Coop Himmelb(l)au firma il Musee des Confluences di Lione | Architetto.info

Coop Himmelb(l)au firma il Musee des Confluences di Lione

Ultimo tassello in ordine temporale del megaprogetto che sta trasformando Lione, il Musee des Confluences e' stato progettato dalla cooperativa di architetti austriaci Coop Himmelb(l)au

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È stato finalmente inaugurato, dopo 4 anni di lavori conseguenti a un arresto del processo nel 2007, l’atteso Musée des Confluences progettato dallo studio austriaco Coop Himmelb(l)au vincitore del concorso internazionale lanciato nel 2001 dal Conseil Géneral du Rhône.

Il museo è, in ordine temporale, l’ultimo tassello del Projet Confluence, l’imponente piano di rigenerazione urbana fra i più importanti a scala europea, avviato dalla città francese alla fine degli anni novanta del Novecento che sta cambiando radicalmente l’aspetto del quartiere sorto a sud della penisola lionese posizionata alla confluenza dei fiumi Saona e Rodano da lungo tempo consacrato all’industria e ai trasporti. Il piano prevede la realizzazione in più fasi di abitazioni, uffici pubblici e privati e aree per il terziario, un centro commerciale e nuovi spazi di connessione pubblica che hanno attirato i progetti di molti grandi nomi dell’architettura nazionale e internazionale, tra cui Christian de Portzamparc (autore della nuova sede della Regione del Rhône-Alpes completata nel 2010), Massimiliano Fuksas, Mvrdv, Erick van Egeraat (coinvolti nei lotti A, B e C del megaporgetto aperti nel 2011 lungo la nuova darsena), François Grether e il paesaggista Michel Desvigne (autori della nuova “place nautique” lungo la Saona terminata nel 2011).

A fine 2014 è quindi arrivato il turno di Coop Himmelb(l)au e del nuovissimo Musée des Confluences, che espone i più di 2 milioni di oggetti costituenti le collezioni di storia naturale, antropologia e storia della Terra interpretando la richiesta della committenza di un edificio dall’architettura “forte e originale che fosse in connessione con il progetto intellettuale e concettuale del museo”.

A metà strada tra la matericità del mondo minerale e delle rocce e la leggerezza e trasparenza dell’aria, il progetto ricorda una grande astronave atterrata sul suolo lionese attorniata da un’area verde di collegamento con il suggestivo paesaggio circostante, la punta della penisola all’incrocio dei due fiumi.

Si sviluppa all’interno di due parti, il Cristallo e la Nuvola, entrambi sorretti da un basamento di cemento armato che si inserisce per due piani sottoterra e, su 8.700 mq complessivi, comprende due auditorium, tutti i locali tecnici a servizio del museo e gli spazi per l’accesso e l’accoglienza e spazi a disposizione per l’organizzazione di eventi e conferenze.

Al di sopra, il Cristallo e la Nuvola.

© Coop Himmelb(l)au

Il Cristallo è il punto di accesso del pubblico al museo e si estende per 1.900 mq al di sotto di una complessa cupola di vetro e metallo alta 40 m climatizzata sia d’estate che d’inverno da pannelli radianti e brise-soleil. All’interno, il Gravity Well centrale è il suggestivo punto un cui la complessa copertura si deforma e tocca il terreno deformata come fosse attirata all’interno di un buco nero. Ha doppia valenza, strutturale perché aumenta la stabilità dell’insieme, ed estetica, come punto in cui l’architettura si fa elemento scultoreo.

Con i suoi 10.900 mq, la Nuvola è chiusa da un involucro rivestito interamente da pannelli di acciaio inox sorretta da una struttura metallica. Accoglie le sale espositive distribuite su quattro livelli con diverse funzioni: mostre temporanee e laboratori al primo, esposizioni permanenti e aule dedicate alla didattica al secondo, amministrazione e altri spazi a disposizione dell’esterno al terzo e caffetteria e terrazzi al quarto e ultimo.

L’autore


Laura Milan

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino dal 2006, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio architetture rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino e Giulietta Fassino.

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