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Elemental realizzerà la nuova Art Mill Gallery di Doha

Dopo I. M. Pei e Jean Nouvel, anche Alejandro Aravena sbarca in Quatar e diventa parte di “2030 Qatar National Vision”, che sta trasformando Doha in una capitale internazionale dell’arte

© Malcolm Reading Consultants and Elemental
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Elemental, a capo di un gruppo di progettazione che comprende anche i tedeschi di Transsolar e Schlaich Bergermann (strutture), si è aggiudicato la vittoria del concorso internazionale di progettazione per la nuova Art Mill Gallery a Doha, in Qatar.

Promosso nel 2015 da Qatar Museum, il concorso si è svolto in quattro fasi che hanno portato in finale Elemental e i britannici Adam Khan Architects, ma non ha mancato di attirare, selezionandoli per la semifinale, grandi nomi del panromanza architettonico internazionale: dai giapponesi Atelier Bow-Wow e junya.ishigami + associates, ai turchi Emre Arolat Architecture, dagli spagnoli Mangado & Asociados agli statunitensi Rice+Lipka Architects, fino a Rpbw.

Il progetto di realizzazione dell’Art Mill Gallery è, in ordine temporale, l’ultimo tassello della “2030 Qatar National Vision”, l’imponente progetto di sviluppo promosso attraverso Qatar Museum che vorrebbe trasformare Doha in una capitale internazionale dell’arte. E che negli ultimi dieci anni ha portato in Qatar l’architetto statunitense Ieoh Ming Pei, progettista con Jean-Michel Wilmotte del Museum of Islamic Art (MIA) aperto alla fine del 2008, e il francese Jean Nouvel, a cui è invece stato affidato il National Museum of Qatar, attualmente in costruzione.

Il nuovo spazio destinato all’arte, il cui completamento è previsto per il 2022 (anno in cui il paese ospiterà i mondiali di calcio), sorgerà su un lotto di 83.500 mq complessivi, non lontano dal MIA di Pei e collocato all’interno di un’area storicamente destinata allo stoccaggio e alla lavorazione del grano, che comprende il complesso dei Qatar Flour Mills. Importante nodo nel Golfo Persico, il porto di Doha era infatti il punto di arrivo di carichi che venivano immagazzinati all’interno di grandi silos per poi essere trasformati in farine.

Oltre alle gallerie espositive, l’Art Mill Gallery comprenderà anche spazi per corsi, formazione ed eventi, un archivio e un magazzino per lo stoccaggio dei pezzi della collezione, il tutto al di sopra di un parcheggio sotterraneo. Il progetto prevede anche la sistemazione dell’area esterna, che diventerà uno spazio integrato in cui il nuovo museo, e il collegamento dell’edificio con l’intorno e il suo inserimento nel lungomare di Doha.

Anche in questa fase di sviluppo del progetto, molto preliminare, l’edificio è impostato per perseguire una strategia progettuale particolarmente attenta alla gestione dell’energia e alle istanze della sostenibilità, che creerà un edificio in grado di adattarsi a un clima non particolarmente clemente attraverso alte volumetrie dalla doppia funzione. Ispirate al passato, da una parte creano una connessione con la vocazione dell’area, mentre dall’altra sfruttano le loro altezze per lo smaltimento passivo dell’aria calda (sistema già applicato anche da TAMassociati nel piccolo ospedale pediatrico di Port Sudan).

Dopo la chiusura della Biennale di Architettura di Venezia 2016, e l’ubriacatura mediatica mondiale per il curatore di una delle più interessanti edizioni degli ultimi anni della mostra che nello stesso anno è diventato anche Premio Pritzker, l’attività di Alejandro Aravena e quella di Elemental si è un po’ ritirata dale luci della ribalta e, almeno secondo quanto riportato dalla stampa internazionale di settore, è stata, all’apparenza, un po’ meno intensa.

La vittoria in Qatar arriva dopo la pubblicazione de La Vivienda Incremental, che, sviluppando uno dei più noti progetti dello studio cileno, ha messo gratuitamente a disposizione i dwg di quattro abitazioni tipo, adattabili e realizzabili in autocostruzione, e il recente conferimento del Gothenburg Award for Sustainable Development, che la città svedese ha conferito ad Aravena per i suoi meriti nell’avere applicato nella progettazione “una filosofia mirata a rendere gli abitanti parte attiva nella soluzione dei problemi abitativi”. Nel 2016 lo studio è anche stato incaricato di impostare la nuova sede lisbonese della EDP (Energias de Portugal), che, prevista entro il 2020, dovrebbe affiancarsi all’edificio di Manuel Aires Mateus (completato nel 2015) e accompagnarsi a un albergo affidato a João Luis Carrilho da Graça, responsabile anche del progetto dell’area.

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