Com'e' la nuova sede della Fondazione Prada a Milano, firmata Oma | Architetto.info

Com’e’ la nuova sede della Fondazione Prada a Milano, firmata Oma

Dal 2 maggio la nuova Fondazione Prada ha arricchito l'offerta di Milano di spazi per l'arte e la promozione culturale, a firma di Oma. Il nostro punto di vista sul progetto

wpid-26975_FondazionePradaPhotoBasPrincen.jpg
image_pdf

La nuova sede di Fondazione Prada, antenna principale che si affianca alla sede veneziana nella settecentesca Ca’ Corner della Regina affacciata sul Canal Grande, è operativa su progetto di Oma dal 2 maggio presso la fermata ferroviaria di Porta Romana, nel comprensorio sud di Milano a pochi minuti a piedi da piazzale Lodi.

A Milano lo scenario è diverso: quartiere di espansione a vocazione un tempo industriale, in parte trasformato e in parte degradato, in attesa di riqualificazione. Un contributo, fin dalla sistemazione delle pertinenze stradali esterne, sembra giungere da quest’intervento, localizzato nell’ex distilleria Società Italiana Spiriti. Un comparto quadrangolare di 19.000 mq, chiuso su ogni lato da edifici o muri e con un unico ampio accesso pedonale e carraio, destinato a funzioni espositive (in parte ospita opere d’arte collezionate dalla proprietà) e di promozione culturale, completato da servizi quali biblioteca, ludoteca, bar.

Varcata la soglia del recinto, ci si trova in una cittadella dell’arte che vive della dialettica tra edifici e spazi aperti, così come tra vecchie e nuove costruzioni.

Il progetto di Oma – Rem Koolhaas non pretende di ricondurre a unità un presunto omogeneo passato industriale; anzi, esalta le differenze e i contrasti, rivelando un approccio estremamente eclettico che snocciola una sorta di repertorio di possibilità e un catalogo di forme, materiali, ecc.

Ci si muove infatti tra sette edifici preesistenti (tendenzialmente, tranne il Deposito, la Cisterna e la Haunted House, bassi fabbricati di inizio Novecento a padiglione o a navata unica) combinati a tre nuove costruzioni: Podium, Cinema e Torre (quest’ultima ancora in cantiere).

L’eclettismo assunto a metodo progettuale permette, nel caso degli edifici recuperati, la convivenza del restauro filologico di elementi formali e apparecchi murari con sistemi di rinforzo statico giustapposti (tutti i profilati in acciaio e i sistemi di controvento sono visibili e verniciati in arancio vivo) e con finiture provocatoriamente lussuose (come la patina di rivestimento della Haunted House, interamente in foglia d’oro).

In maniera simile, i nuovi volumi “confliggono” con le preesistenze nelle dimensioni, negli accostamenti e nei punti di contatto (il più possibile limitati) e, ovviamente, nelle forme e nei materiali. 

Photograph by Bas Princen, Courtesy of Fondazione Prada

Photograph by Charlie Koolhaas, Courtesy of OMA

Su tutti, il volume del Podium, destinato a principale sala espositiva per le mostre temporanee: in struttura di acciaio, con la sala a livello terra totalmente libera da supporti e completamente vetrata, sollevata su un basamento in pannelli modulari in schiuma di alluminio: una novità che conferisce un ennesimo tocco di lusso, tanto straniante quanto kitsch. Ma lo straniamento è assai ben percepibile anche nel fronte metallico specchiante del volume del cinema (con copertura piana a giardino arbustivo inaccessibile), esito di una demolizione e ricostruzione che, sull’altro fronte, è invece in parte mimetica.

Photograph by Bas Princen, Courtesy of Fondazione Prada

O, ancora, nelle differenti soluzioni di rivestimento degli spazi esterni, tutti molto riusciti e curati: blocchi in porfido, blocchetti in legno, cementi, asfalti, gomma, grigliati metallici.

Photograph by Bas Princen, Courtesy of Fondazione Prada

D’altronde, l’attenzione ai dettagli è cifra distintiva di tutto l’intervento, certo non realizzato in economia di risorse. Ne è prova l’allestimento del Podium: un sistema flessibile e modulare basato su grandi lastroni marmorei orizzontali posati su pannelli stratificati di acrilico, che permette a piacimento di movimentare in verticale la superficie; un vero e proprio podio, funzionale sia all’alloggiamento di opere d’arte sia a fungere da pavimento gradonato per il pubblico che direttamente può “confrontarsi” con esse.

Photograph by Bas Princen, Courtesy of Fondazione Prada

Imperdibile, poi – per chi non soffra gli ambienti underground -, una visita ai bagni principali, ricavati sottoterra in corrispondenza dei servizi di biglietteria e guardaroba: esperienza altrettanto straniante per il fatto di trovarsi all’interno di vere e proprie gabbie tridimensionali, illuminate da sola luce artificiale, totalmente realizzate in grigliati metallici; assenti anche le maniglie, per non inficiare la purezza stereometrica optical.

In ogni caso, un primo positivo esito sembra già riscontrarsi. Il bar (arredato da Wes Anderson con gusto vintage anni sessanta assai posticcio e superficiale) è molto frequentato, anche indipendentemente dalle attività della cittadella, mentre i residenti del quartiere paiono apprezzare le istanze di riqualificazione legate all’intervento.

I crediti del progetto

Progettisti incaricati: Rem Koolhaas, Chris van Duijn

Capo progetto: Federico Pompignoli

Progetto preliminare: Sam Aitkenhead, Doug Allard, Andrea Bertassi, Aleksandr Bierig, Eva Dietrich, Paul-Emmanuel Lambert, Jonah Gamblin, Takuya Hosokai, Stephen Hodgson, Jan Kroman, Jedidiah Lau, Francesco Marullo, Vincent McIlduff, Alexander Menke, Aoibheann Ni Mhearain, Sophie van Noten, Jan Pawlik, Rocio Paz Chavez, Christopher Parlato, Ippolito Pestellini Laparelli, Dirk Peters, Andrea Sollazzo, Michaela Tonus, Jussi Vuori, Luca Vigliero, Mei-Lun Xue

Progetto definitivo: Anna Dzierzon, Jonah Gamblin, Ross Harrison, Hans Hammink, Matthew Jull, Taiga Koponen, Vincent Konate, Andres Mendoza, Susanan Mondejar, Vincent McIlduff, Sasha Smolin, Michaela Tonus

Construction Documentation: Katarina Barunica, Marco Cimenti, Cecilia Del Pozo Rios, Anita Ernodi, Felix Fassbinder, Peter Feldmann, Siliang Fu, Romina Grillo, Jonah Gamblin, Clive Hennessey, Taiga Koponen, Roy Lin, Debora Mateo, Vincent Mc Ilduff, Andres Mendoza, Arminas Sadzevicius, Magdalena Stanescu, Lingxiao Zhang

Construction Administration: Mateo Budel, Marco Cimenti, Andrea Giovenzana, Nicolas Lee, Victor Pricop, Pawel Panfiluk

L’autore


Luca Gibello

Si laurea presso la Facoltà di Architettura di Torino nel 1996 e consegue nel 2001 il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Luca Gibello svolge attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia ed è stato docente presso il Politecnico di Torino di Storia dell’architettura contemporanea e Storia della critica e della letteratura architettonica. Dal 2004 è caporedattore de “Il Giornale dell’Architettura”, mentre da settembre è titolare del corso di Architettura dei rifugi alpini presso la facoltà di Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento. Autore e co-autore di libri e saggi, ha svolto il coordinamento scientifico-redazionale del Dizionario dell’architettura del XX secolo (a cura di Carlo Olmo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2003). Nel 2011 pubblica il libro Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi, primo studio sistematico sul tema e dal 2012 è presidente della neocostituita associazione Cantieri d’alta quota.

Copyright © - Riproduzione riservata
Com’e’ la nuova sede della Fondazione Prada a Milano, firmata Oma Architetto.info