingresso della luce naturale, è definita da una successione di grandi travi metalliche prefabbricate.

Contemporaneo e tecnologico, l’involucro esterno è costituito da una pelle pressoché ininterrotta di acciaio inox i cui elementi romboidali in rilievo hanno guadagnato alla Dacia Arena il soprannome de “il diamante”.

La realizzazione del nuovo modello di stadio si concretizza nella multifunzionalità e nella capacità di attrazione della struttura 365 giorni all’anno: oltre alle aree istituzionali e di rappresentanza al servizio della squadra e dei suoi ospiti e l’utilizzo, consolidato per la tipologia costruttiva ma non scontato dopo la firma della convenzione che consegna la struttura in mani private, per concerti all’aperto (ha già ospitato, tra gli altri, quelli di Vasco Rossi, Ligabue, AC/DC e Bruce Springsteen), la Dacia Arena contiene 20.000 mq di spazi distribuiti su tre livelli che accolgono ristorazione, un centro medico e il Museo dello sport friulano e della squadra.

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