Elephant House: la nuova 'casa' degli elefanti dello zoo di Zurigo | Architetto.info

Elephant House: la nuova ‘casa’ degli elefanti dello zoo di Zurigo

Un guscio di legno, metallo ed Efte, progettato tramite Bim, copre il nuovo Kaeng Krachan Elephant Park dello zoo di Zurigo di Markus Schietsch Architekten

Foto: Andreas Buschmann
Foto: Andreas Buschmann
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Il Kaeng Krachan Elephant Park, completato su progetto dello studio dell’architetto zurighese Markus Schietsch, è un nuovo padiglione di legno massiccio, metallo, vetro ed EFTE recentemente aperto al pubblico nello zoo di Zurigo, prendendo il nome dall’omonima riserva naturale tailandese che il giardino zoologico elvetico contribuisce a mantenere. Qui, un guscio di 6.800 mq di superficie copre un ambiente protetto in cui sei elefanti, ma il numero è destinato a incrementarsi molto presto, vivono dalla metà di marzo in uno spazio sei volte più grande rispetto a quello che avevano a disposizione prima del suo completamento.

La casa degli elefanti, aggiudicata allo studio dietro vittoria di un concorso bandito dallo stesso zoo, si colloca in prossimità dell’aperta foresta pluviale Masoala, occupando insieme a questa una superficie complessiva di 11.000 mq. È un luogo in cui gli animali si muovono in un ambiente il più possibile congeniale alla vita in cattività, inserito dentro spazi che richiamano il loro habitat naturale nella vegetazione e nelle rocce ma anche nella presenza di ampie vasche con l’acqua da cui gli elefanti possono essere visti dai visitatori anche da prospettive sotterranee. S’inserisce inoltre all’interno di un più ampio rinnovamento che nei prossimi anni creerà un’intera area dedicata alla savana africana nella parte orientale del giardino zoologico.

Fin dalla proposta di concorso i progettisti, supportati dalla collaborazione con gli strutturisti di Zurigo Walt + Galmarini, hanno deciso di affrontare in modo innovativo e tecnologico le necessità poste dall’intervento, in primis la realizzazione di una copertura dalle ampie dimensioni, facendo largo uso di sistemi di progettazione parametrici e Bim per la gestione delle varie fasi di un progetto particolarmente complesso sia dal punto di vista strutturale che costruttivo.

Il padiglione è infatti formato da un guscio in legno dai contorni ondulati che copre uno spazio di 85 m di luce e si poggia, senza sostegni intermedi, su 276 pilastri in legno e calcestruzzo armato a inclinazione variabile posizionati lungo il perimetro e collegati inferiormente da un cordolo di cemento.

Il guscio è composto da una stratificazione di materiali e livelli che raggiunge lo spessore di 90 cm. La più consistente, che dà la portanza per sua stessa forma, è costituita da tre strati di legno Clt (Cross Laminated Timber) posati piani al di sopra di casseforme e travi-centina curve che hanno tracciato in negativo l’andamento finale dell’intradosso di una superficie poi curvata in cantiere tramite un complesso sistema di tiranti metallici ancorati a un cordolo ed elementi perimetrali in cemento.

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Schema strutturale della copertura realizzato con il software Allplan Engineering

Gli strati di legno sono realizzati dall’unione di 600 elementi predimensionati e pretagliati di forma diversa e dimensioni variabili (tra i 3 e i 4 metri di larghezza e i 10 e i 20 metri di lunghezza) composti a loro volta ciascuno da tre strati di legno. Per dare maggiore stabilità e rigidezza alla costruzione in fase di cantiere e curvatura del guscio, solo i livelli più esterni erano già realizzati con le finestre, mentre il più interno era inizialmente pieno e continuo. Protetto dall’acqua da uno strato isolante di Epdm, è stato completato esternamente da una finitura di pannelli di LVL (Laminated Veneer Lumber).

 

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Foto: Andreas Buschmann

La luce filtra all’interno del padiglione attraverso 271 aperture a soffitto chiuse da 2.100 mq di leggeri cuscini pressurizzati in Efte trasparente, le cui forma e distribuzione irregolari contribuiscono a creare il particolare effetto fitomorfo di una copertura che, nelle intenzioni dei progettisti, voleva essere evocativa della natura senza tradurne in modo diretto gli elementi, lasciando filtrare i raggi del sole come se attraversassero il fitto di una foresta.

Tutti i principali impianti, soprattutto per la fondamentale climatizzazione, sono collocati in appositi locali ricavati nel sottosuolo e realizzati in cemento armato. Il calore arriva dalla rete di teleriscaldamento dello zoo collegata a un impianto centrale alimentato a cippato. La gestione delle acque, per irrigare la vegetazione, alimentare le piscine e inumidire la sabbia, sfrutta la grande superficie offerta dal guscio di copertura, dove un apposito sistema di raccolta le rende disponibili.

La progettazione architettonica e strutturale, ma anche l’ingegnerizzazione degli elementi costitutivi e la gestione del cantiere di una struttura complessa che richiedeva precisione millimetrica, è stata possibile solo ricorrendo alla modellazione parametrica integrata dalla realizzazione di modelli reali in scala, all’utilizzo di sistemi Bim e di macchine a controllo numerico per la produzione degli pezzi da assemblare.

Architetti: Markus Schietsch Architekten
Committente: Zoo Zürich AG
Costo: 57 milioni di franchi svizzeri
General planner: cga gmbH, BGS Architekten
Gestione: Fischer Architekten, BGS Architekten
Paesaggista: Eugster Landschaftsarchitektur,
Vetsch Partner Landschaftsarchitekten
Strutture: Walt + Galmarini
Technical Services: TriAir Consulting AG, Jona
Impianti elettrici: Schmidiger + Rosasco
Light design: Bartenbach Lichtlabor
Legno e soluzioni di facciata: Arge Elefantenpark Holzbau, Implenia Schweiz AG Holzbau, Strabag AG Holzbau, Merk Timber GmbH, Züblin Holzingenieurbau
Cuscini Efte: Vector Foiltec GmbH

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