Dalla luce nuova forza: il museo dell'energia | Architetto.info

Dalla luce nuova forza: il museo dell'energia

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Progettato dallo studio di Girona Arquitecturia, il museo vicino a Tarragona è come avvolto da lunghi telai verticali di acciaio verniciato nero, caratterizzato da un’alta finestra che interrompe la continuità dell’edificio e comprende una fila centrale di spazi a doppia altezza.

Due terrazze curve sezionano la pianta rettangolare dell’edificio per creare le due pareti concave rivestite in policarbonato traslucido. Le luci all’interno del museo fanno sì che queste due pareti emettano un candido bagliore dopo il tramonto.

Il museo, che si sviluppa interamente sull’unico piano terra, ad eccezione di alcune sale più piccole, contiene una sala espositiva, una sala conferenze e sale riunioni, tutte accessibili dal foyer nella parte anteriore dell’edificio.

Terra desertica, dove il paesaggio e l’edificato non sono in dialogo tra loro, semplicemente giustapposti, ma coesistono senza tensione. Qui, in questo luogo, la condizione del ‘confine’ è molto sentita. Scomoda, non c’è riparo. Tra il fiume Ebro e la topografia, tra l’industria e l’insediamento urbano. L’esigenza di ancorare il luogo è forte.

Nel territorio della pura astrazione, si inizia dunque con una griglia. Sul foglio bianco, un quadrato di 42 x 42, astratto, perimetro senza riferimenti. Sulla piazza, una griglia ortogonale, con un intervallo tra le righe che suona ‘AABAA’, e uno tra le colonne che dice ‘abaaba’.

Sulla griglia, B divide la piazza in due, tra lo spazio di ricezione e lo spazio della mostra; B articola, B è la circolazione e la transizione. ‘abaaba’ invece modula e ordina, pone le condizioni programmatiche. Ora il tipo ha perso la sua purezza originaria; ora emana un senso di appartenenza, intreccia astrazione e specificità.

X e Y non sono più assi, ma coordinate, sono due direzioni strutturali.

Est – ovest, il paesaggio, il fiume Ebro e la topografia.

Nord – sud, l’artificio, l’industria e la città di Ascò.

Dall’esterno verso l’interno, questa è la direzione del progetto. Il vuoto dell’esterno penetra nell’assenza dell’interno, crea spazi accidentali, sottrae materia. Il vuoto è l’assenza, così l’interno è rivelato.

La pelle esterna dell’edificio è in acciaio – sono perimetri regolari, densi, pesanti e precisi, e insieme ruvidi, scuri e freddi.

All’interno i rivestimenti sono in policarbonato, avvolgono la sottrazione dello spazio, creano tagli sinuosi di luce, che risulta eterea, morbida e liscia.
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